Cossiga (PDL): no all’estensione ai militari delle norme a sostegno della maternità/paternità

famiglia-feliceRoma, 2 apr – La Commissione Difesa ha ripreso la discussione, sospesa dall’aprile del 2009, del DDL 1281 che prevede l’estensione al personale militare, delle norme a sostegno della maternità e della paternità previste dal TU contenuto nel DLGS 151 del 2001.
Il Sottosegretario alla Difesa, Cossiga, ha osservato che lo schema normativo potrebbe dare luogo ad una serie di problemi per l’Arma dei Carabinieri, stante la sua capillare presenza sul territorio e sarebbe poi necessaria un’armonizzazione con la disciplina vigente per la PS.

Le disposizioni- ha aggiunto – dovrebbero essere riviste consentendo l’efficacia solo tra appartenenti alla stessa Forza armata ed escludendo la possibilità di assegnare il personale ad altre amministrazioni. E’ stato fissato al 14 aprile il termini per la presentazione di emendamenti o ordini del giorno.

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L’on. Giuseppe Cossiga (PDL)

La questione è di notevole importanza perchè permetterebbe ai militari, così come previsto per tutti i cittadini, di presentare istanza per l’assegnazione temporanea del genitore con figli di età inferiore ai tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa. Il tentativo di non estendere la norma anche ai militari, in ragione di asseriti “problemi” per l’amministrazione, è di particolare gravità in quanto la famiglia è tutelata dalla nostra costituzione, anche quella dei militari ai quali chiediamo sacrifici enormi ma poi, con una notevole faccia tosta, li priviamo dei fondamentali diritti umani, come quello di crescere una famiglia.

Se la privazione del diritto a sostenere la paternità/maternità è a malapena tollerabile per un uomo, diventa invece un fardello insostenibile per una mamma soldato.

Tutto ciò non ci sorprende, è delinea sempre più chiaramente la politica repressiva sul piano dei diritti dei militari, che questa maggioranza ha sempre perseguito.

A ciò si deve aggiungere una particolare avversione dell’Arma dei carabinieri alla materia citata, se si considera il ricorso in appello al Consiglio di Stato contro la decisione del TAR Lazio che aveva dato ragione ad un carabiniere che si era vista rigettata una istanza intesa ad ottenere il riconoscimento delle norme richiamate dall’articolo. L’Arma dei carabinieri ha giustificato il suo diniego in ragione del “particolare status giuridico rivestito dagli appartenenti ad essa (all’Arma, ndr)”. Insomma, i militari sono “specifici” sostiene l’Arma e, in generale, l’Amministrazione militare, come sancito anche recentemente dall’emanazione di una norma di legge che proclama la cosiddetta “specificità” degli appartenenti al comparto Sicurezza e Difesa.

Qualora sussistessero ancora dubbi, questa è la prova provata che la cosiddetta “specificità” è una fregatura colossale per i militari, che furono allettati da questa chimera dai soliti volponi che promettevano sontuosi aumenti di stipendio. Naturalmente mai arrivati e che mai arriveranno.

Ecco quindi che i “nostri ragazzi”, come li chiama La Russa, sono buoni solo quando devono farsi ammazzare in qualche paese lontano oppure in un conflitto a fuoco se appartengono alle forze dell’ordine. Quando si parla di diritti, per carità, che se ne stiano zitti e buoni e non avanzino pretese assurde, come quella di essere considerati cittadini come gli altri.

 

Per un approfondimento, si rimanda ad un nostro precedente articolo nel quale, l’ottimo avvocato Giorgio Carta non ha esitato a bollare la “specificità” come norma “pericolosa e liberticida”.

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