Consiglio Supremo della Difesa: tempestiva ridefinizione dei contingenti

Consiglio-Supremo-DifesaRoma, 6 lug – “Di concerto con le istituzioni internazionali” e tenendo conto “degli sviluppi sul terreno”, si può ipotizzare una “ridefinizione” dei contingenti militari italiani impegnati nelle missioni all’estero. E’ la conclusione cui è giunto il Consiglio supremo di Difesa, riunitosi oggi al Quirinale sotto la presidenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Alla riunione hanno preso parte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, il Capo di Stato Maggiore della difesa, generale Biagio Abrate, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, il Segretario del Consiglio supremo di difesa, generale Rolando Mosca Moschini. Il Consiglio ha fatto il punto della situazione internazionale, esaminando gli impegni operativi delle Forze Armate nei diversi teatri e la possibilità di una loro “ulteriore qualificazione che consenta al nostro Paese di mantenere, anche a fronte di una ridotta disponibilità di risorse finanziarie, il ruolo cruciale che esso attualmente svolge a sostegno della sicurezza e della stabilità internazionale, in risposta a minacce, rischi e responsabilità cui l’Italia non può sottrarsi, ma che deve concorrere ad affrontare anche a tutela dei propri interessi strategici”.

Il Consiglio, “nel rivolgere il proprio apprezzamento e partecipe omaggio ai militari e civili italiani impegnati con convinzione e spirito di sacrificio nelle missioni internazionali”, ha convenuto sull’opportunità di procedere, “di concerto con le Istituzioni internazionali e tenuto conto degli sviluppi sul terreno, ad ogni possibile ridefinizione dei nostri contingenti. La ricerca di soluzioni concordate -si legge nella nota- sarà ponderata e tempestiva”. Il Consiglio ha inoltre esaminato lo stato della cooperazione internazionale in materia di sicurezza e difesa, “verificando le opzioni percorribili per realizzare concretamente, in seno alle Organizzazioni Internazionali e innanzitutto in seno all’Unione europea, le economie di scala e strutturali necessarie per far fronte efficacemente e a costi sostenibili alle crescenti esigenze di governance globale”. “Nella medesima prospettiva, è stata evidenziata la necessità che, per eliminare fonti di spesa non strettamente rapportabili all’assolvimento dei compiti primari dello strumento militare, si porti avanti concretamente e si intensifichi il processo di razionalizzazione delle Forze Armate”. Il Consiglio supremo di Difesa tornerà a riunirsi il prossimo 23 novembre.

Le missioni militari italiane costano 900 milioni di euro. La scheda

Sono poco più di 7.000 i militari italiani impegnati in 29 missioni all’estero, che costano complessivamente circa 900 milioni di euro. Gli stanziamenti sono determinati dal decreto legge 228 del 29 dicembre 2010 e riguardano il primo semestre di quest’anno: la copertura finanziaria è di 754 milioni di euro. Si è poi aggiunta a marzo la missione Unified Protector in Libia, i cui fondi – per tre mesi – sono stati fissati in 150 milioni di euro. E’ quella in Afghanistan la missione più costosa: per mantenere i 4.200 militari italiani presenti (è il contingente più numeroso impiegato all’estero), sono stati stanziati ben 380,7 milioni di euro. Segue quella in Libia, che vede coinvolte sette basi aeree, 12 aerei e quattro navi. C’è poi Unifil in Libano, dove il contingente nazionale è di 1.780 persone ed il costo ammonta a 106 milioni di euro. Infine, tra le missioni più consistenti, ci sono quelle nei Balcani, dove si trovano 650 militari italiani che “costano” 35,7 milioni di euro. Stanziamenti meno onerosi sono poi stati destinati ad una serie di altre missioni minori: dall’operazione antipirateria nelle acque della Somalia a quella in Iraq, dall’Albania al Darfur.

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