Berlusconi temporeggia sul voto: elettori nauseati

fini-berlusconiRoma, 29 set  – “Andare a votare ora, come vorrebbe Bossi, non si può, anche i nostri elettori sono infastiditi, nauseati da questo spettacolo. Non fanno più distinzioni: ci serve tempo per recuperare”. Silvio Berlusconi ha confidato due sere fa al telefono qual è il suo vero timore. I sondaggi – scrive Francesco Bei sulla REPUBBLICA – danno il Pdl in caduta, il partito del non voto è di gran lunga in testa. “Mi serve più tempo”. Da questa paura nasce anche l’improvviso cambio di rotta imposto dal premier sulla questione di fiducia. La questione è stata sviscerata in lungo e in largo, ma alla fine, nel lungo vertice di ieri pomeriggio a palazzo Grazioli, la fiducia è sembrata l’unica strada per uscire dall’angolo.

“Se mettiamo la fiducia nessun altro potrà presentare risoluzioni”, ha spiegato il ministro Elio Vito. Un problema centrale, visto che i finiani, l’Udc e l’Mpa di certo avrebbero votato un proprio documento, battezzando di fatto la nascita del terzo polo. “Finiremmo per sembrare una delle tre minoranze in Parlamento”, ha protestato il Cavaliere nella riunione, “serve invece una cosa limpida, senza imbrogli: da una parte il governo, di là tutti gli altri”. Fiducia dunque, a costo di fare un favore ai finiani, che in questo modo riusciranno a tenere coperte le divisioni al loro interno. Ieri, al pranzo nella sede di Farefuturo, Fini ha potuto misurare quanto siano grandi le distanze fra i “filogovernativi” (Ronchi, Viespoli, Moffa, Menia) e gli “autonomisti”. Sono volate parole grosse fra i due gruppi, ma alla fine il presidente della Camera è riuscito a far passare una linea comune: “Berlusconi la maggioranza senza di noi non ce l’ha. L’unico grande favore che non possiamo fargli è dividerci al nostro interno. Da domani invece sarà chiaro a tutti che, se vuole governare, deve dipendere da noi, altrimenti è finito”. Sembra che, al termine di una discussione “molto franca”, anche i filogovernativi abbiano preso atto dell’inevitabile: il partito di Fini, tempo due mesi, si farà. “Trovato l’accordo sulla necessità di fare il partito e sulla difesa di Fini dalle aggressioni – spiega Fabio Granata -, su tutto il resto ci possono essere sfumature tattiche diverse. Ma l’unità interna è salva”.

Quanto ai numeri, i finiani sono convinti che la maggioranza (sottratti i voti di Fli e Mpa) si fermi a 313-314 voti, quindi sotto la soglia minima di 315. Ma, dall’altra parte della barricata, Ignazio La Russa scommette sul contrario: “Saremo di più anche senza i finiani. Anche se, scegliendo di mettere la fiducia, rinunciamo a qualche voto in libertà che sarebbe arrivato da chi era fino a poco fa all’opposizione”. Nel vertice Pdl gli uomini dei numeri (La Russa, ma soprattutto Verdini) hanno immaginato una forchetta dai 317 fino addirittura a 324 voti. La conta è decisiva sul piano dell’immagine, anche se nessuno si illude di poter davvero governare con questi margini. Ieri sono arrivati 5 transfughi dell’Udc, l’ala cuffariana che non ha mai digerito il sostegno di Casini a Lombardo. Ma il leader dell’Udc in questi giorni non è rimasto con le mani in mano. Consapevole dell’imminente scissione siciliana pilotata dal Cavaliere, Casini si è buttato a capofitto in un’aggressiva azione di controguerriglia. “Domani è il compleanno di Berlusconi, si aspetti da noi un bel regalo”, ha promesso misterioso il capo centrista. Il “regalo” sarebbero 5 deputati sottratti al Pdl, uno schiaffo pari a quello ricevuto”. (Il Velino)

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