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Iscrizione dei militari ai partiti politici: generale dei CC minaccia sanzioni. Il PSD: sarà denunciato

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logo-PSDRoma, 2 lug - pubblichiamo di seguito un comunicato stampa giunto dalla Segreteria politica del Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa.
Roma, 2 luglio

Il segretario politico


Ho letto con un certo sconcerto le fantasiose affermazioni di tal generale dei Carabinieri Massimo Iadanza, relativamente al diritto di iscrizione dei militari ai partiti politici. In una missiva inviata al Consiglio Intermedio di rappresentanza, l'ufficiale, citando con un corsivo virgolettato una frase che egli attribuisce al Gabinetto del ministro della Difesa, afferma che "l'iscrizione ai partiti politici, ancorchè - in sè - non vietata, è da intendersi assorbita dal divieto di esercizio di attività politica".


Difficile trovare una tale concentrazione di falsità e di manipolazioni della realtà in una sola frase!


Innanzi tutto, il Generale - bontà sua - dovrebbe sapere e far sapere ai sottoposti che il diritto di iscrizione ai partiti politici è sancito dalla Costituzione per tutti i cittadini (militari inclusi) e può essere abolito solo con una legge ordinaria dello Stato che, per inciso, non esiste e non è mai esistita. In mancanza di tale legge nessuna norma e nessun regolamento, può assorbire un diritto costituzionalmente garantito.


Questo se lo segnino bene il generale e tutti i membri del Gabinetto del ministro, La Russa in testa.


Ma la tracotanza del generale sembra non conoscere limiti. Si legge infatti nella missiva che "la sola presenza di un certo numero di militari tesserati di un partito potrebbe consentire di argomentare in ordine all'espressione di preferenza politica nella Compagine militare". Siamo grati al generale per l'uso del condizionale, perchè altrimenti ci dovrebbe spiegare come fa a conoscere il numero dei tesserati militari nei partiti politici italiani e, soprattutto, qual'è il suo personale metro di valutazione politica in ordine al tesseramento dei carabinieri. Deciderà lui qual'è la quota di tessere oltre la quale si passa da un'adesione legittima ad un partito "all'espressione di preferenza politica della Compagine militare"? E poi siamo decisamente curiosi: tutti i carabinieri che si sono iscritti ad un partito hanno mandato al generale una lettera per informarlo?


Ma il prosieguo della lettera dell'alto ufficiale assume toni che non esito a definire di gravità inaudita. Si legge infatti che "è, dunque, comportamento suscettibile di assumere rilievo sotto il profilo disciplinare, per violazione, fra tutte, della fattispecie regolata dal n°9 dell'allegato "C" al D.P.R. n. 545/86".


Si passa quindi dalle stravaganti interpretazioni di norme costituzionali alla minaccia diretta di gravi sanzioni disciplinari, segnatamente quella fattispecie punibile con la consegna di rigore.


Informiamo da subito il generale Iadanza del fatto che il PSD assumerà ogni iniziativa giudiziaria-politica volta a stigmatizzare l'arbitrarietà delle sue dichiarazioni, nonchè a sottoporle al vaglio della magistratura penale ordinaria e militare, affinchè verifichi la sussistenza delle minacce e delle intimidazioni - nemmeno tanto velate - nella lettera da lui inviata al Consiglio Intermedio di Rappresentanza, organo che rappresenta migliaia di militari.


Dal punto di vista squisitamente politico, poi, la missiva del generale Iadanza esprime tutta la preoccupazione degli stati maggiori (maggiori di chi?, verrebbe da dire) per la nascita e lo sviluppo, finalmente, di un vero collettivo politico come il PSD, che legittimamente rappresenta i bisogni non solo del personale che indossa una uniforme (quindi dello stesso Iadanza), ma di tutti quei cittadini che si fidano di coloro che le regole le rispettano davvero.


E' opportuno a questo punto, per completezza di informazione, richiamare di seguito, in maniera analitica, le norme che regolano i rapporti tra militari e politica:


- Art. 49 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale


- Art. 98 della Costituzione: I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero. (come abbiamo accennato, mai nessuna legge è stata promulgata che vieti o limiti ai militari il diritto d’iscriversi ai partiti politici)


- Art. 6 L. 382/78: questo articolo, che a nostro avviso è stato scritto con perfetto buon senso, stabilisce al comma 1 che "Le Forze armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche". Ma quando il militare rappresenta le Forze armate? Lo stabilisce il successivo comma 2 il quale richiama il precedente art. 5 che recita:


a. svolgono attività di servizio;

b. sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;
c. indossano l’uniforme;
d. si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali


Quindi, il militare che NON sta svolgendo attività di servizio, NON si trova in un luogo militare o comunque destinato al servizio, NON indossa l'uniforme e NON si qualifica come militare (se sta svolgendo un compito di servizio), può liberamente partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché svolgere propaganda a favore o contro partiti,associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative, senza temere nessuna ripercussione in ambito disciplinare.

Giuseppe Paradiso

Leggi la lettera inviata dal generale Idanza al Consiglio Intermedio di Rappresentanza

(clic sull'immagine per il download)

iadanza_lettera

 

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