Mar07022012

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Paradiso (PSD): lotta alla disinformazione nostra priorità

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disinformazioneUpdate sui CFI. Roma, 28 apr - (di Monica Ferdinandi) "Fin dai prime riunioni 'costituenti' del partito sapevamo già che uno dei nostri compiti prioritari sarebbe stata la lotta alla disinformazione che serpeggia nel comparto Sicurezza e Difesa". Così Giuseppe Paradiso, Segretario del Partito per gli Operatori del Comparto Sicurezza e Difesa. "Decenni di volontaria disinformazione condotta in maniera subdola dai dirigenti del comparto ha costruito un castello di fandonie che ad un certo punto si è autoalimentato, passando di bocca in bocca anche tra le persone che le ripetevano in buona fede". "Di seguito fornirò alcune esempi, attualissimi, di disinformazione ma vorrei precisare che il travisamento della realtà attecchisce molto più facilmente in quei soggetti inclini alla pigrizia mentale, che appaltano i propri bisogni ad entità astratte le quali molte volte coincidono con i 'generatori' di frottole a tempo pieno"

Cos'è in pratica la disinformazione?

"La disinformazione è un'informazione falsa o inesatta che viene diffusa deliberatamente. Certe volte viene chiamata anche con il sinonimo di Black propaganda e non va invece confusa con l'informazione falsa o inaccurata in modo non intenzionale. Ci risulta ad esempio, che da quando è nato il PSD è in atto una vera e propria campagna disinformativa che ha per oggetto il rapporto tra militari, forze dell'ordine e politica. Gli anni hanno sedimentato la convinzione che queste figure professionali non possono svolgere un ruolo attivo in politica, ma tutto ciò è falso e troviamo conferma di ciò in tutti i testi normativi, a cominciare dalla Costituzione della Repubblica per finire nei regolamenti di disciplina".

"L’articolo 49 della Costituzione  sancisce il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". " Soltanto con apposita legge promulgata dal Parlamento si può limitare ai militari (ma anche ad altre categorie professionali) il diritto di iscriversi ai partiti politici. Tutto ciò è sancito dall'articolo 98 della Costituzione dove recita: Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero."

"Quello che la disinformazione si è affannata a propalare è stata propio la diceria secondo la quale esiste una legge dello Stato (o regolamento interno) che vieta ai militari e alle forze dell'ordine l'iscrizione ai partiti politici e qualunque forma di incarico all'interno di essi. Ovviamente si tratta di una grossolana bugia perchè non è stata mai emanata nessuna legge che statuisce questo divieto che quindi, al contrario, costituisce un diritto costituzionalmente garantito e tutelato".

E gli appartenenti alle Forze di Polizia?

"Anche gli appartenenti alle Forze di Polizia possono iscriversi ai Partiti Politici e, conseguentemente, ricoprire incarichi all’interno di essi. Ciò in quanto il divieto di iscrizione a partiti politici sancito per un solo anno dall’articolo 114 della legge di riforma n. 121 del 1° aprile 1981, è venuto meno in virtù della mancata conversione in legge del decreto legge del 3 maggio 1991 n. 41.
Va precisato, tuttavia, che, ai sensi dell’articolo 81 della medesima legge, gli appartenenti alle forze di polizia – allorché sono in servizio - debbono mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e non possono assumere comportamenti che compromettano l'assoluta imparzialità delle loro funzioni. Agli appartenenti alle forze di polizia è fatto divieto di partecipare in uniforme, anche se fuori servizio, a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche o sindacali."

E i regolamenti cosa dicono?

"In mancanza di una legge che vieti ai militari l'iscrizione ai partiti politici i regolamenti non possono riportare divieti che non esistono. Dato che l'argomento è inviso alla gerarchia si è trovato il modo di 'suggerire' al legislatore di usare una fraseologia volutamente contorta che ha l'effetto di lasciare con il dubbio chi vuole cercare in essi la risposta, e vale la pena chiarire una volta per tutte la questione"

"Gli articoli delle 'Norme di principio sulla disciplina militare' (Legge 382 dell'11 luglio 1978) sui quali si incardina la regolamentazione dei militari alle attività politiche sono due: l'articolo 5 (che stabilisce in quali occasioni il militare deve attenersi al regolamento) e il successivo articolo 6. Ma andiamo con ordine e leggiamo attentamente cosa recita l'articolo 5:

Art.5
Il regolamento di disciplina militare è emanato,in esecuzione della presente legge ed entro sei mesi dall'entrata in vigore della stessa,con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,su proposta del Ministro della Difesa, sentite le Commissioni permanenti competenti per materia delle due Camere.

I militari sono tenuti all'osservanza delle norme del regolamento di disciplina militare dal momento della incorporazione a quello della cessazione dal servizio attivo.

Il regolamento di disciplina deve prevedere la sua applicazione nei confronti dei militari che si trovino in una delle seguenti condizioni:

a)  svolgono attività di servizio;
b)  sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;
c)  indossano l'uniforme;
d)  si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali.


Quando non ricorrono le suddette condizioni,i militari devono essere comunque tenuti all'osservanza delle disposizioni del regolamento di disciplina militare che concernono i doveri attinenti al giuramento prestato,al grado,alla tutela del segreto e al dovuto riserbo sulle questioni militari, in conformità alle vigenti disposizioni di legge.


----- omissis ----

Appare evidente che il regolamento di disciplina non si applica per ogni attività della vita del cittadino-militare, ma soltanto quando si trova nelle condizioni specificate ai punti a), b), c) e d) (fatto salvo, ovviamente, i particolari obblighi derivanti dal giuramento e dalla tutela del segreto e del riserbo su questioni militari). Il punto d) in particolare specifica che quando un militare si qualifica come tale mentre sta svolgendo compiti di servizio, è sottoposto al regolamento di disciplina. Quindi non basta semplicemente qualificarsi come militare per essere sottoposto alla potestà del regolamento di disciplina, ma occorre che congiuntamente esso stia svolgendo dei compiti di servizio (si qualificano, in relazione a compiti di servizio....)"

"Il successivo articolo 6 stabilsce in quali occasioni ai militari è vietato fare attività politica. Leggiamolo:

Art.6

Le Forze Armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche.

Ai militari che si trovano nelle condizioni previste dal terzo comma dell' articolo 5 è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti,associazioni,organizzazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative.
I militari candidati ad elezioni politiche o amministrative possono svolgere liberamente attività politica e di propaganda al di fuori dell'ambiente militare e in abito civile, essi sono posti in licenza speciale per la durata della campagna elettorale.
Ferme le disposizioni di legge riguardanti il collocamento in aspettativa dei militari di carriera eletti membri del parlamento o investiti di cariche elettive presso gli enti autonomi territoriali,i militari di leva o richiamati,che siano eletti ad una funzione pubblica, provinciale o comunale, dovranno, compatibilmente con le esigenze di servizio, essere destinati ad una sede che consenta loro l'espletamento delle particolari funzioni cui sono stati eletti ed avere a disposizione il tempo che si renda a ciò necessario.


Cosa ci dice in pratica l'articolo 6? Che ai militari, solamente quando si trovano nelle condizioni previste dal terzo comma dell'art. 5

a)  svolgono attività di servizio;
b)  sono in luoghi militari o comunque destinati al servizio;
c)  indossano l'uniforme;
d)  si qualificano, in relazione a compiti di servizio, come militari o si rivolgono ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali.

è fatto divieto di svolgere attività politica. Se vogliamo dirla tutta questa è una norma dettata dal buon senso in quanto assicura l'estraneità delle Forze Armate alle competizioni politiche."

"Declinando l'art. 6 in forma positiva esso ci dice che un militare che non sta svolgendo attività di servizio, non si trova in un luogo militare o comunque destinato al servizio, non indossa l'uniforme e non si qualifica come militare (se sta svolgendo un compito di servizio), può liberamente partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni politiche ed amministrative.
Ovviamente nessun cenno viene fatto dal regolamento di disciplina sulla possibilità di iscrizione dei militari ai partiti politici, poichè sarebbe stato molto più difficile cavillare su questo semplice concetto e negare la pura e semplice verità: un militare può iscriversi tranquillamente ad un partito politico e fare attività all'interno di esso."

"Nonostante ciò, sembrerebbe che in alcune caserme dei carabinieri del cuneese, vi sarebbero state delle attività di istruzione nel corso delle quali il personale sarebbe stato informato circa l'impossibilità per i militari di iscrizione ai partiti politici (lucus a non lucendo). Ovviamente se tutto ciò corrispondesse al vero non ci stupirebbe, perchè siamo ben consci che l'esigenza di tenere costantemente disinformato il personale su questi argomenti sembra ancora essere un obiettivo strategicamente irrinunciabile per il controllo disciplinare dei sottoposti. L'aspetto divertente della vicenda è costituito dal fatto che i superiori gerarchici operano nella convinzione che nessun'altra fonte di informazione possa contrastarli, ma nell'era di internet questa è solo una pia illusione."

Ci sono altri esempi?

cfi"Si, e riguardano la Marina militare sulla nota questione dei compensi forfettari di impiego. Il mese scorso il Comandante in Capo della Squadra navale comunicava in via ufficiale (attraverso un tele-dispaccio ) che a causa dell'incapienza dei fondi nei capitoli destinati al pagamento del CFI, questi ultimi non sarebbero stati pagati. Adesso la disinformazione sta lavorando alacremente per far credere agli equipaggi che il "Signor CINC", evidentemente con un atto che ha il sapore della resipiscenza, si stia apprestando a disporre il pagamento dell'emolumento della discordia. La novità però in questo caso è che la disinformatija sta viaggiando sui più moderni canali telematici dove tramite email (il cui testo sarebbe stato letto al cospetto degli irritatissimi equipaggi) viene informato il personale dello scampato pericolo. Anche in questo caso non manca l'aspetto divertente. Sembrerebbe infatti che nel corpo dell'email vi sia un richiamo verso quei comandanti che non hanno saputo esercitare l'azione di ledearship nei confronti di quei pochi sediziosi che hanno fomentato il malcontento."

"La considerazione logica appare evidente: perchè affannarsi ad inviare email concialianti quando basterebbe un tele-dispaccio ufficiale per scrivere la parola fine su una vicenda incresciosa? Si vuole cercare a tutti i costi di scoraggiare il personale che intende intraprendere la via giudiziaria? Probabile, ma per combattere la disinformazione è sempre meglio non discostarsi dal buon vecchio adagio: carta canta e villan dorme." ico_commenti Commenta

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