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PSD, decreto "salva-liste": "cittadini usati come scudi umani a protezione degli abusi"

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logo-PSDRoma, 6 mar - No al sovvertimento delle regole democratiche, è quanto si legge in una nota diffusa dal partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa i quali, nonostante abbiano un candidato che concorre nelle fila del centro-destra, vogliono "giocare" pulito in questa competizione elettorale. “Il Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa - PSD è categoricamente contrario al decreto "salva-liste" approvato dal Governo e sorprendentemente controfirmato dal Presidente della Repubblica” – dichiarano Giuseppe Paradiso e Giorgio Carta, Segretario Politico e Presidente del PSD. “Cambiare norme giuridiche elettorali consolidate, ampiamente prestabilite ed uguali per tutti,  al solo fine di sanare la svista occorsa ad una specifica parte politica è totalmente inaccettabile ed illiberale. Aggiustare le regole del gioco durante lo svolgimento della partita è quanto di più anti-democratico e dispotico possa fare un Governo. Nonostante il PSD annoveri un candidato che, da indipendente, concorre nelle file del centrodestra, sia nel Lazio che in Lombardia, gli operatori delle forze dell’ordine ed i militari iscritti alla nostra formazione politica sono contrari a beneficiare degli effetti di tale decreto, in ossequio ai supremi principi di giustizia e di legalità che intendiamo salvaguardare, anche nell’ipotesi che ci danneggino. Le donne e gli uomini in uniforme non intendono restare spettatori inerti e vogliono gridare il loro disappunto davanti a tale palese sfregio alle regole del vivere democratico. Il PSD contesta la natura di “decreto interpretativo” assegnata al provvedimento in questione, atteso che esso non interpreta, ma innova le norme elettorali che si assumono violate, al solo fine di riammettere una specifica parte politica alle elezioni regionali. Siamo certi – concludono i rappresentanti del PSD - che i cittadini elettori non intendono essere usati come scudi umani, a protezione dell'abuso perpetrata nel loro nome e, solo dichiaratamente, a loro favore”.

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