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Avvocato Carta: militari, attenti ai vaccini!

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vaccino-uomoRoma, 19 mar - In questi giorni, un sottufficiale dell’Aeronautica militare, è sottoposto ad un procedimento disciplinare di rigore e ad uno penale esclusivamente per aver negato il consenso ad un ciclo di vaccinazioni impostegli dai superiori. Solo per aver esercitato tale diritto, quindi, un cittadino in uniforme, con un eccellente curriculum e padre di famiglia, rischia ora un anno di carcere per “insubordinazione aggravata e continuata”.

Questa storia, farsesca e tragica allo stesso tempo, rivela chiaramente l’anacronismo ed i paradossi dell’organizzazione militare italiana, ancora permeata di principi ottocenteschi che confondono il concetto di inferiore di grado con quello di inferiore tout court.

Nel caso in esame, si staglia un’Amministrazione che (a parole) ha così a cuore la salute del dipendente da imporgli un trattamento sanitario contro la sua volontà e che - sempre per il suo bene - non esita a mandarlo in galera se non acconsente spontaneamente. Potremmo considerarlo un umoristico eccesso di premure, ma è ben altro.
Quando ho assunto la difesa di questo coraggioso militare, mi ero illuso che sarebbe bastato accennare pubblicamente ad una vicenda così assurda per far sì che la stampa nazionale gridasse allo scandalo e svergognasse una nazione che si vanta di essere l’ottava potenza mondiale, ma poi considera i propri cittadini in divisa dei sudditi. Quegli stessi cittadini in divisa che, peraltro, invia in missione all’estero nientemeno che ad “esportare democrazia”!
Mi ero clamorosamente sbagliato. La stampa, infatti, sempre disponibile ad tartassarci con i particolari anatomici delle soubrette del festival di Sanremo, non ha ritenuto, però, opportuno informare i cittadini dell’indecenza di un processo penale contro un cittadino reo solo di aver rifiutato un trattamento sanitario che ritiene pericoloso per la propria salute.

Questo surreale silenzio mediatico, lungi dallo scoraggiarmi, mi ha indotto ad approfondire la questione ed a scoprire una realtà che mi era sostanzialmente ignota, nonostante mi occupi di militari da anni.
 
Per semplificare la questione, che meriterebbe ben più lunghe ed approfondite trattazioni, va detto che:

  1. in base all’articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge. In altre parole, solo tramite una legge (od atto normativo ad essa equiparato: decreto-legge o decreto legislativo), può imporsi a taluno un trattamento sanitario che egli non voglia ricevere. Gli obblighi vaccinali dei militari sono imposti da meri decreti ministeriali, quindi non sono vincolanti ed è legittimo rifiutarli;
  2. i prodotti vaccinali garantiscono un notevole business alle case farmaceutiche che li forniscono;
  3. i vaccini sono molto contestati sul piano scientifico e, da decenni, sono sospettati di essere la causa – o la concausa - di tragiche malattie che hanno colpito un numero statisticamente spropositato di militari;
  4. l’ordine militare è normalmente un atto perentorio ed incondizionato. Stranamente (ma non casualmente), però, ai militari sottoposti a vaccinazione viene fatta sottoscrivere una previa dichiarazione di consenso, che ha lo scopo di esonerare l’Amministrazione da ogni responsabilità.


Le concomitanza anomala di questi elementi (quando si è mai visto un ordine militare da eseguire previo consenso?) mi ha condotto alla scoperta di numerosi studi e documenti pubblici, tutti accessibili in rete, del cui contenuto voglio sinteticamente rendervi edotti, per contribuire a diffondere la necessaria consapevolezza e sensibilità al problema.
Innanzitutto, va rilevato che la stessa Direzione generale della sanità militare del Ministero della difesa, il 15 luglio 2010, ha bandito un concorso per il reperimento di un progetto di ricerca sulla “sicurezza, immunogenicità ed efficacia” delle vaccinazioni anti-infettive. In altre parole, lo stesso Ministero della difesa si interroga sulla sicurezza dei vaccini, ma, frattanto, li impone ai militari, sanzionando gravemente chi vi si oppone.

Inoltre, al militare da vaccinare viene imposta la sottoscrizione di una “scheda anamnestico-informativa” con la quale questi dichiara “di essere stato adeguatamente informato in merito alle pratiche vaccino profilattiche programmate”. Ma quale “adeguata informazione” può essere fornita al militare se è lo stesso Ministero a dubitare dei possibili effetti della vaccinazione?

La verità è che, con la sottoscrizione della scheda anamnestico-informativa, si fa attestare al militare che “in ogni caso, non esistono controindicazioni alla somministrazione simultanea di vaccini diversi né evidenze scientifiche contrarie alla somministrazione di più vaccini diversi in tempi ristretti”. La sottoscrizione di siffatta dichiarazione ha l’unico scopo di scaricare la responsabilità di ogni possibile effetto dannoso del vaccino sul solo militare.
Un domani, infatti, quel documento attesterà la sua consapevole, spontanea ed informata decisione di sottoporsi al trattamento in questione.

Ciò sarebbe legittimo se la sottoscrizione della dichiarazione fosse libera e rimessa alla autonoma decisione dell’interessato, ma accade, invece, il contrario. Infatti il sottufficiale dell’Aeronautica è oggi sotto processo proprio per essersi rifiutato di sottoscrivere tale assunzione di responsabilità.

Ciò che è grave, però, è il fatto che – allo stato della scienza - non è affatto possibile affermare che  “non esistono controindicazioni alla somministrazione simultanea di vaccini diversi né evidenze scientifiche contrarie alla somministrazione di più vaccini diversi in tempi ristretti”, come i militari sono invece costretti a dichiarare per iscritto.
Va altresì evidenziato che, da ormai tre legislature, opera una Commissione parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, in relazione all'esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno. La lettura dei verbali delle sedute è molto istruttiva perché rivela che, in realtà, l’85 per cento dei militari che hanno contratto gravi malattie non è mai uscito dai confini nazionali per partecipare alle missioni di pace. Per tale motivo, è lecito ipotizzare che le cause di tali patologie nulla abbiano a che fare con l’eventuale esposizione con l’uranio impoverito (seduta Commissione n. 23 del 9 marzo 2011).

Secondo i verbali della Commissione, tutti reperibili in rete, “è del tutto lecito ritenere che lo spettro dell’uranio impoverito sia servito in realtà a celare pericoli non meno gravi per la salute, tra i quali vanno annoverate senza dubbio le vaccinazioni plurime”.
L’ex ministro della difesa Arturo Parisi – si legge ancora nel verbale del 9 marzo 2011 – riferì alla Commissione che “nel periodo 1996-2006, 1247 militari mai recatisi all’estero per missioni internazionali di pace si sono ammalati, a fronte di 255 militari che hanno contratto patologie tumorali e che risultavano impiegati in missione di pace; l’allora direttore generale della sanità militare, generale Martines, parlò di 1802 casi di tumori insorti complessivamente nel personale militare delle quattro Forze Armate, nel periodo dal 1995 al 1997. Di questi 1802 casi – precisò lo stesso generale Martines – 1600 erano da riferirsi a militari che non avevano messo piede nei teatri operativi esteri”.
Questi dati, già in sé tragici ed allarmanti, sono purtroppo approssimati per difetto, in considerazione del fatto che numerosi militari non rivelano il proprio stato di salute o lo scoprono solo dopo il congedo. Io stesso ho personalmente assistito due militari che hanno contratto un tumore ed hanno preferito non rivelarlo all’Amministrazione per timore di essere congedati: un vero dramma nel dramma.

La lettura degli ulteriori atti della Commissione parlamentare dimostrala necessità di capire che cosa accomuna i militari ammalatisi che non si sono mai recati in missione all’estero (la maggior parte) e coloro che vi si sono recati, diversamente “non può escludersi il rischio che i militari diventino vere e proprie cavie sulle quali sperimentare la maggiore o minore dannosità di nano particelle di diversa dimensione”.

In conclusione, mi sento di raccomandare a tutti i militari di tener presente che:

  1. ad oggi, gli effetti della somministrazione ravvicinata dei vaccini sono ancora in gran parte sconosciuti, ma sono talvolta associati all’insorgere di gravissime malattie, anche letali;
  2. nessuna legge impone ai militari di sottoporsi a vaccinazione contro la loro volontà;
  3. anche i militari che non sono stati in missione all’estero, possono aver contratto malattie a causa del servizio e devono, pertanto, far accertare scrupolosamente le cause della loro patologia.


Nessuno vi informerà di questo argomento, onde è necessario darvi la massima diffusione.

Giorgio Carta

 

GrNet intende informare e fare luce sul grave problema della vaccinazione dei militari italiani. A tale scopo, nel nostro forum è da oggi attiva una speciale sezione dedicata ai VACCINI, aperta al contributo di tutti.

L’Avvocato Giorgio Carta fornirà i necessari chiarimenti giuridici, ma confidiamo di avvalerci presto anche del contributo di esperti scientifici.
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