Venezia: monta la polemica per la “censura” sul film di Nassiriya

20sigarette1Venezia, 5 set  – (dell’inviato Francesco Gallo) Le dichiarazioni di Aureliano Amadei regista di “20 sigarette” sulle ventilate pressioni del ministero della Difesa per dare uno stop al suo film hanno montato una piccola polemica che ha coinvolto il sottosegretario alla Difesa Crosetto, Marco Intravaglia, figlio del brigadiere Domenico morto nella strage di Nassiriya del novembre del 2003, uno dei produttori Claudio Bonivento e Luciano Sovena di Cinecittà Luce. ”Volete una notizia? Eccola. Mi è stato detto che recentemente persone vicine al ministero della Difesa hanno chiesto ai genitori delle vittime di protestare per bloccare il mio film. Per fortuna io che conosco molti di loro mi hanno detto che lo vedranno prima di giudicare”. Così aveva detto Amadei all’incontro stampa oggi al Lido facendo riferimento alle vittime della strage di Nassiriya del 12 novembre 2003 in cui lui stesso è stato l’unico civile sopravvissuto alla strage in cui persero la vita 19 italiani. Da allora per Amadei c’è stato prima un libro, appunto “20 sigarette”, e poi il film omonimo passato oggi nella sezione Controcampo Italiano dove ha accolto alla prima stampa 14 minuti di applausi. Il film, distribuito da Cinecittà Luce, con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli racconta la storia vera del regista, che nel film si chiama Aureliano, un ventottenne anarchico e antimilitarista, precario nel lavoro che riceve l’offerta di partire subito per lavorare come aiuto regista in un film da girare in Iraq, al seguito della “missione di pace” dei militari italiani. Nonostante le critiche degli amici, della sua compagna-amica Claudia (Crescentini) Aureliano parte.

20sigaretteSi ritrova in quel mondo militare dove incontra un’umanità inaspettata, al seguito di Stefano Rolla (Colangeli) il regista che lo ha coinvolto in un film da girare. Aureliano non fa in tempo a finire un pacchetto di sigarette che si ritrova nel mezzo dell’attentato alla caserma di Nassiriya del 12 novembre 2003. Unico civile sopravvissuto alla strage. Ma nel film molte sono le denunce più o meno velate alla missione italiana in Iraq. ”I militari – dice nell’incontro stampa ufficiale al Lido – mi hanno subito ammonito che in Italia non si sapeva nulla e che avrei sentito molte cose inaspettate su questa guerra che non è altre che una delle tante guerre invisibili che continueranno ad esserci”. Per quanto riguarda le notizie omesse nei tg in cui si parla nel film, spiega il regista: ”ci sono state molte notizie omesse nelle settimane successive all’attentato e sui notiziari un ‘orgia di retorica non ha permesso agli italiani di riflettere più a fondo sulla verità mentre si è continuato a parlare di un’infinta serie di missioni di pace”. E continua Amadei al Lido con bastone (a Nassiriya gli si è polverizzato una caviglia, perforato un timpano ed è stato colpito da centinaia di schegge che sono ancora nel suo corpo, Ndr) ”sono successe diverse cose strane come quando i carabinieri rimasti feriti dicevano peste e corna di quello che era accaduto, ma poi si sono trovati costretti a leggere un dispaccio del ministero della Difesa”.
Comunque da parte del regista neppure troppa voglia di essere indulgente con i molti militari di cui è diventato amico:”certo anche lì c’erano i figli di mign…, i guerrafondai, i fascisti, gli arrivisti, i finti eroi (un altro tema affrontato in 20 Sigarette)”. Comunque ”essere stato a Nassiriya ti fa capire come quella fosse una situazione di guerra. Ora – conclude Amadei – mi stupisce che nel caso delle missione in Afghanistan si parli apertamente di una missione di guerra e nessuno si stupisce o spaventa. Se si può ammettere questo vuol dire che oggi è anche peggio di allora.

Da parte dei vertici del ministero della Difesa ”non c’e’ stata alcuna pressione” sui familiari delle vittime della strage di Nassiriya. Così il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto ha replicato in una nota alle parole del regista Aureliano Amadei. ”Sono sicuro – dice Crosetto – che nessuna persona vicino al ministro abbia fatto pressioni sui familiari delle vittime. Se poi uno dei 300mila militari ha detto qualcosa questo non lo so e non lo posso sapere. Ma il ministero, nei suoi vertici non ha fatto nulla”. ”Nessuno dal ministero della Difesa mi ha contattato e, da quello che so, nessuna delle famiglie dei carabinieri morti nell’attentato ha ricevuto pressioni”. E’ quanto invece dice Marco Intravaglia, figlio del brigadiere Domenico morto nella strage di Nassiriya del novembre del 2003. E distanze dalle dichiarazioni di Amadei la prendono il produttore Bonivento e Luciano Sovene amministratore delegato di Cinecittà luce che distribuisce il film.(ANSA)

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