Ustica: gen. Tricarico, una “manina” insiste sulla tesi del missile

dc9-itaviaL’ufficiale: fu una bomba a bordo. Roma, 16 giu – ”Lo Stato dovrebbe risarcire chiunque subisca un danno o perda un congiunto per un incidente aereo del quale non si conoscano le cause. E’ questa l’apparente e logica conseguenza della sentenza con la quale il tribunale civile di Palermo ha attribuito al ministeri dell’Interno, Difesa e Trasporti una sorta di responsabilità oggettiva per non aver impedito la tragedia di Ustica e non aver garantito la sicurezza aerea la notte del 27 giugno 1980”. E’ quanto sostiene, in un’intervista all’ANSA, il generale Leonardo Tricarico, fino al 2006 Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, e precedentemente Consigliere Militare del Presidente del Consiglio, a proposito della recente sentenza dei giudici palermitani. Tricarico ha sempre ritenuto che l’esplosione sia stata determinata dallo scoppio di una bomba a bordo, circostanza che – a suo parere – emerge da più evidenze oggettive. ”Non conoscendo le motivazioni della sentenza – dice il generale Tricarico – è impossibile capire se si tratti di un problema di ‘safety’ (cioe’ di cause tecniche) o di ‘security’ (ossia di una volontà dolosa, terroristica o di altro tipo). E’ comunque importante non dimenticare che la tragedia di Ustica è stata oggetto del piu’ dettagliato processo penale della storia italiana, che in tutti i tre gradi di giudizio ha smentito tutte le ipotesi – quasi sempre fantasiose o inventate – che hanno intossicato la pubblica opinione rendendo oggi difficile sintetizzare l’accaduto anche a chi, come me, lo ha seguito con attenzione in ogni fase”. Tricarico ricorda che quello che per brevità si può chiamare il “partito del missile” ha sempre voluto spiegare la morte di 81 persone innocenti ”con un’azione di guerra non dichiarata durante la quale un caccia avrebbe lanciato un missile aria-aria contro il velivolo civile. Negli anni questo missile fantasma è stato lanciato di volta in volta indifferentemente da un aereo italiano, libico, israeliano, statunitense e ora francese. Mi sono spesso chiesto come mai non sia stata considerata l’ipotesi che a sparare sia stata una nave, certamente un’ipotesi meno folle dato che ancora oggi il traffico marittimo sfugge ai controlli rigorosi ai quali è da sempre assoggettato quello aereo”. ”Il rispetto della magistratura, al quale tutti a parole si rifanno – dice Tricarico – impone invece di accettare quanto è stato accertato in tutti i gradi di giudizio. E’ bene ricordare che, a fronte di decine di imputati per varie ipotesi di reato connesse al caso Ustica, non vi è stata alcuna condanna ma, al contrario, una messe di assoluzioni con motivazioni che hanno sistematicamente smentito le ipotesi asservite alla tesi del missile “nascosto” in qualche modo dai militari. Come dice in sentenza la Corte d’Assise d’Appello di Roma, si tratta della “trama di un libro di spionaggio ma non di un argomento degno di una pronuncia giudiziale”. Bisogna ricordare – sottolinea l’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica – che, appena investito del caso, il giudice istruttore Priore nominò una commissione tecnica composta dai massimi esperti internazionali, scelti esclusivamente fuori dai Paesi sospettati di coinvolgimento. ”Dopo anni di lavoro – sottolinea Tricarico – i tecnici di Priore stabilirono trattarsi di una bomba. Vale la pena di riportarne le esatte parole: “Questa caduta è stata il risultato di un grave danno strutturale provocato dalla detonazione di una carica esplosiva dentro la toilet posteriore”. Già al primo vaglio dei pubblici ministeri l’ipotesi del missile parve tanto

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Il generale Leonardo Tricarico

inconsistente da essere esclusa con frasi inequivocabili. L’esame di tutti gli atti processuali non permette ancora oggi di comprendere perchè‚ il giudice istruttore abbia scelto di ignorare le conclusioni della commissione da lui stesso nominata e dei suoi colleghi pubblici ministeri”. ”Il presunto nesso tra il DC-9 e il MiG caduto sulla Sila – dice poi Tricarico – è l’altro snodo cruciale della sceneggiatura, smentito in ogni grado di giudizio. Come ha sintetizzato nel 2003 il Gup Villoni di Roma, l’ipotesi del “collegamento diretto ed immediato tra la caduta del DC 9 e la caduta del MiG libico occorsa il successivo 18.7.80” è una “ricostruzione della vicenda soggettivamente operata dal giudice istruttore”. Queste conclusioni, ribadite in vario modo in tutti i processi, avrebbero dovuto essere la pietra tombale per il coinvolgimento del MiG che invece una “manina” nascosta continua a accreditare. Di fronte alla disinvoltura con la quale si continuano a ignorare le verità giudiziarie accertate, si distingue come atto di responsabile coraggio la constatazione della Corte d’Appello di Roma secondo la quale “vi sono solo deduzioni, ipotesi, verosimiglianze”, “non poteva non sapere”, “rilievi di ordine logico” ma nulla che abbia la veste non solo di una prova ma anche di un indizio”. ”La conclusione che oggi mi sento di trarre – dice il generale Tricarico – è che se non si fosse scelto di privilegiare la tesi fantasiosa del missile a scapito delle evidenze oggettive della bomba emerse in tutta la lunga indagine, forse lo Stato avrebbe da tempo saputo rispondere all’ansia di verità e giustizia delle famiglie delle vittime”. (ANSA) ico_commenti Commenta

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