URANIO: DOPO 11 ANNI RESPINTA CAUSA DI SERVIZIO A REDUCE SOMALIA

ROMA, 13 LUG – E’ arrivata dopo 11 anni la risposta, negativa, alla richiesta di causa di servizio avanzata dalla vedova del capitano Antonio Caruso, l’incursore del 9/o battaglione Col Moschin che nel 1991 partecipo’ all’evacuazione dell’ambasciata italiana in Somalia. Lo rende noto Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, un’associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate. ”Le norme attuali stabiliscono un termine di 30 giorni per accertare la dipendenza delle infermita’ da causa di servizio”, dice Accame, ma la moglie di Caruso ”avanzo’ la sua richiesta nel 1998”. Il capitano degli incursori ”nei 18 mesi passati in Somalia per l’operazione Restore Hope” svolse varie delicate e impegnative operazioni, ”per le quali – afferma Accame – ricevette due elogi dal comandante del Col Moschin, un encomio dal ministro della Difesa e un encomio solenne dal capo di Stato maggiore dell’Esercito; infine, gli fu assegnata la Croce di bronzo al merito dell’Esercito”. ”Il capitano Caruso – sottolinea il presidente dell’Anavafaf – ha operato in Somalia senza alcuna protezione nei riguardi dell’uranio impoverito: si e’ ammalato di tumore ed e’ deceduto. Avrebbe dovuto essere considerato come una ‘vittima del dovere’ per eccellenza, per le azioni compiute ad alto rischio in un ambiente inquinato dall’uranio impoverito. Ma il ‘Comitato di Verifica’ – conclude Accame – ha deciso di non concedere la causa di servizio asserendo che il caso ‘non e’ riconducibile alle particolari condizioni ambientali e operative’. Sembra incredibile”. (ANSA)

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