Unità d’Italia. Il 17 marzo i dipendenti pubblici in ferie forzate ma a spese loro

unita-150Roma, 5 mar – (di Roberta Della Maggesa) Che fossero sinceramente animati da spirito patriottico, oppure semplicemente allettati dalla prospettiva di un giovedì di riposo, quando hanno saputo che avrebbero pagato di tasca loro l’istituzione della Festa nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia sono andati su tutte le furie. E in men che non si dica si è scatenato un tam tam di contatti e telefonate, che ha coinvolto i delegati e le segreterie dei sindacati e ha raggiunto la nostra redazione.

La materia è di rilievo nazionale, ma i riflessi locali, in una città che conta oltre 10mila dipendenti del pubblico impiego, sono evidenti. Il Consiglio dei ministri, dopo mesi di pressione da parte di opposte fazioni, ha fissato una data per celebrare la ricorrenza del 150°. Tuttavia, nell’intento di evitare nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ha deciso che per quest’anno gli effetti economici previsti per la festività soppressa del 4 novembre non si applichino a questa ricorrenza, ma, in sostituzione, alla giornata del 17 marzo. L’esito è prevedibile: i dipendenti pubblici, in conseguenza dell’entrata in vigore del decreto legislativo dello scorso 22 febbraio, potranno celebrare in tutta comodità il loro senso d’appartenenza alla Nazione, ma si ritroveranno in ferie forzate, dovendo ‘sfruttare’ per l’occasione una delle quattro festività soppresse cui hanno diritto per contratto nazionale. Il provvedimento coinvolge tutti i dipendenti del pubblico impiego—Difesa, enti locali, ministeri, enti parastatali e scuola (con riferimento al personale Ata)—ma la questione è particolarmente sentita soprattutto tra i lavoratori della sanità.

Ieri mattina, infatti, i dipendenti dell’Asl 5 hanno scoperto che il 17 marzo dovranno usufruire ‘forzatamente’ di un giorno di ferie dalla lettura di una circolare aziendale. Ne è scaturito un tam tam di telefonate di protesta, che ha coinvolto delegati e segretari del sindacato. Una decina le chiamate arrivate anche alla sede de «La Nazione» da parte di lavoratori infuriati. «Prendiamo atto — ha commentato Luca Comiti, segretario provinciale della Cgil per la sanità—del fatto che il Governo ha deciso di far pagare ai lavoratori l’istituzione di una festa nazionale. Si tratta però di un’evidenza forzatura». Sulla stessa linea d’onda anche Fabio Cidale, segretario generale della funzione pubblica per la Cgil: «Il Governo con questo provvedimento ha voluto strizzare l’occhio al nazionalismo degli ex aennini, senza scontentare il secessionismo della Lega. Di fatto ha scippato ai lavori del pubblico impiego una giornata di ferie, intromettendosi in un contesto regolato da un contratto di lavoro nazionale». «Oltretutto — conclude Cidale — è mancata una corretta e tempestiva informazione». (La Nazione)

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