Tagli alla spesa pubblica: per il 47% degli italiani meglio farli alla Difesa e alla Giustizia

soldatiMai su Sanità, Scuola, Università e ricerca, Pensioni. Roma, 27 ott. – Secondo una nota diffusa da Acri, l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio , che ha presentato un’indagine sugli italiani e il Risparmio realizzata in collaborazione con Ipsos, i cittadini italiani hanno le idee chiare su cosa non taglierebbero mai: sanità (53% di citazioni), scuola, università e ricerca (34%), pensioni (33%), che si palesano come i tre capisaldi dello Stato.

Al contrario, se fossero costretti a scegliere cosa sacrificare al fine di ridimensionare le spese, taglierebbero soprattutto la Difesa (45%), le spese per la Giustizia (19%), la protezione dell’ambiente (18%).  In generale, i più (47%) ritengono che i tagli alla spesa inibiscano la crescita economica, mentre il 39% ritiene che la possano aiutare. E’ da sottolineare che la percezione degli Italiani rispetto ai tagli di spesa pubblica risente della valutazione che ci sia un palese distacco tra le intenzioni che li generano e gli effetti che ne derivano. Gli Italiani ritengono che i tagli di spesa pubblica nelle intenzioni del proponente sono spesso volti a una razionalizzazione e non a una riduzione dei servizi (il 59% ritiene siano volti a contenere gli sprechi, mentre solo il 36% ravvisa una volontà di ridimensionamento dei servizi).

Segnalano, però, che alla prova dei fatti i servizi sembrano ridursi senza una effettiva razionalizzazione (è così per il 76% degli Italiani contro il 20% che ritiene che i tagli abbiano ridotto sprechi e condotto a razionalizzare le spese) o un beneficio che sia per loro riscontrabile.

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