Strage di Ustica, Giovanardi: “fu una bomba, si cerchino responsabili”

dc9-itaviaBologna, 22 nov. – Nessuno scenario di guerra, nessun missile e nessuna ipotesi alternativa possibile (anche se c’è una indagine ancora in corso con rogatorie internazionali già avviate), compresa quella di un collassamento dell’aereo o di una quasi collisione in volo con altro velivolo, anche perchè non c’erano aerei vicini in un’area di centinaia di miglia. A causare la tragedia del DC dell’Itavia, partito da Bologna e precipitato nei mari di Ustica dopo essere esploso in volo il 27 giugno 1980, causando 81 vittime che ancora aspettano giustizia, fu una bomba, ovvero una esplosione interna. E’ la tesi rilanciata dalle ultime perizie, quelle successive al recupero dell’85% dei pezzi dell’aereo caduto in mare, ribadita dal Sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Carlo Giovanardi, venuto oggi a Bologna “per portare – spiega – un contributo per la verità alla strage di Ustica”, dopo le nuove polemiche e le diverse tesi uscite la scorsa estate in occasione delle celebrazioni del trentennale della strage. Giovanardi lo ha fatto prima con una conferenza stampa in Prefettura, assieme ai periti che hanno lavorato per cercare le cause della tragedia, rilanciando la tesi della bomba; poi, con una visita al museo della memoria di via Saliceto dove dopo il recupero dei rottami è stato ricostruito l’aereo della tragedia, già oggetto delle analisi dei periti a Pratica di Mare. Si è trattato di un momento particolarmente toccante al quale erano presenti anche alcuni familiari delle vittime, i fratelli Lachina di Montegrotto (Pd) che persero i genitori nella tragedia e che non hanno potuto trattenere la propria delusione per una verità definitiva che ancora oggi manca. Al fianco di Giovanardi, il presidente della commissione inchiesta su Ustica attiva dal ’90 al ’94 presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Aurelio Misiti, il vice presidente della commissione parlamentare stragi Ruggero Manca, il generale di Brigata dell’Aeronautica militare in congedo Enrico Pinto, il docente di storia aeronautica Gregori Alegi e l’ingegnere esperto e perito radarista Marco Giubbolini.

Misiti ha spiegato dove è stata collocata la bomba (nella toilette di coda), come è scoppiata, quali danni ha causato, quali tracce sono state trovate della bomba nei corpi delle povere vittime. Il problema allora, – ha incalzato Giovanardi – “è di andare a trovare chi ha messo la bomba, di dare giustizia alle vittime. Sono stato in aula a rispondere più volte a nome del Governo – ha proseguito il sottosegretario – questa mattina abbiamo portato dati ed elementi incontrovertibili, pronti al confronto se qualcun altro è in grado di portare elementi altrettanto incontrovertibili”. “Noi abbiamo dato tutte le risposte oggettive che poi sono state riscontrate non solo nei processi – ha spiegato dal canto suo Misiti – ma anche dalle indagini della Nato, se volete dalla commisione stragi e dall’Aeronautica militare italiana, che è una organizzazione seria e non fatta da delinquenti. Trovare i responsabili – ha incalzato – questo deve essere l’oggetto dell’ulteriore indagine, non di andare a rimuginare se è stato un missile o una guerra aerea. C’è una perizia tecnica – ha concluso- che si smentisce con un’altra perizia tecnica, non con le chiacchiere di qualcuno”. Anche per Giovanardi, oltre al top degli esperti internazionali in materia radaristica e ingegneristica, a sostenere la tesi della bomba ci sono le sentenze passate in giudicato dalla Cassazione (seppur relative ai depistaggi) e il lavoro della Commissione stragi. “Ma perchè solo oggi?”, è stato chiesto a Giovanardi. “Perchè con pazienza certosina – ha spiegato Giovanardi – per poter ribattere a tutto quello che è stato scritto nel trentesimo anniversario sui giornali, siamo andati a raccogliere tutta la documentazione della Nato, tutte le tracce radaristiche, tutte le perizie che sono state fatte; abbiamo chiesto a Misiti di intervenire e abbiamo portato delle prove incontrovertibili: questo è il dovere di un governo, se fa il suo dovere. Poi non si può dire che è uno scandalo se il Governo se ne interessa, e che è uno scandalo perche non se ne nè interessato: una delle due”. “E’ la prima volta che si parla di tutte le istituzioni, non di una – ha incalzato il vicepresidente della commissione parlamentare stragi Ruggero Manca – solo una istituzione, il giudice istruttore, ha parlato di uno scenario di guerra. Tutte le altre cinque hanno parlato di bomba”. (AGI)

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