Strage di Nassirya, Procura militare: sì ai risarcimenti per i famigliari delle vittime

Procuratore militare: “da tragedia greca la sentenza d’appello”. Roma, 30 nov – Sì ai risarcimenti per i famigliari delle vittime di Nassiriya. Lo chiede la Procura militare rappresentata da Francesco Gentile ai giudici della prima sezione penale della Cassazione chiamata a decidere se confermare o meno, ai fini civili, la sentenza della Corte militare d’Appello di Roma del 24 novembre 2009 che ha assolto il generale dell’Esercito Bruno Stano, condannato in primo grado dal gup del Tribunale militare di Roma a 2 anni di reclusione per non avere adottato tutte le misure necessarie alla difesa di base Maestrale, a Nassiriya, il quartier generale dei carabinieri devastato da un attentato suicida del 12 novembre 2003 nel quale morirono 19 italiani (12 carabinieri, 5 dell’esercito, 2 civili) e almeno 9 cittadini iracheni. La sentenza d’appello aveva inoltre confermato l’assoluzione già accordata anche in primo grado all’altro generale dell’Esercito Vincenzo Lops. La decisione di piazza Cavour, dal momento che in Cassazione non è stata impugnata dalla Procura, avrà un valore soltanto a fini risarcitori dal momento che i famigliari delle vittime di Nassiriya, a parte un indennizzo per le vittime del terrorismo, non hanno ancora ricevuto un euro di risarcimento.

Nella sua requisitoria il procuratore militare Francesco Gentile ha paragonato la sentenza della Corte militare d’appello ad una tragedia greca. «La sentenza – ha detto Gentile – cade in alcune contraddizioni e mi fa venire in mente le tragedie greche nel momento in cui si calava il “deus ex machina” per dire “sono Zeus, la responsabilità di tutto questo sfracello è mia”». Un parallelo che al procuratore serve per dire che «anche la fantasia più sfrenata di un dramma greco era comunque legata a canoni di logica». Una logica che, a modo di vedere di Gentile, nella sentenza d’appello non è stata rispettata. Da qui la richiesta della Procura militare di un annullamento con rinvio della sentenza d’appello. La Procura militare, però, ritiene legittima anche una questione di legittimità costituzionale sollevata dai difensori dei famigliari delle vittime di Nassiriya. La spiega l’avvocato Francesca Conte che difende la stragrande maggioranza dei famigliari: «tra il primo e il secondo grado – spiega la Conte – ci fu un blitz in Parlamento che modificò l’art. 260 del Codice penale militare (il reato di “distruzione colposa di opere militari” con cui si è modificata la precedente imputazione di “omissione di provvedimenti per la difesa militare”) di pace secondo il quale per i reati colposi si agisce solo davanti alla richiesta del ministero della Difesa». La modifica poi successivamente, come spiega la stessa Conte, è stata abrogata ma, come è emerso nel corso dell’udienza in Cassazione la richiesta del ministero della Difesa sarebbe stata fatta soltanto per il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, il colonnello rinviato a giudizio con il rito ordinario a differenza dei due generali che hanno scelto il rito abbreviato. (Adnkronos)

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