Strage di Nassiriya: 7 anni fa l’attentato ai militari italiani

Roma, 12 nov. – Sette anni fa, il 12 novembre 2003 un camion-cisterna davanti alla base italiana Msu dei Carabinieri scatena l’inferno: ci furono 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni, e 40 feriti. Tra le vittime italiane dodici erano carabinieri, cinque militari dell’Esercito e due civili di una troupe sul posto per girare un documentario. La base colpita a Nassiriya si trovava sulle rive del fiume Eufrate. Due palazzine in cui risiedono i carabinieri e i militari del contingente che fa parte dell’operazione “Antica Babilonia” vengono sventrate dalla violenta esplosione.

I militari colpiti fanno parte della Msu, l’unità multinazionale specializzata. Sono arrivati a Nassiriya il 13 giugno. Un camion forza il posto di blocco all’entrata della base e prosegue la sua corsa sino alla palazzina di tre piani che ospita il dipartimento logistico italiano. Sono passati sette anni, ma la ferita causata dall’attentato è ancora aperta: il 24 maggio scorso il tribunale militare di Roma ha assolto “perchè il fatto non costituisce reato” il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, accusato di non aver adottato tutte le misure di sicurezza necessarie alla difesa del quartier generale dell’Arma devastato dall’attentato suicida. Altri due imputati – i generali dell’Esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano – erano stati già processati ed assolti.

Poi c’è stato il libro e quindi il film “Venti sigarette”, di Aureliano Amadei, il giovane regista romano che ha scritto e diretto la storia autobiografica della sua esperienza come assistente alla regia per il documentario di Stefano Rolla sulla missione umanitaria italiana. E dove era riuscito a fumare solo le “20 sigarette” del titolo, anzi 19, prima che la strage uccidesse 19 italiani, fra cui Rolla stesso, e 9 iracheni, rendendolo l’unico superstite fra i civili. Il film che ricorda la strage ha ottenuto il primo premio per la sezione “Controcampo Italiano”, al Festival del Cinema di Venezia del 2010. (AGI)

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