Somalia, Usa: la macchia di “Restore Hope”, missione fallita

restore-hopeDopo l’incidente “Black Hawk” Clinton ordinò il ritiro. New York, 10 mar.  – VERSO NUOVA MISSIONE USA: L’America potrebbe entrare presto, ancora una volta, nella Storia della Somalia con un intervento militare per cercare di cambiarne le sorti. Venerdì scorso il New Tork Times scriveva che le truppe americane potrebbero aiutare il governo somalo a lanciare un’offensiva militare per riprendere il controllo di Mogadiscio, cacciando dalla città le milizie islamiche: il quotidiano affermava che l’offensiva delle forze governative potrebbe essere avviata già nelle prossime settimane. Ma gli Stati Uniti hanno un brutto precedente nella regione.
 
NEL ’92 BUSH PADRE MANDO’ 30.000 SOLDATI – Nel dicembre del 1992 infatti, George Bush padre inviò 30mila truppe per aiutare la missione delle Nazioni Unite in Somalia. Il paese si trovava in piena guerra civile da un anno, dopo che gruppi di milizie avevano rovesciato la dittatura militare di Siad Barre. Questi tentò di rientrare nel paese ma i miliziani del signore della guerra Mohammad Farrah Aidid lo costrinsero a ritirarsi prima in Kenya e poi in Nigeria dove morì nel 1995. Il conflitto aveva peggiorato le già precarie condizioni di vita della popolazione ormai ridotta alla fame. Si calcola che solo nel 1992 nell’area intorno a Bardera e Baidoa 300mila persone morirono di fame. Le prime truppe statunitensi della Unified Task Force (UNITAF) sbarcarono a Mogadiscio all’inizio del dicembre 1992 nel quadro della missione Restore Hope. Alcune settimane dopo arrivarono contingenti di altri 21paesi. Inizialmente le truppe Usa dovevano solo vigilare sulla distribuzione dei beni umanitari.

NEL ’93, LA MISSIONE SEMBRA COMPIUTA – Nel maggio del 1993, quattro mesi dopo essere diventato il nuovo presidente americano, Bill Clinton ritenne che le truppe avessero ormai portato a termine il loro compito e così annunciò il ritiro di gran parte dei militari. Intanto i vari gruppi di miliziani somali sembravano aver trovato un accordo per cui si impegnavano a deporre le armi nel giro di 90 giorni chiedendo però alle Nazioni Unite di far rispettare la cessazione delle ostilità. Il Consiglio di Sicurezza Onu autorizzava così la creazione dell’UNOSOM, la nuova missione Onu in Somalia che si sarebbe sostituita alla UNITAF. La nuova missione aveva il mandato di utilizzare “qualsiasi mezzo” per mantenere la pace, disarmare i miliziani e garantire il passaggio degli aiuti umanitari.

All’inizio dovevano solo vigilare sulla distribuzione di aiuti

CLINTON NEL ’93 INVIA I RANGERS – La pace però durò molto poco. Ben presto i gruppi ricominciarono a combattere tra di loro e nel 1993 Clinton lanciò una nuova missione. Inviò i Rangers e altre unità speciali per catturare il signore della guerra Adid e restaurare l’ordine. L’esercito Usa chiese di essere equipaggiato con carrarmati Abrams e altri veicoli pesanti oltre ad aerei da guerra come l’AC-130, ma l’amministrazione respinse tali richieste.

ELICOTTERI ABBATTUTI, 18 MORTI USA – Il 3 ottobre 1993, durante una missione per catturare Aidid, due elicotteri Black Hawk furono abbattuti e nella battaglia che ne seguì con i miliziani furono uccisi 18 soldati americani e altri 73 furono feriti. Oltre 200 civili somali persero la vita e altri 700 furono feriti. L’incidente spinse il presidente Clinton a trovare una soluzione politica e non più militare per la crisi somala. Anche l’UNOSOM ritirò il mandato di cattura nei confronti del generale somalo e riprese le trattative.
CRITICHE SU CATTIVI EQUIPAGGIAMENTI – Nel frattempo negli Stati Uniti erano esplose le critiche contro lo scarso equipaggiamento d’armi garantito ai soldati in Somalia. Nel 1994 una Commissione del Senato che aveva aperto un’inchiesta sulle cause dell’incidente con i Black Hawk, confermò la tesi sostenuta da diversi esperti militari: i soldati non avevano strumenti adeguati per difendersi.

NEL 1994 CLINTON RITIRA LE TRUPPE – A questo punto Clinton decise di ritirare tutte le truppe entro il marzo del 1994. Una decisione che comprometteva tutta la missione internazionale, costretta a riconsiderare strategie e obiettivi. Nel febbraio 1994, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite modificava l’intervento in Somalia limitandolo alla protezione dei porti, degli aeroporti e delle vie di comunicazione, e stabiliva che l’intera operazione sarebbe terminata il 31 marzo 1995. La Somalia rimaneva un paese senza legge e ancora più impoverito a causa della guerra. Nel frattempo i terroristi di al Qaida, che avevano nel ritiro americano un segno di debolezza degli Stati Uniti, incominciarono ad allargare anche in Somalia la loro rete. (Apcom)

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