Sicurezza alimentare: in aumento i consumi dei prodotti made in Italy

made-in-italy-bandiera-italiana-ortofruttaSotto i riflettori i cambiamenti nelle abitudini degli italiani, i primati conquistati dal settore agroalimentare nazionale e i sistemi di controllo a tutela dei consumatori. Roma 9 mar – A dieci anni esatti da una delle prime e più drammatiche emergenze sulla sicurezza alimentare determinata dalla cosiddetta “mucca pazza”, i sistemi di autocontrollo e certificazione della filiera dei produttori e soprattutto il sistema di tracciabilità degli alimenti hanno segnato una vera svolta “nei campi e sulla tavola degli italiani”. L’emergenza “mucca pazza” ha, infatti, contribuito a spingere nel tempo i consumi dei prodotti tipici italiani che, secondo la Coldiretti, sono aumentati del 650 per cento per un valore che ha raggiunto complessivamente i 7,5 miliardi di euro.

È quanto è emerso nel corso dell’incontro “Mucca pazza: dieci anni dopo”, promosso dalla Coldiretti e dalla Fondazione Univerde, che ha evidenziato come, a dieci anni di distanza dal varo delle misure emergenziali nazionali, si sia verificato in Italia il raddoppio del numero di prodotti a denominazioni di origine protetta (DOP/IGP) riconosciuti dall’Unione Europea. Un risultato che ha permesso al nostro paese di sorpassare la Francia e di conquistare la leadership europea con gli attuali 221 prodotti tutelati.

Il costo delle emergenze alimentari, i cambiamenti nelle abitudini degli italiani negli ultimi dieci anni, i primati conquistati dal settore agroalimentare nazionale e i sistemi di controllo attivati per far fronte all’emergenza sono stati al centro del convegno al quale hanno preso parte, tra gli altri, Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale dello Stato e Giuseppe Vadalà, Responsabile della Divisione di Sicurezza Agroambientale ed Agroalimentare e del Nucleo Agroalimentare e Forestale.  

“L’indicazione dell’origine del prodotto in etichetta è fondamentale per garantire la qualità degli alimenti e la legalità del mercato – sostiene Vadalà – la capacità di rintracciare gli alimenti consente agli organi di controllo e di indagine di poter contrastare ogni tipo di frode alimentare”.

Con l’entrata in vigore nel 2002 del sistema obbligatorio di etichettatura delle carni bovine in circolazione sul mercato si è potuto conoscere l’origine della carne acquistata, una vera e propria carta d’identità del bestiame a garanzia dei consumatori.

Dall’emergenza “mucca pazza” è emersa, dunque, un’agricoltura rigenerata attenta alla qualità delle produzioni, alla salute, all’ambiente e alla tutela della “biodiversità a tavola”.

“Un nuovo approccio alla sicurezza alimentare – continua Vadalà – basato su due principi fondamentali. Il primo è il principio di precauzione, ossia la non commercializzazione dei prodotti pericolosi per la salute e il secondo è quello della prevenzione, che riguarda la tracciabilità dei prodotti alimentari, degli alimenti per animali e di qualsiasi altra sostanza della catena alimentare, così da accertare la provenienza in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione”.

Le disposizioni a livello nazionale per fronteggiare l’emergenza hanno inserito, tra l’altro, il Corpo forestale dello Stato fra gli organismi abilitati ad effettuare i relativi controlli, istituendo anche strutture operative specializzate per potenziare le attività di sicurezza agroalimentare sul territorio nazionale.

In particolare i controlli della Forestale nel periodo 2001 – 2003 si sono concentrati sulle distruzioni del materiale a rischio e hanno riguardato sia i processi di incenerimento di prodotti allo stato fresco che di quelli già trasformati in farina. Il personale del Corpo forestale dello Stato ha effettuato controlli sull’abbattimento dei capi presso alcuni macelli per verificare il rispetto della normativa sanitaria e comunitaria e ha realizzato anche un monitoraggio dei mangimi sull’intero territorio nazionale per la tutela sia dei consumatori che dei produttori della filiera zootecnica.

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