Shoah: per la prima volta un Rom apre la commemorazione al Bundestag

shoahBerlino, 27 gen. – Passo simbolico della Germania per il riconoscimento dello sterminio nazista degli zingari. Per la prima volta da quando è stata istituita la Giornata della Memoria, 16 anni fa, è stato un Rom, l’olandese Zoni Weisz, a commemorare con un discorso al Bundestag lo sterminio di ebrei, sinti, rom e omosessuali operato dal Terzo Reich. Finora questo ruolo era stato sempre assegnato in Germania a personalità ebraiche o a esponenti del mondo politico.

Il presidente del Bundestag, Norbert Lammert, ha ricordato che Zoni Weisz perse la madre, due sorelle e un fratello ad Auschwitz e il padre nel lager di Mittelbau Dora. “Ancora oggi”, ha osservato, “la più grande minoranza etnica d’Europa, i Sinti e i rom, è anche la più discriminata”. Weisz ha ricordato l’incubo del rumore degli stivali dei soldati tedeschi: “Mi accompagnerà per tutto il resto della mia vita”, ha detto commosso. “Tutti sanno che i nazisti hanno sterminato 6 milioni di ebrei”, ha osservato Weisz che nel dopoguerra è diventato il fioraio più famoso dei Paesi Bassi, “ma quasi nessuno sa che anche mezzo milione di persone come noi furono eliminate e ora ho l’opportunità di parlarne”.

Zoni-Weisz

Zoni Weisz

Weisz ha sottolineato in particolare l’atteggiamento razzistico nei confronti della comunità rom e sinti in Ungheria, dove “sulle porte dei ristoranti sono affissi cartelli che vietano l’ingresso agli zingari”. Zoni Weisz, il cui padre gestiva un negozio di articoli musicali nella cittadina olandese di Zutphen, sfuggì miracolosamente allo sterminio, poichè quando i nazisti compirono una retata il 16 maggio 1944 si trovava per caso in visita ad una zia in un villaggio vicino. Tre giorni dopo quel bambino di 7 anni venne scovato ed arrestato dai nazisti in un bosco, nel quale si era rifugiato insieme ad altri rom sfuggiti alla retata, ma successivamente era stato fatto fuggire da un poliziotto olandese. Intanto oggi il quotidiano “Bild” pubblica parecchie foto inedite dei corpi di prigionieri massacrati dai nazisti pochi giorni prima della liberazione del lager di Buchenwald e di quello annesso di Ohrdruf.

Quando le truppe americane della 89ma divisione di fanteria avevano liberato il lager il 4 aprile 1945, oltre a pochi internati ancora in vita e ridotti a scheletri umani, avevano rinvenuto nel piazzale antistante le baracche anche i corpi di una settantina di prigionieri, uccisi dalle SS in quanto non in condizione di partecipare alle marce di evacuazione del campo da loro ordinate. Le drammatiche foto erano state fatte dai militari Usa, che le avevano fatte sviluppare ad una assistente di un fotografo di Weimar, la città di Goethe poco lontana da Buchenwald, che aveva trattenuto per sè un’altra copia delle immagini, rimaste inedite per 66 anni. (AGI)

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