Segreto di Stato sulle schedature illegali. Berlusconi salva Pollari & Pompa

servizi_segreti_nRoma, 23 dic – (di Marco Travaglio – Il fatto Quotidiano)  – Schedare e spiare giornalisti, magistrati e politici di opposizione è fra le attività “indispensabili alle finalità istituzionali” dei servizi segreti, dunque il reato è coperto dalla “speciale causa di giustificazione” che, secondo la legge 124 del 2007, “si applica quando le condotte sono poste in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali dei servizi di informazione per la sicurezza” e “indispensabili e proporzionate al conseguimento degli obiettivi dell’operazione non altrimenti perseguibili”.

SEGRETO DI STATO. Insomma l’archivio riservato del Sismi sequestrato il 5 luglio 2006 dalla Digos su mandato della Procura di Milano nell’ufficio segreto di via Nazionale 230 a Roma e gestito dall’analista Pio Pompa, fedelissimo dell’allora direttore Niccolò Pollari, è da ritenersi “autorizzato dal presidente del Consiglio dei ministri”. Il che consente a Pollari e Pompa di rifiutarsi di rispondere al magistrato. Lo ha

pollari

Chi è il generale Niccolò Pollari protetto dal governo
Niccolò Pollari, ex capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza ed ex vicedirettore del Cesis, è stato messo dal governo Berlusconi alla testa del Sismi il 27 settembre 2001. “Il Mega”, come lo chiamano ancora oggi nei corridoi della Finanza, si era fatto le ossa a Bologna negli anni Settanta dove da giovane capitano ha ottenuto due lauree (la terza la prenderà alla Luiss di Roma più avanti). Lì ha imparato a conoscere amministratori di cooperative e dirigenti del Pci, cosa che poi gli è tornata utile nel 1992, a Roma, quando da capo del nucleo centrale di Polizia tributaria si occupa delle inchieste sulla Gladio Rossa e i finanziamenti del Pcus di Mosca ai compagni italiani . Bettino Craxi usa i documenti recuperati nell’ex Urss per lanciare da Hammamet attacchi anticoumunisti. Ma Pollari mantiene il sangue freddo e non si lascia coinvolgere nell’uso politico di un’indagine che non ha futuro. Pur essendo al centro dello scandalo per il rapimento dell’imam Abu Omar e del dossieraggio illegale, lasciata la guida del Sismi il 25 gennaio 2007 Pollari, salvato dal segreto di Stato, è stato nominato dal governo consigliere di Stato a Palazzo Chigi.

comunicato lo stesso Silvio Berlusconi due settimane fa alla Procura di Perugia, che il 27 aprile scorso ha ereditato per competenza da quella di Roma il fascicolo sulle deviazioni del Sismi. Fra i magistrati spiati, infatti, ce n’erano alcuni in servizio nella Capitale. Un mese fa il pm umbro Sergio Sottani ha concluso le indagini e depositato gli atti a disposizione delle parti: un atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio. Gravi i due reati contestati all’ex direttore e al funzionario: il peculato per aver distratto, appropriandosene e usandole, “somme di denaro, risorse umane e materiali” per fini diversi da quelli istituzionali, come la redazione di “analisi sulle presunte opinioni politiche, sui contatti e sulle iniziative di magistrati, funzionari dello Stato, associazioni di magistrati anche europei, giornalisti e parlamentari”; e l’indebita intrusione nella vita privata delle persone schedate, con la “violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza elettronica dell’associazione di magistrati Medel”, l’“accesso abusivo al sistema informatico dell’associazione”, la “violazione della privacy”. Per la seconda imputazione il pm romano aveva chiesto l’archiviazione (prima che il gip e il gup si dichiarassero incompetenti), ma quello di Perugia è di diverso avviso e intende processare Pollari e Pompa anche per quello. Alla notifica degli atti, i due indagati han chiesto di essere interrogati. E, assistiti dagli avvocati Franco Coppi e Titta Madia, hanno opposto il segreto di Stato. Il pm Sottani è caduto dalle nuvole e s’è rivolto a Palazzo Chigi, che per legge è l’unico depositario del top secret, con due distinte richieste per Pollari e per Pompa: ai fini dell’indagine, gli serve sapere chi pagava l’affitto dell’ufficio di via Nazionale, a chi erano intestate le utenze telefoniche e soprattutto chi impartiva le direttive a Pompa e Pollari. Berlusconi ha già risposto per Pollari: tutte le questioni poste sono coperte da segreto di Stato. La risposta per Pompa è attesa per i primi del 2010 e ben difficilmente si discosterà dall’altra. Se ne deduce che lo spionaggio su vasta scala messo in atto dal Sismi a partire dal 2001 contro i supposti nemici non dello Stato, ma di Berlusconi, era autorizzato, se non addirittura ordinato dal secondo governo, il Berlusconi-2.

IL PRIMO SALVATAGGIO. Il segreto di Stato (opposto sia dal governo Prodi sia dal governo Berlusconi) ha già salvato Pollari da un altro processo, quello a Milano per il sequestro di Abu Omar, per cui sono stati condannati in primo grado una ventina di agenti e dirigenti della Cia e, per favoreggiamento, Pio Pompa (3 anni) e il giornalista prezzolato Renato Farina, alias “agente Betulla” (ha patteggiato 6 mesi prima di entrare alla Camera come deputato del Pdl). Ora il top secret potrebbe salvare Pollari e Pompa anche nel processo per le schedature ad personam gentilmente offerte al Cavaliere, del quale entrambi sono devotissimi, pur mantenendo eccellenti rapporti anche col centrosinistra, in particolare con l’area dalemiana. Memorabile il fax che Pompa inviò al suo spirito-guida il 21 novembre 2001: “Signor Presidente, sul foglio che ho davanti stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell’aver approvato…il mio inserimento, quale consulente, nello staff del Direttore del Sismi… Sarò, se Lei vorrà, anche il Suo uomo fedele e leale… Desidero averLa come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro… Avendo quale ispiratore e modello di vita don Luigi Verzé, posso solo parlarLe con il cuore: insieme a don Luigi voglio impegnarmi a fondo, com’è nella tradizione contadina della mia famiglia, nella difesa della Sua straordinaria missione… La Divina Provvidenza mi ha concesso di sperimentare la possibilità di poter lavorare per Lei…”. Ben altri toni, da maccartista anni Cinquanta, quelli usati nelle veline trovate nel suo ufficio. Veline anonime che additavano gli avversari del premier da “disarticolare”, “neutralizzare”, “ridimensionare” e“dissuadere”, anche con “provvedimenti” e “misure traumatiche”. Fra questi, i pm milanesi Bruti Liberati, Boccassini, De Pasquale, Borrelli, Davigo, Taddei, D’Ambrosio, Greco, Ichino, Carnevali, Colombo e Napoleone; i romani Loris D’Ambrosio, Almerighi, Salvi, Cesqui, Sabella; i palermitani Ingroia, Principato, Natoli e l’ex procuratore Caselli; e altri noti magistrati come i fratelli Mancuso, Monetti, Melillo, Perduca, Casson, Lembo, Vaudano, più il francese Barbe e lo spagnolo Garzòn. E poi giornalisti e intellettuali: Furio Colombo, Arlacchi, Flores d’Arcais, Santoro, Ruotolo, Pennarola, Cinquegrani, Giulietti, Serventi Longhi, Giulietto Chiesa, Eric Jozsef, Gomez, Barbacetto e Travaglio; D’Avanzo e Bonini di Repubblica sarebbero addirittura stati pedinati. E ancora, fra gli schedati, l’editore De Benedetti e politici come Violante, Brutti, Veltri, Visco, Leoluca Orlando e Di Pietro. Ora soltanto il Copasir potrebbe ribaltare il segreto di Stato, con una relazione motivata al Parlamento. Ma il candidato più accreditato a presiederlo, dopo le dimissioni di Rutelli, è proprio Massimo D’Alema, che ha sempre molto apprezzato Pollari. L’uomo giusto al posto giusto.

IL CASO PIO POMPA

L’UFFICIO DISINFORMAZIONE DEL SISMI

I l caso Pio Pompa, che è anche il caso Niccolò Pollari, scoppia nell’estate di tre anni fa. Il 5 luglio 2006, su ordine della Procura di Milano, gli agenti della Digos fanno irruzione in un palazzo in via Nazionale 230, a Roma. In un appartamento vive e lavora un omino piccolo, dal forte accento abruzzese. Il suo nome è Pio Pompa, è nato all’Aquila il 15 febbraio 1951 ed è un funzionario del Sismi, il servizio segreto militare. Il suo compito è quello di preparare analisi, descrivere scenari, segnalare per tempo eventuali pericoli per la sicurezza nazionale e soprattutto tenere i rapporti con televisioni e giornali. L’ha assunto per chiamata diretta Niccolò Pollari, il generale della Guardia di finanza scelto nell’autunno del 2001 dal neopremier Silvio Berlusconi come capo del servizio segreto militare al posto dell’ammiraglio Gianfranco Battelli.

ABU OMAR. In quei giorni sia Pompa sia Pollari sono coinvolti nelle indagini sul sequestro dell’imam egiziano Abu Omar, rapito a Milano il 17 febbraio 2003 da un commando della Cia e finito in un carcere egiziano, dove è stato torturato per sette mesi. Nei cassetti, negli schedari, nelle casseforti e nei computer

Renato Farina

dell’appartamento di via Nazionale, la Polizia trova centinaia di appunti, report e dossier su politici, magistrati, imprenditori, giornalisti, dirigenti delle forze dell’ordine e dei servizi di sicurezza, oltre alle prove dell’attività di disinformatija svolta da Pompa per conto di Pollari recapitando e facendo pubblicare “veline”, perlopiù inattendibili, da giornalisti amici. Spuntano alcune ricevute che documentano i pagamenti a uno dei giornalisti più fidati del giro Pompa: l’allora vicedirettore di Libero Renato Farina (ora deputato Pdl) che, negli anni, aveva percepito almeno 30mila euro, in violazione della legge istitutiva dei servizi segreti, per pubblicare notizie false in tema di lotta al terrorismo. Proprio Farina, nome in codice «Betulla», racconterà quanto fosse stretto il rapporto tra Pompa e Pollari.

DON VERZÈ. Pompa e Pollari si sono conosciuti nella primavera del 2001. A fare da tramite è stato un comune amico: don Luigi Verzè, il prete che ha fondato a Segrate, ai confini con Milano 2, l’impero sanitario multinazionale San Raffaele ed è da sempre legato a Silvio Berlusconi. Pollari, che in quel momento è solo il numero due del Cesis, l’organismo di coordinamento tra Sismi e Sisde, sceglie subito Pompa come consulente. Pompa, legge i giornali, naviga in internet, raccoglie notizie e pettegolezzi, poi mette tutto nero su bianco. Notizie a volte vere. A volte fasulle, inventate di sana pianta.

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“DISARTICOLARE”. Ma, tra le carte archiviate nell’Ufficio Disinformatija del Sismi, c’è di peggio. L’attenzione degli investigatori si concentra su un altro appunto anonimo: 23 pagine, nove delle quali scritte a macchina e datate 24 agosto 2001, in cui si propone di «disarticolare con mezzi traumatici» l’opposizione al governo Berlusconi. A una prima lettura, l’elaborato ha tutto l’aspetto di un piano d’azione redatto per punti; letto col senno di poi, presenta straordinarie analogie con il programma in materia di giustizia, libertà e sicurezza poi seguito dal governo Berlusconi. Vi sono indicate le iniziative da assumere per proteggere l’esecutivo e le informazioni ricevute da fonti (cioè spie) piazzate in vari tribunali della Repubblica al ministero della Giustizia. Chi legge ha la sensazione che tutto quello che è accaduto nei cinque anni del centrodestra fosse stato pianificato a tavolino: dalla guerra ai magistrati e ai giornalisti scomodi, alle leggi ad personam per bloccare i processi a Berlusconi, fino alle calunnie contro l’opposizione a colpi di commissioni, come la Telekom Serbia e la Mitrokhin.

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