Rappresentanza militare: appello contro la proroga del mandato

cocer_interforzeRoma, 11 gen – (di Paolo Erasmo) Cari Amici, fermatevi, siete ancora in tempo, rinunciate al tentativo di appoggiare, occhieggiare, far finta di niente, di far prorogare il mandato della Rappresentanza Militare! La maggior parte di voi è già al secondo Mandato, capisco che non potrete essere rieletti e quindi sarete costretti a tornare al precedente lavoro, che molto probabilmente, rispetto a come lo avete lasciato, potrebbe essere peggiorato, però è tempo di essere chiari, onesti e decisi. Solo un secco colpo di reni può riabilitarvi agli occhi dei più.

Da quando siete stati candidati ed eletti per la prima volta al COCER/COIR nel lontano 2001, rieletti successivamente nel 2006, a malincuore devo dirvi che le condizioni di lavoro ed i diritti si percepiscono peggiorati.

Forse non ci avete fatto caso, presi dai macroscopici problemi planetari, però qualcosa è successo e per tanti colleghi questa è la sensazione, una regressione dei diritti e delle posizioni conquistate.

Eppure, per prendere atto dello stato di cose bastava poco. Magari guardarsi attorno, chiederlo ai vostri colleghi, seguire i forum su internet, le interrogazioni parlamentari, le piccole e grandi manifestazioni di insofferenza, ma non l’avete fatto.

Eravate distratti, avevate ben più grandi impegni da assolvere, di più non si poteva fare? Non capisco cosa è mancato, cosa sta succedendo e quali sono le prospettive! Potrei fare un lungo elenco dei passi indietro visibili sotto gli occhi di tutti, per il momento evito, magari più avanti sarò più preciso.

Capisco, lasciare dopo tanti anni l’attività del COCER è dura per tanti motivi, si perde un ruolo ed una visibilità importante, fatta di incontri, vicinanze politiche ed istituzionali di alto livello. Si perdono piccoli privilegi giornalieri come non lavorare in divisa, fare i conti con i Servizi, con i CFI e Straordinari, comprendo che è duro rinunciare ma, vi assicuro vale la pena. E’ una cosa buona per Voi e soprattutto per noi. Ricominciare a vivere la vita di Reparto, sentire quotidianamente il peso delle ristrettezze, dei rinvigoriti atteggiamenti autoritari, sarà di stimolo per una vostra prossima candidatura, dopo il fermo di un solo Mandato. Non aggiungete tristezza a quanta già ce nè.

Non nascondetevi dietro ipotetiche Riforme della Rappresentanza, di cui non esiste un Testo condiviso tra le Sezioni CoCeR, oppure su un “RIORDINO DELLE CARRIERE” senza un Euro a disposizione per il riassetto. Il paradosso è presto fatto, avete usufruito di una Proroga per fare il “RIORDINO” e durante questo periodo, la Manovra Finanziaria (L.122/2010) ha scippato le risorse per il “Riordino”!

Cari Amici e Colleghi, non voglio sparare sul mucchio, so benissimo che tra le sezioni ed i singoli Delegati tanti lavorano con fatica ed onestà intellettuale, però, pensate che se è vero che il lavoro che andrete a riprendere, oggi o fra un anno, è peggiorato rispetto a come l’avete lasciato, la colpa può essere anche Vostra.

Mettetevi la mano sulla coscienza se qualche volta avete esultato per azioni del Governo che andavano invece stigmatizzate, segnalate, denunciate. In questi anni i diritti anziché allargarsi si sono assottigliati è stata approvata una legge sulla “specificità “ che ci sta allontanando, giorno dopo giorno, dai diritti che il “movimento dei sottufficiali Democratici “, di cui ho fatto parte nel lontano 1975, ha perseguito. Quel “movimento” pagò un tributo pesante con dei provvedimenti disciplinari, processi, ed in certi casi anche la perdita del posto di lavoro.

Per i più distratti vorrei citare solamente un nome il Sergente Sotgiu, ma credetemi sono tanti altri che meriterebbero di essere ricordati. Molti di voi sono dei giovani che non possono avere vissuto quei momenti, altri che oggi beneficiano dei risultati di quelle battaglie hanno guardato con distacco, altri ancora hanno fatto i “riportini“ per guadagnarsi la gratitudine di qualche superiore è costruito sopra la carriera. Ma credetemi, non ne vale la pena, non è giusto rinunciare e screditare il lavoro fatto oltre 35 anni fa. Quei colleghi non chiedevano medaglie ma semplicemente il riconoscimento dei diritti che la classe politica riconobbe perché in primis erano uomini credibili, spinti da forti ideali.

Per questo fermatevi, non ammiccate, dite NO ALLA PROROGA. In questo momento di crisi di lavoro e di ideali, lasciate che almeno i valori democratici, in cui tanti uomini hanno lottato, prevalgano. ico_commenti Commenta nel blog

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.