Rais e Caimano, che vergogna

berlusconi-baciamanoL’imbarazzo di Pdl e Lega e l’attacco dei finiani: la visita di Gheddafi sta diventando un problema per Berlusconi. Roma, 31 ago (di Paola Zanca) – Indossa un caftano color panna, pelle bianca, non deve aver fatto neanche un giorno di mare. Lì, fuori dal portone blindato dell’Accademia libica di Roma, nessuno ha il coraggio di avvicinarla. Ha lo sguardo troppo perso, e perfino la folla di cronisti che è lì ad assistere alle avventure del lunedì del colonnello Muammar Gheddafi preferisce lasciarla in pace. Ma è come se in quel pomeriggio da sogno, la ragazza color panna ci fosse rimasta incastrata. Passa più di mezz’ora prima che l’efficientissima organizzatrice delle hostess riesca a recuperare la borsa che le era stata sequestrata all’ingresso, come a tutte. “Non le è successo niente – dice – è solo che non sta bene”. Le altre sue colleghe – perché assistere alle lezioni di un dittatore 70enne sull’islam non può essere che un lavoro – da quel portone escono dopo più di due ore. Quasi tutte in bianco e nero, sfilano via in silenzio, così è stato ordinato. Solo tre si fermano a parlare. E sono talmente loquaci che è chiaro che loro, di ordine, hanno avuto quello opposto.


“Lui ci ha detto di aggiornarci”

vignetta-gheddafiDIANA Lazzarini ha 23 anni e studia Scienze politiche a Roma. “Lui dice che dobbiamo aggiornarci, non vuole convertirci, vuole solo che leggiamo il Corano per capire la verità”. Parlare di soldi le dà “fastidio”. Preferisce discutere di famiglia, come hanno fatto, dice, per quasi due ore. Anche dei problemi di quella del nostro Premier? No, di quelli no”. Già,come potrebbe Gheddafi parlare male dell’uomo che gli ha dato le chiavi di “Disneyland”, come la chiama FareFuturo? Dopo le scuse per il passato coloniale, la Venere di Cirene restituita, e cinque miliardi di dollari a titolo di risarcimento stabiliti dall’accordo del 2008, abbiamo messo in piedi “il parco giochi delle vanità senili” di Muammar Gheddafi. “Nella politica è come nella vita normale, per risolvere i problemi bisogna comportarsi come con i clienti. Gheddafi è originale e l’ho trattato come un cliente originale”. Silvio Berlusconi lo aveva detto un anno fa.Cosa intendesse, cominciamo a capirlo meglio ora. Ragazze a centinaia, un carosello alla caserma dei carabinieri Salvo D’Acquisto, tutta l’alta finanza e la meglio imprenditoria chiamata a raccolta,tappeti rossi stesi ovunque. E questa che chiamano “amicizia”, anno dopo anno, si trasforma in un legame a senso unico. Dove, neanche a dirlo, la parte dei perdenti la recitiamo noi. Bastava guardare le facce dei due leader, ieri, per fotografare una situazione sfuggita di mano. Gheddafi in splendida forma, con il suo mantello marrone e gli occhiali con le lenti sfumate d’azzurro. Berlusconi teso, senza il minimo accenno di sorriso e il trucco visibilmente marcato all’attaccatura dei capelli. Sarà che due anni dopo la firma del Trattato Italia-Libia, molti di quelli che avevano gioito per “l’accordo storico”, ora si accorgono che forse gli abbiamo dato troppa corda.


Le diverse idee nella maggioranza

APPENA messo piede in Italia Gheddafi ha pensato bene di dire che “l’Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l’Europa”? Ed Enrico La Loggia, deputato Pdl, si domanda quando “farà un appello per la libertà di culto nei paesi islamici”, mentre il sindaco di Milano Letizia Moratti rivendica: “Noi abbiamo la nostra religione,che è la religione cristiana”. Furibonda la Lega: l’eurodeputato Claudio Morganti è convinto che finalmente “il leader libico ha scoperto le carte su qual è il progetto islamico per l’Europa”. E anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi ha le idee chiare: “Gheddafi fa splendidamente l’interesse della sua nazione.Tocca a noi fare il nostro interesse. Il punto è questo”. Ma se la Lega ha soprattutto paura di finire tutti “islamizzati”, quello che davvero c’è in gioco è la nostra credibilità. Il presidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia, Giuseppe Piperno dice: “Non vorremmo che il nostro paese divenisse il palcoscenico per le prediche integraliste del dittatore libico”. E il finiano Benedetto Della Vedova aggiunge: “Il problema non è quello che Gheddafi dice quando è qui, è quello che fa quando sta in Libia: abbiamo a che fare – ricorda – con un tiranno, un dittatore e questo atteggiamento di totale accondiscendenza dà l’idea che ce ne siamo dimenticati”. Chissà se ieri sera, tra una chiacchiera con il presidente di Finmeccanica Guarguaglini e una con l’ad dell’Eni, Scaroni, tra un caffè con il numero uno di Impregilo Ponzellini e un digestivo con l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, il colonnello ha trovato il tempo per rispondere a monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio Cei per gli Affari giuridici. Voleva chiedergli “notizie sui campi di detenzione in Libia”, su “ciò che accade ai disperati d’Africa arrestati dalla polizia libica”. Dall’Italia, monsignor Mogavero dice di non aver avuto risposte. Sono tutti troppo impegnati a staccare biglietti per il prossimo giro sulla giostra. (Il Fatto Quotidiano) ico_commenti Commenta

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