“Ridare la luce”: Forze armate, ministero degli Esteri, ONG, aziende italiane e volontari in missione in Mali contro la piaga della cataratta

RIDARE_LUCEIl video della missione. Gao (Mali), 1 dic. – (dall’inviato Marco Mazzù) – Restituire la vista a migliaia di persone e liberare quindi per sempre i tanti bambini sottratti all’infanzia e alla scuola per fungere da guida agli adulti ciechi: la missione umanitaria “Ridare la luce” in corso nel Mali fino al 10 dicembre, interviene direttamente sulla piaga della malattie oculistiche a cominciare dalla cataratta, che nelle zone desertiche del Sahel colpisce inesorabilmente il 70% della popolazione generando cosi’ una moltitudine di migliaia di non vedenti assistiti per tutta la loro vita da altrettanti bambini-guida. Vista l’assoluta inadeguatezza dell’unica struttura sanitaria presente nella regione di Gao, la speranza per queste popolazioni può anche concretizzarsi nella mole imponente e nel rombo assordante di un C-27J Spartan: proprio dai nuovi aerei da trasporto della 46esima brigata aerea costruiti da Alenia per le esigenze di volo tattico e logistico dell’Aeronautica militare, sono sbarcati nei giorni scorsi i medici e le apparecchiature specialistiche che rendono possibile lo svolgimento della missione, frutto della collaborazione tra l’Ong Afmal (Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani), Aeronautica militare, Alenia Aeronautica (società di Finmeccanica), Esercito, Ministero degli Esteri, Istituto superiore di Sanità, volontari e altre aziende private italiane. La missione vede la partecipazione di 60 italiani tra medici, paramedici, piloti e personale per il supporto logistico.

Ridare_la_luce_-_Braille1Gli oculisti provengono dagli ospedali Fatebenefratelli San Pietro di Roma, Isola Tiberina, San Camillo di Roma, dalle strutture mediche dell’Aeronautica militare ed anche dal San Giovanni di Dio di Siviglia. In questi anni le missioni “Ridare la luce” hanno consentito di restituire la vista a più di 3.600 persone, liberate per sempre dalla cataratta e da altre malattie oculistiche. “Siamo qui – dice all’Adnkronos frate Gerardo D’Auria, vicepresidente dell’Afmal- per estirpare una malattia che nel Mali colpisce quasi tutta la popolazione. Le persone diventano cieche ben presto ed hanno bisogno del supporto di un bambino che funge da guida, come i cani-guida per i nostri ciechi. Il nostro obiettivo è quindi rendere autonomi gli adulti restituendo loro la vista ma anche liberare questi bambini dalla schiavitù, costretti a rinunciare alla loro infanzia e alla loro formazione scolastica”. Il generale ispettore capo Ottavio Sarlo, capo del corpo sanitario dell’Aeronautica militare, sottolinea invece l’importanza della formazione e dell’addestramento che il personale sanitario italiano, sia civile che militare, assicurerà ai medici locali “affinchè in futuro possano camminare da soli. L’Aeronautica militare assicura per questa missione il sostegno logistico e il contributo di diversi specialisti. Penso che sia un’esperienza importante anche per loro, un medico deve avere, oltre al bagaglio tecnico-professionale, anche un bagaglio di umanità che in una realtà come questa è possibile arricchire. La cornice entro la quale si muove questa missione, quindi, è data dalla formazione, dall’attività specialistica e dall’arricchimento umanitario”.

ridare_luce006

Ospedale di Gao (Mali)

Nell’ambito di una missione così articolata c’è spazio anche per micro-progetti di cooperazione come quello portato avanti da Ada Nardin e Michelangelo Rodriguez, due non vedenti giunti fino nel Mali per insegnare tecniche di “orientamento e mobilita” all’istituto per ciechi di Gao, formando così il personale locale. “Il nostro obiettivo -spiega Ada Nardin- è quello di rendere il più possibile autonomi i non vedenti del Mali, anche per evitare che un domani abbiano bisogno dell’assistenza costante dei bambini”. Per una missione così delicata sotto il profilo organizzativo e logistico, “fondamentale è il contributo di un aereo come il C-27J, una macchina che viene impiegata per molte tipologie di operazioni, che ha una flessibilita’ enorme, permettere di atterrare su piste non preparate ed assicura una notevole capacità di carico”, rileva Marco Venanzetti, direttore delle operazioni di volo di Alenia Aeronautica. Il personale medico civile e militare di “Ridare la luce” ha esteso quest’anno il proprio raggio ai centri più sperduti dell’area del Niger, raggiungendo villaggi tagliati fuori da ogni comunicazione e visitando sul posto, in ambulatori di fortuna, centinaia di persone afflitte dagli stessi problemi oculistici che colpiscono gli abitanti del capoluogo.

ridare-luce

Equipe medica della missione “Ridare la luce”

L’equipe medica, formata tra gli altri dal primario di Oculistica del Fatebenefratelli San Pietro, Giorgio Lo Foco, da Luca Avellis, dell’Istituto superiore di sanità, dal generale ispettore capo Ottavio Sarlo e dal tenente colonnello Marco La Spilla, infettivologo medico dell’Aeronautica militare, ha raggiunto a bordo di una piroga l’abitato di Quima, visitando quasi tutti gli abitanti del villaggio. In undici edizioni svolte tra Togo, Ghana, Benin e Mali, “Ridare la luce” ha permesso di effettuare finora più di 33 mila visite oculistiche, senza contare la fondamentale opera di creazione di una generazione di medici locali “che un domani potranno continuare l’opera assicurata in questi anni da tante associazioni e istituzioni italiane. Di fatto – osserva il capitano Erminio Englaro, dell’ufficio stampa dell’Aeronautica militare, presente in questi giorni a Gao – si tratta nella traduzione della pratica del concetto generale di “fare sistema”. In tutti questi anni non si può piu’ parlare di una “goccia nel mare”. Al contrario, sono state gettate le basi per un vero cambiamento”. (Adnkronos) 

IL VIDEO DI REPERTORIO DELLA MISSIONE “RIDARE LUCE”

{wmvremote}http://stampa.aeronautica.difesa.it/GA07_cartellastampa/Ridare%20la%20luce%20Mali%202007_SMALL.wmv{/wmvremote}

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.