PREMIER CONTRO STAMPA MENTRE FINI E D’ALEMA TRACCIANO ASSETTI FUTURI

Roma, 3 set – Altra giornata difficilissima, quella di ieri, per quanto riguarda i rapporti del Premier con la stampa, o quanto meno parte di essa. La richiesta di due milioni per risarcimento danni rivolta a ‘L’Unita” per i continui attacchi alla sua privacy , ha scatenato un ennesimo vespaio, con l’opposizione – o quel che resta di essa – a cavalcare la tigre e la Fnsi ad indire una manifestazione in difesa della liberta’ di stampa. Un dato e’ certo: la partecipazione alla festa di Casoria, la lettera inviperita della moglie Veronica e le registrazioni o presunte tali della D’Addario hanno innescato un meccanismo perverso del quale Silvio Berlusconi non riesce a scrollarsi di dosso. Nemmeno durante le sue un tempo amate partecipazioni a vertici ed incontri internazionali che lo vedono, oggi, bersaglio di domande pruriginose sulla sua vita privata. In tutto cio’ c’e’ chi puo’ osservare queste vicende dall’alto, come nel caso del presidente della Camera Gianfranco Fini che ieri – facendo chiaramente intendere che queste cose a lui non sfiorano – ha invitato le parti in causa a darsi una calmata: ”Fermatevi, prima di intraprendere una brutta china”. L’imbarbarimento nei rapporti fra stampa e Berlusconi e fra Berlusconi e l’opposizione, in realta’, esiste ormai da tempo e di questa incresciosa situazione non si vede francamente una via d’uscita all’orizzonte. Dato che non si gira intorno ad ‘incomprensioni’ ma si e’ in presenza di massicce dosi di odio ed incomunicabilita’ che interessano sia il piano politico che quello personale. Tornando a Fini, il co-leader del Popolo della Liberta’ e’ invece in grande spolvero. Dopo la trionfale e quasi imbarazzante accoglienza alla Festa democratica (tale che ieri, ospite a sua volta a Genova, l’Udc Bruno Tabacci ha pubblicamente chiesto ai presenti in sala: ”Ma perche’ avete applaudito cosi’ tanto Fini?”), il presidente della Camera ha parlato ad un pubblico ancora piu’ amico, quello della Festa del Tricolore di Mirabello, nel ferrarese. Chiarendo che la sua presenza sullo scranno piu’ alto di Montecitorio – da cui non fara’ mai mancare l’impegno a garantire al massimo i diritti di maggioranza ed opposizione – non gli impedira’ mai di dire la sua opinione su tutti i temi all’ordine del giorno dell’attualita’ politica. E difatti ha riparlato di immigrazione (”nella mia legge il reato di clandestinita’ non lo feci inserire”), di biotestamento (”non do lezioni di laicita’ a nessuno, ma il ddl va migliorato”) e di Pdl (”deve essere un grande partito plurale e non una casermetta”). Smascherando pubblicamente quanti vorrebbero che, su questi come su altri temi ‘sensibili’ per la gente, la Destra tornasse ad usare quei toni piu’ rudi ed ideologici che in passato l’avevano relegata nel ghetto della politica. Ed un approccio meno ideologico e piu’ consapevole delle reali esigenze dei cittadini deve rappresentare – ad avviso di Massimo D’Alema, che a sua volta ha parlato alla Festa di Genova – la carta d’identita’ del nuovo Pd che, dopo la ”falsa partenza” dovuta alle leadership di Veltroni e Franceschini, dovra’ porsi nei prossimi mesi come ”grande forza di opposizione e perno di un’alternativa credibile di governo”. Un Pd, naturalmente, targato D’Alema. (Asca)

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