Pacifisti e militari: la politica deve risolvere i problemi

caporini-pacifistiGen. Camporini incontra la marcia per la pace, è la prima volta. Roma, 11 mag – Un faccia a faccia inedito, qualcuno dice addirittura “storico”: il capo delle Forze armate italiane incontra i rappresentanti della Marcia per la pace e – sorpresa – la convergenza tocca diversi punti, ma soprattutto uno: non sono i militari a dover risolvere i problemi, ma la politica. E la politica non lo fa. E’ assente. L’incontro tra il generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa, e Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace e organizzatore della Marcia, va in scena a Roma, nella bottega di Libera, dove si possono comprare i prodotti coltivati sui terreni confiscati alle mafie. I due si siedono dietro un tavolo: davanti la bandiera arcobaleno, dietro – e un pò dovunque – la scritta “pace”. Lotti non si nasconde che questo incontro inedito, promosso dai giornalisti Emanuele Giordana e Ritanna Armeni, ”possa essere considerato demagogico, strumentale, propagandistico. Ma io non sono pentito”, afferma. ”Credo sia un’occasione importante di confronto, che è l’essenza della democrazia. In tempi come questi, in cui tanti si odiano, si allontanano, questo è un bell’esempio di come si possa parlare insieme di un problema, quello della guerra, di cui invece non si parla – nonostante anche noi siamo in guerra, ad esempio in Afghanistan – e che i politici scaricano sui militari perchè loro non vogliono risolvere. La politica non c’è, non se ne occupa”. Neppure Camporini è pentito di avere accettato l’invito (durante il quale tutti si sono alzati in piedi, un minuto di silenzio per ricordare ”i prigionieri di tutte le guerre”). ”Penso – dice il generale – che più che possibile, questo dialogo sia obbligatorio: in un mondo complesso come quello in cui viviamo, non ci possono essere posizioni antitetiche su questi temi, ma devono essere complementari”. E riguardo alla pace, il capo di Stato maggiore della Difesa spiega che ”la pace deve essere la “pace giusta”: di questo oggi dobbiamo parlare perchè se la pace non è giusta – e penso a Hitler e alla Seconda guerra mondiale – non c’è sviluppo, non c’è cultura, non c’è possibilità per gli individui di crescere”. Sul ruolo dei soldati, poi, Camporini è netto: ”Non c’è pacifista più pacifista dei militari: noi sappiamo cos’è la guerra”. Il generale ricorda l’approccio italiano alle missioni internazionali, sempre attento alle esigenze delle popolazioni locali. Un approccio ”che ci ha procurato parecchie critiche da parte degli alleati”, ma che la dottrina McChrystal alla fine ha sposato e ”su quel piano – afferma Camporini – dovrebbe esserci scritto: the Italians were right, gli italiani avevano ragione”. Ma, concorda il capo di Stato maggiore, ”i soldati non possono risolvere i problemi. Possiamo creare le condizioni perchè questo avvenga, intervenire per congelare una situazione di crisi, ma poi è la politica che deve trovare la soluzione. E spesso la politica non ha la più pallida idea di cosa fare”. Il generale cita l’esempio del Kosovo, dove le forze internazionali si trovano dal ’99, e dove ”la politica non ha trovato la soluzione. Si diceva: “generali fate qualcosa”, ma noi potevamo solo prendere tempo. La risoluzione 1244 è un capolavoro di ambiguità assoluta: l’Onu ha ancora oggi un’enorme difficoltà, anche culturale, a gestire le crisi. E il contingente militare internazionale è ancora lì, dopo oltre dieci anni”. (ANSA)

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