Nato: in tempo di crisi senza riforme si rischia il collasso

nato“Dobbiamo tagliare il grasso non i muscoli”. Bruxelles, 10 giu (di Marisa Ostolani) – L’Italia ed altri otto alleati hanno chiesto alla Nato di riformare e modernizzare l’organizzazione, tagliando tutti i rami secchi per evitare il rischio di un collasso finanziario, di fronte ad una crisi che ha colpito i bilanci della Difesa dei 28 paesi membri. “Senza reali riforme, la nostra visione risulterà essere niente più che un miraggio”, si legge in una lettera inviata al segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen dal ministro della Difesa Ignazio La Russa e dai suoi colleghi di Germania, Danimarca, Usa, Francia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e Repubblica ceca, in vista della riunione dei ministri della Difesa di oggi e domani. I nove partner propongono di attuare riforme in quattro aree: gestione delle risorse, struttura di comando, agenzie e quartieri generali.
“Dobbiamo tagliare il grasso non i muscoli”: è stata la replica di Rasmussen che ai ministri ha presentato le sue prime proposte per fare fronte alle “incredibili pressioni della crisi”. L’ex ministro danese, che ha fatto della modernizzazione della Nato una priorità del suo mandato, è un convinto sostenitore della necessità di ridurre i costi purchè – ha precisato – non intacchino “la capacità di risposta militare”, non sacrifichino la sicurezza.
La missione in Afghanistan, la cui durata è responsabile in gran parte del buco finanziario di 640 milioni di dollari registrato lo scorso anno, non dovrà sottostare al diktat dei bilanci. Ma gli spazi di manovra sono enormi. Il numero dei Comitati politici, ad esempio. Ad agosto, quando Rasmussen ha assunto l’incarico, la Nato ne contava 400. Oggi il loro numero è già sceso a 300 e la promessa fatta oggi da Rasmussen è di ridurli “a meno di cento”.
Nella lettera – di cui l’Ansa ha preso visione – l’Italia e gli altri otto Paesi presentano misure precise. Per la struttura di comando, che oggi si divide tra 12 quartieri generali per un totale di 13.500 effettivi tra militari e civili, la dieta dimagrante proposta è radicale: il personale dovrebbe scendere da subito sotto i 10 mila per arrivare a 7.500. Per quanto riguarda le 14 agenzie esistenti, la scure proposta non è meno pesante: i ministri raccomandano di raggrupparle a tre (per acquisizioni, logistica e comunicazioni) e di dotarle di una singola struttura di supporto. Per il quartiere generale – a Bruxelles, lavorano in totale 2000 funzionari – la raccomandazione è di “definire obiettivi concreti per una sostanziale riduzione del numero dei Comitati e del personale e per realizzare significativi risparmi”. L’Italia e gli altri otto Paesi insistono infine sulla necessità di una struttura di gestione e di controllo del bilancio e delle risorse più efficiente ed affidabile, anche facendo ricorso ad auditing di esperti nazionali.
Il confronto tra i 28 è appena cominciato e si preannuncia lungo e teso. Le prime decisioni sui tagli saranno prese il 14 ottobre prossimo, in un consiglio congiunto tra i ministri degli Esteri e della Difesa, che precederà il Vertice di Lisbona di novembre. (ANSA)

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