Nato: Albright, prepararsi a nuove minacce

natoDi Paola, Europa più forte con gli Usa e in cooperazione con la Russia.  Bruxelles, 14 mag (di Marisa Ostolani) – ”Un famoso generale britannico, quando nacque la Nato, alla domanda: a cosa serve? Rispose che serviva per avere l’America in, la Germania down e la Russia out. Io mi auguro che il senso del nuovo concetto strategico sia: America in, Europa up, Russia with, pericolo out”. In attesa, lunedì a Bruxelles, della presentazione del rapporto dell’ex segretario di Stato Usa Madelaine Albright, che ha guidato un gruppo di saggi sul futuro dell’Alleanza, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo del comitato militare della Nato, dà all’ANSA risposte su come dovrebbe cambiare l’organizzazione nord atlantica a 61 anni dalla sua nascita. La Nato del futuro non sarà un guardiamo del mondo. La sfida vera è mettersi ”in relazione con le altre organizzazioni internazionali, con gli altri paesi e le altre realtà emergenti e influenti” per cercare di dare un contributo alla sicurezza, premette Di Paola. ”Senza trascurare la difesa collettiva, l’Alleanza si trasforma perchè ha la consapevolezza che assicurare una difesa collettiva, richiede una gestione collettiva della sicurezza, un global approach”, afferma Di Paola. ”La minaccia non arriva più dai carri armati sovietici, ma da terrorismo e proliferazione nucleare, in particolare dalla combinazione tra questi due fattori”, dice Di

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Madelaine Albright ex segretario di Stato Usa

Paola che aggiunge all’elenco delle nuove sfide la sicurezza dei mari (anche dagli abbordaggi dei pirati), la sicurezza energetica (anche con la protezione delle piattaforme marittime e delle vie di approvvigionamento) e quella cibernetica. Nel rapporto Albright (35 pagine), l’articolo 5 del Trattato del 1949, cioè la clausola di autodifesa collettiva che obbliga a considerare un attacco ad un alleato come un attacco a tutta l’Alleanza, resta come parte fondante del nuovo concetto strategico. Così come resta, con un ruolo ampliato, un altro strumento: l’articolo 4 che prevede consultazioni tra alleati su questioni di sicurezza. Durante la guerra fredda è servito a discutere in astratto di minacce generali, ora potrebbe essere usato per fini più operativi: decidere se un attacco cibernetico contro le banche di uno stato membro – ad esempio – possa essere considerato un rischio per la sicurezza di tutti. Nella nuova Nato la volontà di cooperazione con la Russia è ”forte e sentita”, afferma Di Paola, ricordando che il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, ha fatto del rapporto con la Russia un elemento cardine del suo mandato, pur nella consapevolezza che ci sono ”punti di fondo di non condivisione”. Un banco di prova importante sarà la difesa missilistica, che dovrebbe entrare a fare parte a fine anno della missione dell’Alleanza. L’ambizione è di avere un nuovo sistema missilistico che, sotto l’ombrello Nato, possa coprire lo spazio da Vancouver a Vladivostok: un patto Usa-Europa-Russia, per garantire la difesa dei cittadini e dei

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Amm. Di Paola

territori da attacchi di paesi come l’Iran e/o di gruppi terroristici che entrassero in possesso di materiale nucleare. ”Con la Russia ci sono molti temi in comune. Uno di questi, è il pericolo della proliferazione e della minaccia missilistica: anche la Russia ha interesse ad avere un sistema che la protegga da comportamenti pericolosi di altri”, osserva Di Paola. Sui dubbi di alcuni alleati, che ancora temono la minaccia russa, il capo del comitato militare rileva che ”nessuno degli alleati deve temere in un solo momento che la sua sicurezza possa essere compromessa da questo rapporto. Al contrario, se la Nato riuscirà ad avere un rapporto positivo con Russia, la sicurezza di tutti gli alleati ne uscirà rafforzata. Una Russia partner affidabile e prevedibile – conclude – è nell’interesse di tutti, compreso di quelli che più la temono”. (ANSA)

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