Manovra: intervento da 40 miliardi a giugno, poi delega fiscale

tremonti2Roma, 7 giu – Il percorso si conferma quello già tracciato: a giugno la manovra da 40 miliardi fino a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014, poi a settembre la delega fiscale. Non ci sarebbero dunque variazioni rispetto a quanto già annunciato dopo il chiarimento ad Arcore tra la Lega, il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. L’intervento sui conti arriverà dunque a metà mese (probabilmente la prossima settimana) per far sì che il Parlamento lo licenzi entro luglio e soprattutto per arrivare il 20 giugno prossimo all’Ecofin con un percorso triennale blindato. Poi, ma solo a settembre, dovrebbe arrivare la richiesta di delega al governo per la riforma fiscale.

«Alla fine Tremonti – dice il leader della Lega Umberto Bossi – dovrà trovare il modo di ridurre un po’ le tasse» cercando di coniugare calo tasse con rigore dei conti. Certo prima dovranno essere “digeriti” i risultati dei 4 tavoli tecnici che ci stanno lavorando e ci sarà il confronto con le parti sociali. Il gruppo di lavoro che analizza i regimi di favore, gli sconti e le deterazioni si è riunito, ha classificato una ventina di regimi ”speciali” e si è aggiornato tra due settimane: in totale si è arrivati ad esaminarne 60 su 480 tipologie. Insomma, sembra non ci sia fretta nonostante oggi il presidente di Confidustria Emma Marcegaglia dica chiaramente che bisogna fare la riforma ”anche prima di settembre, anche a parità di pressione fiscale” Tremonti di fatto non si scompone.

Ai giornalisti che lo assediano affida, visibilmente sereno, il suo “no comment”. Dice: ”domande sul fisco? Non ci provate nemmeno…”. Non dovrebbe dunque prendere corpo l’ipotesi di spezzare in due la manovra da 40 miliardi con un intervento subito (5 miliardi) ma solo sul 2011. Cifra che comunque dovrebbe essere confermata per l’anno in corso ma che servirà a rifinanziare alcune spese (missioni all’estero, esenzione ticket…). Il grosso della manovra si spalmerà invece sugli anni successivi. Ma il decreto arriverà a giugno. Un “salvagente” in momenti di allarme “contagio” e di agenzie di rating “scatenate”. Il tema forte rimane ancora dove reperire le risorse. Moltissime le ipotesi sul campo: il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, continua a negare che ci sarà un intervento per portare a 65 anni l’età pensionabile delle donne che lavorano nel privato così come già avvenuto nel pubblico. Riforma che però frutterebbe alle casse dello Stato circa 1 miliardo l’anno. E uno stop arriva, da Confindustria, dalla Cgil e dall’Idv all’ipotesi di un aumento dell’aliquota previdenziale per i parasubordinati.

Anche il percorso “fiscale” appare assai arduo: l’aumento dell’Iva (non sui beni di prima necessità) ipotizzato (ma all’interno della riforma fiscale) darebbe nuove risorse. Ma – fanno notare i detrattori della misura, commercianti in testa – deprimerebbe i consumi a scapito di una già debole ripresa. Resta sempre in piedi il capitolo lotta all’evasione (stimata in 120 miliardi l’anno) al quale il Governo è più volte ricorso per coprire le manovre negli ultimi anni. Ma c’è anche la necessità di allentare il fiato sul collo ai contribuenti (vedi, ad esempio, la norma nel dl sviluppo per “ammorbidire” le ganasce fiscali e le recenti polemiche su Equitalia).

Sanità e autonomie locali non sarebbero in ballo nè ci sarebbe una patrimoniale anche se alcuni nel Pdl non storcono il naso all’ipotesi. Come sempre, c’è chi in Parlamento rispolvera i “vecchi” condoni. Misura attuata più volte ma anche ripudiata dallo stesso Governo. Ma con la riforma del processo civile alle porte – si fa notare – un “ripulisti” preventivo potrebbe aiutare. E c’è sempre la voce “tagli” ai ministeri che stavolta però non sarebbero più lineari, ma molto più selettivi. E in tempi di magra non sarà certo sfuggita al Tesoro la dichiarazione del ministro della Salute Ferruccio Fazio: il sistema sanitario nazionale può risparmiare fino a 10 miliardi di euro l’anno. Cioè un quarto di tutta la manovra.(ANSA)

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