Manovra: i magistrati del Consiglio di Stato in sciopero dal 1° luglio

tribunale1Roma, 23 giu. – I magistrati del Consiglio di Stato incroceranno le braccia il 1° luglio prossimo per protestare contro le misure contenute nella manovra economica varata dal Governo. La giornata di astensione dal lavoro delle toghe di Palazzo Spada coinciderà così con quella già proclamata nelle scorse settimane dalla magistratura ordinaria. Pur prendendo atto della “gravità della situazione economica del Paese” e sottolineando che “è dovere di tutti i cittadini contribuire a far fronte alla crisi economica, dovere al quale i magistrati non intendono certo sottrarsi facendosi carico dei sacrifici imposti e necessari”, l’associazione dei magistrati del Consiglio di Stato definiscono la manovra “discutibile sul piano della sua legittimità costituzionale e per più versi iniqua”. Infatti, si legge in una nota dell’Associazione, “a parità di reddito o anche a fronte di redditi di gran lunga più elevati, pone sacrifici solo ai lavoratori del settore pubblico, realizzando sostanzialmente una manovra fiscale, con aumento dell’aliquota massima a carico dei soli dipendenti pubblici” e “anche all’interno del settore pubblico allargato, permangono sacche di privilegio, favorite dall’assenza di trasparenza e di pubblicità dei dati, relativamente alle retribuzioni globali ed effettive percepite da manager di enti e società pubbliche, dall’alta dirigenza e dagli uffici di staff dei ministri e degli enti pubblici, che spesso godono di cumuli di incarichi tutti a carico dell’erario”. La manovra, dunque, rilevano ancora i magistrati di Palazzo Spada, “si limita a realizzare un intervento sul reddito senza minimamente affrontare nodi strutturali della spesa pubblica, anche nel settore della giustizia, sicchè è da attendersi, da un lato, che le misure adottate, in quanto necessariamente temporanee, si rivelino inadeguate, e, dall’altro, che la qualità del servizio giustizia, da tempo abbisognevole di una razionalizzazione delle risorse, possa oggettivamente peggiorare, con le note conseguenze sulla competitività e sull’efficienza del sistema economico e produttivo nel suo complesso, oltre che sul livello di tutela dei cittadini”. Con specifico riferimento alle magistrature, poi, le toghe amministrative osservano che “l’intervento normativo non considera che, a differenza che in altri settori dell’impiego pubblico, contrattualizzato e non, i meccanismi di progressione economica, predeterminati per legge, sono legati alla progressione in carriera e sono stati voluti dal Parlamento e introdotti proprio allo scopo di evitare qualsiasi forma di contrattazione del trattamento economico”: il meccanismo adottato, “evidentemente non tiene conto nè delle peculiarità dei meccanismi automatici sopra evidenziati nè di più elementari aspetti tecnici dell’intervento” e “crea una palese irragionevolezza anche all’interno della magistratura, in quanto il risultato ottenuto è tale da far gravare l’intervento in misura maggiore su chi guadagna di meno e su chi si trova del tutto casualmente a conseguire una promozione nel prossimo triennio (con sacrifici che, a seconda della magistratura interessata, possono tradursi in una perdita di oltre il 30% della retribuzione, misura non ipotizzata in nessun altro settore del lavoro pubblico)”. In tale quadro, è “impossibile sottrarsi – scrivono i magistrati del Consiglio di Stato – alla condivisione della protesta indetta unitariamente da tutte le magistrature, pur nella consapevolezza che la forma dello sciopero mai è stata adottata nella storia di questa Associazione e dello stesso Consiglio di Stato e che rimane prioritario l’impegno a rendere edotta l’opinione pubblica degli aspetti iniqui della manovra e a ricercare, anche nelle sedi governativa e parlamentare, ogni forma di ragionevole composizione delle attuali divergenze”. L’Associazione dei magistrati di Palazzo Spada, dunque, “nella consapevolezza che la funzione di servizio consistente nell’applicare e nel rendere effettivo il diritto, attribuita dalla Costituzione alle magistrature, implica soprattutto responsabilità ritiene che l’astensione dal lavoro dei magistrati, “specie di quelli deputati a tutelare i cittadini nei confronti dell’illegittimo esercizio dei poteri pubblici, debba comunque essere contenuta nel tempo ed effettuata con modalità tali da non attenuare le garanzie di tutela dei cittadini e che, pertanto, debba essere limitata a un giorno”, il 1° luglio, “data in cui non sono in calendario udienze giurisdizionali e adunanze in sede consultiva”. L’astensione dal lavoro avverrà “con eccezione dell’attività inerente all’adozione di misure cautelari provvisorie”. L’Assemblea, conclude la nota, “dà mandato al Consiglio direttivo di adottare ogni opportuna forma di comunicazione delle ragioni e delle modalità della protesta”, nonchè a rappresentare “la necessità di una soluzione delle questioni” e ad “adottare ogni ulteriore decisione, compresa la revoca dell’astensione, in caso di elementi sopravvenuti”. (AGI)

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