Manovra economica, il comparto Sicurezza e Difesa e il gioco delle tre carte

tremonti2Roma, 8 giu – Non ci piace comunicare brutte notizie, ma abbiamo il dovere di fotografare la situazione attuale e fornire le nostre impressioni. Naturalmente parliamo della manovra economica 2011-2012 recentemente firmata da Napolitano e che presto approderà alle Camere dove Tremonti si sta attrezzando a respingere il solito assalto alla diligenza. Cominciamo con i punti fermi (o quasi). L’entità della manovra non cambierà, parola di Berlusconi, quando pochi giorni fa affermava che “il Parlamento potrà ovviamente introdurre delle modifiche a questa manovra, ma deve essere chiaro che i saldi di bilancio che sono previsti dalla manovra, che portano ad una diminuzione della spesa pubblica di 24,9 miliardi di euro in due anni, non potranno essere modificati neppure di una virgola”.

Il testo finale della manovra firmato da Napolitano ha visto scomparire delle norme che avevano suscitato allarme e indignazione tra gli operatori del comparto facendo decidere agli estensori della norma una strategia più sottile: affidare ad ogni singolo ministero il compito di operare i tagli sui rispettivi bilanci, che si aggirano intorno al 10%. Ma qualcosa non ha funzionato, almeno così vogliono farci credere. Curiosamente assistiamo ad un divertente teatrino messo in piedi dal ministro Tremonti, dal ministro degli Interni Maroni e da quello della Difesa La Russa. In particolare quest’ultimo, che in passato ha dato prova di capirci ben poco di quello che accade al suo dicastero ed ancora meno dei meccanismi che lo regolano, adesso si esercita a fare la faccia dura con Tremonti: «io so come usare il bilancino della spesa e di tagli ne ho già fatti tanti» e ancora «a differenza degli insegnanti, dei magistrati e di altre categorie del pubblico impiego, i militari non possono scioperare. Ma non per questo devono essere penalizzati. C’è un ministro che parla per loro e il mio appello, dopo averlo fatto a Tremonti, lo rivolgo al Parlamento». Come a dire: tranquilli raga, ci penso io.

Purtroppo mentre continuano le esternazioni a favore di telecamera gli uffici finanziari di ogni stato maggiore di Forza armata (stessa cosa dicasi per gli altri dicasteri da cui dipendono gli operatori del comparto Sicurezza) hanno già preparato in gran segreto i documenti contenenti, in massima parte, tagli dolorosissimi alle retribuzioni del personale in uniforme che costituiscono quasi la totalità del bilancio dei dicasteri. Che fare allora? Propaganda, off course.

E mentre il teatrino continua, nel clima di incertezza e mancanza di documenti ufficiali il panico si scatena: taglieranno l’assegno funzionale, dicono alcuni, saltano le promozioni, rincarano altri. La verità è che nessuno sa ancora con certezza dove e come i tecnici in uniforme opereranno i tagli previsti dalla manovra finanziaria. Lo ripetiamo: il bilancino non è nelle mani di La Russa nè in quelle di Maroni, organi di vertice politico che per loro stessa natura non hanno idea delle rispettive (e complesse) macchine finanziarie dei loro dicasteri affidate invece totalmente nelle mani dei generali e dei tecnici.

La Russa ha paura. Questo è il dato certo. Ricorda benissimo che il malgoverno del dicastero della Difesa costò al suo predecessore Martino quasi 20.000 voti solo a Roma e non vuole fare la sua stessa fine, anche se ormai la sua figura di strenuo difensore delle Forze armate risulta appannata, specialmente da quando i gradi bassi si sentono abbandonati a loro stessi e la tanto decantata professionalizzazione ha presentato il conto: i professionisti della Difesa si sentono trattati come impiegati del catasto (con tutto il rispetto per quei lavoratori) con l’aggravante che sul fronte disciplinare, come sempre quando comanda la destra, si assiste ad una ulteriore compressione dei diritti individuali.

Tirando le somme, possiamo dire che in queste ore si assiste, ad opera della dirigenza politica, al desolante gioco delle tre carte, dove Tremonti fa la parte di quello che mischia le carte, i compari (La Russa e Maroni) gli reggono il gioco e la vittima di turno (il comparto Sicurezza e Difesa) veste i panni del gonzo a cui rifilare la fregatura. ico_commenti Commenta

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.