Manovra economica 2011-2012. La Commissione Difesa la approva. Scenari inquietanti

commissione_difesaMembri della maggioranza  di governo consapevoli di mettere a rischio il funzionamento stesso delle Forze Armate. Roma, 16 giu – Più che un resoconto sommario è un bollettino di guerra il parere della 4ª Commissione Difesa del Senato sul ddl 2228 (Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica). I membri della Commissione Difesa appartenenti alla maggioranza di governo, pur evidenziando che i tagli richiesti incideranno pesantemente sull’organizzazione delle Forze armate, esprimono “parere non ostativo”, cioè l’approvano in toto. Pubblichiamo per intero l’atto parlamentare lasciando al lettore, come sempre, ogni giudizio.

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Legislatura 16º – 4ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 138 del 15/06/2010

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 2228


La Commissione,

esaminate le parti di competenza del provvedimento in titolo,

esprime

parere non ostativo


con le seguenti osservazioni:

a)  con riferimento a quanto disposto dal comma 1 dell’articolo 2 e dal comma 5 dell’articolo 8, si rileva che, stante la progressiva compressione delle disponibilità per consumi intermedi registrata a partire dal 2005 ad oggi, l’applicazione delle previsioni del decreto-legge in titolo darebbe luogo ad una riduzione degli stanziamenti previsionali per il 2011 di oltre il 66 per cento, incidendo in minima parte sulle spese per il funzionamento delle strutture amministrative ed invece pesantemente sull’organizzazione operativa, che non può ulteriormente assorbire nuovi contenimenti di spesa senza venir meno agli standard fondamentali richiesti a livello internazionale;

b) con riferimento all’articolo 9:

in relazione al comma 1, si osserva che la previsione ivi contenuta può dar luogo ad un disallineamento dei trattamenti economici sulla base dell’impiego dei singoli individui nel 2010, facendo sì che chi ha goduto nel corso dello stesso anno di trattamenti stipendiali accessori possa percepire un trattamento superiore rispetto a chi, pur ricoprendo posizioni identiche, ha ricoperto un impiego con un trattamento meno favorevole;

per quanto attiene al comma 21, si rileva che la sospensione delle progressioni economiche connesse con le promozioni e gli avanzamenti rischia, per il personale militare, di svuotare di significato l’attribuzione del grado (cui sono connesse maggiori responsabilità e mansioni), con potenziale lesione del dettato costituzionale e con il rischio dell’instaurazione di numerosi contenziosi;

in ordine, da ultimo, al comma 34, sarebbe opportuno ripensare la norma (che concentra il taglio all’indennità di impiego operativo per i reparti di campagna solo nel settore del personale militare della Difesa, e segnatamente dell’Esercito), riferendola al più ampio quadro del comparto difesa-sicurezza;

c) con riferimento all’articolo 12, comma 10, si rileva che il differente computo del trattamento di fine servizio del personale militare da essa introdotto (che lo rende simile al trattamento di fine rapporto), postula l’attivazione di un sistema di previdenza complementare ad oggi non ancora istituito per il suddetto personale;

d) in ordine a quanto disposto dall’articolo 55, comma 5, si osserva che l’entità del fondo per le missioni internazionali di pace non è sufficiente a coprire l’intero rifinanziamento della partecipazione italiana alle stesse per il secondo semestre del 2010.

La Commissione osserva, da ultimo, che, qualora l’ulteriore contenimento delle spese destinate alla Difesa fosse da considerare imprescindibile, sarebbe opportuna una ridefinizione del modello di difesa professionale (come delineato dalle leggi nn. 331 del 2000, 215 del 2001 e 226 del 2004 e già oggetto di un taglio complessivo di 4,5 miliardi di euro dal 2009 al 2020), col prioritario scopo di garantire il massimo livello di efficienza, proiettabilità e di operatività in ambito internazionale.

In senso difforme si era quindi espresso il Gruppo del Partito Democratico, che aveva formulato avviso contrario sul provvedimento rilevando che esso ha confermato:

a. gli errori previsionali e la sottovalutazione della gravità della crisi da parte del Governo, da cui sono conseguenzialmente derivati arretramenti e peggioramenti consistenti sotto i profili della finanza pubblica, della tenuta della struttura sociale e della conservazione della struttura produttiva;

b. la decisione del Governo di non adottare una politica di bilancio anticiclica adeguata alla gravità della crisi economica e finanziaria del Paese;

c. l’assenza di una reale strategia volta alla diminuzione del debito e al recupero di capacità competitive del Paese;

d. la mancata definizione di obiettivi programmatici sul terreno della ripresa economica e del controllo della finanza pubblica.

Inoltre, il Gruppo del Partito Democratico aveva rilevato che:

a. la manovra in esame è iniqua, squilibrata, al di sotto delle necessità del Paese e certifica, in via definitiva, l’incapacità e lo stato di confusione del Governo nella gestione della finanza pubblica nonché l’assenza di qualsiasi idea di politica economica anticiclica in grado di sostenere le famiglie e il sistema produttivo a fronte della grave crisi economica in corso;

b. nell’articolato della manovra non vi è traccia di misure di carattere strutturale, tali da garantire un duraturo risanamento dei conti pubblici. L’insieme degli interventi avrà un ulteriore effetto depressivo sui consumi, ridurrà la capacità di risparmio delle famiglie e impatterà negativamente sulla capacità di investimento complessivo del sistema Paese;

c. in sostanza, è una manovra recessiva che aggredisce e depotenzia i fattori fondamentali alla base della crescita economica del nostro sistema produttivo.
La manovra correttiva, di ammontare pari a 24,9 miliardi di euro, è incentrata per il 60 per cento su tagli alla spesa (14,891 miliardi di euro) e per circa il 40 per cento su maggiori entrate (10, 091 miliardi di euro) e si fonda sui tre direttrici principali: 8,5 miliardi sono recuperati da tagli agli enti locali, 10 miliardi da ipotetiche maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscali e 6,4 miliardi da tagli al trattamento economico e pensionistico dei dipendenti pubblici e tagli lineari ai Ministeri e tagli alla spesa sanitaria e farmaceutica;

d. nel corso degli ultimi anni nessuna manovra finanziaria, anche correttiva, aveva registrato, a fronte di consistenti misure di maggiori entrate e di pesanti tagli alle spese, l’assenza di qualsiasi misura direttamente destinate al sostegno e allo sviluppo dell’economia.

Per quanto attiene, infine, le misure di specifico interesse della Commissione Difesa, le ragioni della contrarietà al decreto-legge in titolo comprendevano anche:

a. l’introduzione del principio del “definanziamento” delle leggi di spesa totalmente non utilizzate negli ultimi 3 anni, che costituisce un fattore particolarmente negativo che mette a rischio la capacità di spesa soprattutto nel settore della manutenzione dei mezzi e dei sistemi d’arma non sempre programmabile con largo anticipo;

b. il taglio lineare del 10 per cento dei bilanci di tutti i Ministeri per le spese rimodulabili nel triennio 2011-2013, che, per quanto riguarda la difesa, colpisce pesantemente l’esercizio, cioè l’addestramento delle forze armate, la manutenzione e l’ammodernamento dei mezzi nonché la messa in efficienza e la produttività dell’area industriale della difesa;

c. il taglio dell’80 per cento delle spese di organizzazione di convegni, giornate e feste celebrative, autorizzabili per le Forze armate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che impedirà al personale impiegato in tali attività, disposte fuori dall’orario di servizio, di percepire i compensi dovuti. Non potranno essere corrisposte più le diarie di missione all’estero, i rimborsi di uso del mezzo proprio, di rimborso di 1/5 del costo della benzina nonché di trasporto mobili e masserizie, il tutto senza tener conto che tali misure consentivano risparmi di spesa a favore della pubblica amministrazione;

d. le misure contenute nell’art. 9, finalizzate ad un contenimento delle spese in materia di pubblico impiego, e che agiscono nei confronti del personale militare non solo operando il blocco dei rinnovi contrattuali, misura già grave in sé, soprattutto quando applicata a stipendi medio bassi, quali possono essere considerati quelli percepiti da due terzi degli operatori del comparto sicurezza e difesa, ma vanno oltre, intervenendo su trattamenti economici che dovrebbero essere corrisposti in relazione a funzioni attribuite al personale per promozione ad un grado più elevato o per avvicendamento negli incarichi e che verranno cancellate. Questo in quanto la manovra prevede che nel triennio 2011-2013 non si potrà corrispondere un trattamento superiore a quello conseguito nel 2010. La norma in questione può avere effetti devastanti sulla funzionalità dello strumento militare e appare, inoltre, di dubbia costituzionalità;

e. i commi 34 e 35 dell’articolo 9, che riducono del trenta per cento le risorse stanziate per l’anno 2008, per “l’indennità d’impiego operativo per reparti di campagna”; per effetto di questa misura, contrariamente a quanto sostenuto pubblicamente dal Governo, la busta paga di un certo numero di militari, di ogni ordine e grado, verrà decurtata di un importo variabile da 80 euro mensili fino ad un massimo di 130 euro mensili di trattamenti già riconosciuti;

f. le norme contenute nell’articolo 12 che intervengono in materia di trattamenti previdenziali non risultano a applicabili al personale militare, in quanto confliggono con i limiti di età per la cessazione dal servizio previsti dalle norme sullo stato giuridico e l’avanzamento o con le norme che disciplinano i vari ordinamenti del personale militare;

g. il fatto che, pur nell’ambito di una manovra di così elevato importo, non è previsto alcun finanziamento per il fondo speciale per le missioni militari all’estero in relazione al secondo semestre del 2010. Una parte essenziale della nostra politica estera e di difesa, continua così, a causa della politica di questo governo, a rimanere caratterizzata da una persistente incertezza e costante provvisorietà dei finanziamenti;

h. è venuta meno la soppressione della società Difesa Servizi S.p.A. prevista nelle prime bozze della manovra, con il permanere, quindi di un ulteriore centro di spesa.ico_commenti Commenta

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