Manovra, Cocer interforze: “attaccare il comparto vuol dire attaccare la sicurezza e la difesa del cittadino”

cs-cocerGen. Rossi: “se non otteniamo risultati mi dimetto”. Roma, 7 lug – (dalla nostra inviata Monica Ferdinandi) Si respirava un’aria carica di delusione e amarezza in via Marsala 104, sede istituzionale a Roma del Cocer interforze presso la quale ieri è stata indetta una conferenza stampa per illustrare ai giornalisti lo stato di estremo disagio creato dalla manovra finanziaria all’interno del comparto. Uomini in divisa, abituati ad operare tra mille pericoli e difficoltà, si sentono feriti dal “fuoco amico” di uno Stato che ha scelto deliberatamente di colpire i suoi servitori più fedeli. “Nel momento in cui prenderò atto che il nostro organismo non riesce a tutelare il personale,  rassegnerò le mie dimissioni”, dichiara il presidente del Cocer interforze generale Rossi, interpretando il senso di frustrazione di una organizzazione di Rappresentanza la quale si sente svilita proprio dalla mancanza di risposte da parte del Governo che dal canto suo procede presentando “emendamenti strani che vanno e vengono, come quello sul taglio delle tredicesime”. “Fungiamo da ammortizzatori rispetto ai malumori del comparto – dichiara il maresciallo Ciavarelli, del Cocer Marina: stiamo lavorando per tranquillizzare il personale, ma non è facile, si sentono abbandonati  e frustrati da un accanimento feroce delle istituzioni nei confronti di chi non fa altro che fare il proprio dovere, di chi è al servizio del cittadino”.

Commentanto le misure contenute nella finanziaria, il Cocer evidenzia in essa l’antitesi con la specificità del comparto e la capacità di mettere in discussione i meccanismi che assicurano il funzionamento delle Forze armate e di Polizia, con un assoluta sottovalutazione degli effetti indotti. Le ragioni esposte dal Cocer sono state oggetto di specifici incontri con i massimi esponenti del governo il quale, pur condividendole hanno portato fin ora solo ad alcune e parziali varianti che non garantiscono le principali richieste del comparto. Il Cocer riconosce il momento di contingenza del Paese, e lungi dal volersi considerare una specie di casta, nulla obietta circa le disposizioni di carattere generale che colpiscono anche il comparto nonostante la sua “specificità”, ma non accetta che, per via contabile, venga generata confusione nelle sue organizzazioni, compromettendo la capacità di erogare servizi a favore dei cittadini con una ripartizione iniqua dei sacrifici. Il Cocer punta l’attenzione su tre aspetti che giudica fondamentali: la funzionalità dell’erogazione dei servizi, la meritocrazia e l’equità sia sotto il profilo stipendiale che previdenziale. Secondo quanto previsto dalla manovra finanziaria, spiega il Cocer, ciascun dipendente pubblico non potrà guadagnare  nel prossimo triennio più di quanto ha guadagnato nel 2010, ma ciò non è assolutamente applicabile al comparto Difesa e Sicurezza, perché militari e poliziotti hanno una retribuzione in parte fissa e in parte legata alla loro operatività effetiva. In altre parole, lavorare  di giorno o notte, in Italia o all’estero, volare, navigare o portare a termine particolari e rischiose operazioni, viene retribuito con speciali indennità proporzionate all’impegno operativo svolto.  

cs-cocer1L’organo di rappresentanza militare precisa inoltre che il taglio lineare del 10% ai dicasteri che si occupano di Difesa e Sicurezza comporterà pesantissime ripercussioni che inevitabilmente pregiudicheranno l’efficacia e la sicurezza del lavoro svolto da militari e forze dell’ordine. Per cio che concerne la parte prettamente “meritocratica” il Cocer rileva che la manovra economica rompe la relazione tra promozione e retribuzione, facendo salvi solo gli effetti giuridici, assegnando la responsabilità del nuovo grado ma non i relativi benefici economici, portando anche nelle Forze armate e di polizia una cultura antimeritoctratica. In ordine all’equità – afferma il Cocer -, una manovra è da considerarsi bilanciata se consente ai cittadini di contribuire in ragione della loro capacità economica, ma  il personale del Comparto ha già pagato un prezzo altissimo rispetto ad altri settori della Pubblica Amministrazione e non possono essergli richiesti ulteriori sacrifici al pari del resto del pubblico impiego: gli sono stati sottratti ben 770 milioni di euro derivanti dal pluriennale accantonamento dello stanziamento destinato al riordino delle carriere del personale. In particolare  – sottolinea il Cocer – l’intero comparto contribuisce finanziariamente alla situazione di crisi del Paese con il blocco dei rinnovi contrattuali per le annualità 2011/2013, il blocco degli automatismi stipendiali e delle classi e scatti per le medesime annualità, la rateizzazione del pagamento della buonuscita e la valenza delle promozioni ai soli fini giuridici. Il Cocer conclude ritenendo l’incidenza di questa manovra sul comparto “inaccettabile”, anche perché partendo da un profilo contabile funzionale, stravolge gli schematismi delle strutture interne.

Riguardo all’annunciato taglio di 10.000 unità nei ranghi della Difesa, il generale Rossi rispondendo ad una nostra domanda ha riferito che esso si concretizzerà con “l’esodo forzato” che riguarderà in particolare il ruolo marescialli i quali, presumibilmente, godranno di uno speciale bonus (l’ARQ, aspettativa per riduzione quadri). La misurà sarà presumibilmente applicata ai militari a cui mancano tre anni per il raggiungimento dei 40 anni di contribuzione.

Il collega Fabrizio Caccia, del Corriere della Sera, ha chiesto invece al presidente del Cocer cosa intendendesse quando ha parlato di “prevenire eventuali forme di dissenso al di fuori delle regole”. Il generale Rossi ha risposto dichiarando che “non legittimerà azioni illegali come segno di protesta e malessere del Comparto stesso”. ico_commenti Commenta

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