Manovra, 2 giugno, militari: petto in fuori e rabbia dentro

2giugno2010L’amarezza dei militari in una parata piena di contraddizioni. Quel miraggio del sindacato militare. Roma, 4 giugno – Per sapere quanti e quali sentimenti si mischiano in questi giorni in Italia sarebbe bastato fare un salto alla parata militare del 2 giugno. Ci si sarebbe imbattuti nell’orgoglio ma anche nella rabbia dei militari per i tagli subiti dalla manovra finanziaria. Nella solidarietà e nell’affetto che Gianni Letta dimostra con due baci assestati sulle guance di Guido Bertolaso al termine della sfilata della Protezione civile. Nell’amor patrio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Nell’orgoglio del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che
tiene la tribuna autorità come una rock star il suo palco. Ma soprattutto si sarebbe respirata l’italianità degli italiani assiepati lungo i fori imperiali per i loro fanti di terra, di cielo e di mare. Una risposta, come soltanto la gente comune sa dare, all’assenza della Lega e di tanti ministri: il ministro dell’Interno, Roberto Maroni per la terza volta ha preferito Varese e le cover di Andrea Bocelli e Gino Paoli all’inno di Mameli. Mai come quest’anno la parata militare del 2 giugno è stata occasione di spunti e riflessioni. Tra i sentimenti di sicuro non ci sono stati imbarazzo e il fastidio di Silvio Berlusconi alla vista di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera era in Afghanistan per portare la vicinanza del paese ai militari impegnati nella missione internazionale. Mossa di cui evidentemente se ne sentiva il bisogno. Perché ciò che stride di più, rivedendo il film della parata, è la differenza tra il dire e il fare che la politica mostra nei confronti dei militari. Ieri uomini e donne delle forze armate hanno marciato petto in fuori e rabbia in dentro per uno stato che nei fatti li aveva appena puniti con una manovra pesantissima per loro. C’erano quelli delle missioni internazionali, presentati con orgoglio e applauditi con viva partecipazione dalle istituzioni eppure tra i più colpiti dalla Finanziaria visto che a decorrere dal prossimo anno sarà decurtata l’indennità di campagna. La misura colpirà i giovani, ovvero il bacino con
il quale facciamo bella figura all’estero. La loro amarezza è la stessa di quella che aveva espresso due giorni fa il generale di corpo d’armata,Domenico Rossi. Ovvero che ieri ha aperto la parata in qualità di comandante delle truppe partecipanti alla parata. Ebbene Rossi alla vigilia non esitava a sottolineare una «oggettiva sperequazione a danno del comparto Difesa e Sicurezza». Oggi che la Finanziaria è realtà, a Italia Oggi dice che preferisce di non commentare in attesa di studiare bene il testo.
crocerossinaSmaltiti i sentimenti del 2 giugno che si è dato appuntamento in via dei fori imperiali restano le curiosità. La curiosità, per esempio, di sapere che cosa si saranno detti Gianni De Gennaro, l’uomo che coordina i servizi segreti, Gianni Letta che dei servizi detiene la delega a palazzo Chigi, e Massimo D’Alema che sui servizi mette becco in qualità di presidente del Copasir. Ma alla fine, come canterebbe egli stesso, meno male che c’è Silvio Berlusconi a regalare una sua particolare parata. Per il capo dello stato è una gioia esserci. Lo dimostrano la mimica facciale, i gesti. A Napolitano aveva sistemato la sedia affinché fosse ben piantata sul pavimento. E con il capo dello Stato parla spesso con ritrovata cordialità. Alla vista di Rocco Buttiglione è tutto baci e abbracci, una parolina alla presidente del Lazio, Renata Polverini. E che show al passaggio delle crocerossine. Il suo braccio destro fende l’aria disegnando un tondo di apprezzamento al passaggio della crocerossina con la gonna. Per le cose serie c’è Gianni Letta, con il quale parla fitto prima che la festa cominci.

Quel miraggio del sindacato militare. Dopo la Finanziaria necessario rivedere la rappresentatività delle forze armate

La segretezza circonda la manovra finanziaria. I segreti sono gli escrementi della democrazia. Nessun organismo è privo di escrementi. Non è tuttavia saggio farne una ragione di vita. I danni conseguenti al malaccorto uso del segreto avranno conseguenze sulle forze armate: comunque finirà questa manovra finanziaria, alla fine i furbi diranno «avevamo ragione noi» e si imporrà la necessità di un sindacato militare. Vediamo perché.

Le cifre in gioco. Le spese militari erano 1,1 per cento del Pil, quando Antonio Martino divenne ministro. Promise di portarle a 1,5. Quando se ne andò erano quasi 0.8. Oggi sono a 0,9, un’inezia rispetto alla sontuosità della spesa politica e a quello che i soldati danno. Risparmi e spremiture della finanziaria non incideranno più d’uno zero virgola. Per raggiungere pertanto quantità significative dovranno incidere sui gradi medio bassi, già alla fame.

La linea di comando. Il soldato che il 2 giugno sfila ai Fori Imperiali è diviso dal ministro da otto livelli di comando. Nel 1992 i livelli che lo separavano dal ministro erano cinque. Nel 1992 i militari erano 350 mila, oggi sono meno della metà. Tagliate le braccia, è cresciuta la testa, ma è afona. I gradi bassi sono abbandonati a loro stessi, mentre il segreto sulla finanziaria impazza e le altre categorie sono più rappresentate. I soldati professionisti, a conti fatti, sono trattati peggio di quelli di leva.

La rappresentanza militare. Il segreto ne impedisce la funzione principale, quella consultiva. La compartecipazione del Cocer alla concezione dei provvedimenti che ricadono sul personale delle forze armate, è mortificata dai ministri della destra. Fu così con Cesare Previti, peggiorò con Antonio Martino, è sulla stessa strada con Ignazio La Russa. Antonio Martino ebbe una perdita secca di 20mila voti a Roma. Arturo Parisi, al contrario, è ancora ricordato per l’attenzione rispettosa verso il Cocer.

I furbi. Coloro i quali si appropriarono di 4mila case della difesa possono dire «avevamo visto giusto, abbiamo fatto bene». Il taglio delle pensioni e delle buonuscite impedisce ai militari l’acquisto della casa a fine carriera. Quelle case, vendute a prezzi di mercato, 200mila euro ciascuna, avrebbero portato 800 milioni di euro, dieci volte i tagli sulle pensioni militari e due volte quanto Giulio Tremonti regala ogni anno ai suoi funzionari. I furbi avevano visto giusto. I consiglieri intorno a La Russa sogghignano soddisfatti.

La spesa politica. Chi è dentro lo stato, chi conosce i meccanismi dello stato, centrale e periferico, sia quando opera in Italia sia quando opera all’estero, conosce altrettanto perfettamente gli sprechi e le spese della politica, che non sono neppure scalfiti. I militari sono l’antenna più sensibile che lo stato abbia; non corpo separato, come dissero in tempi eversivi; al contrario, collegamento e trasmissione delle istanze della società civile. È pericoloso confondere senso del dovere con stupidità.

La magistratura. L’edificante spettacolo dei magistrati che minacciano lo sciopero, a fronte di sacrifici limitati, è superato solo dall’impavida marcia indietro del governo. Lo stesso governo che, mentre chiede sacrifici ai militari, propone sontuose ristrutturazioni per la magistratura militare, invece di scioglierla. È arduo capire come costoro possano in futuro amministrare giustizia sui militari che esigano il rispetto sinora negato al loro lavoro, alle loro famiglie, a loro stessi.

Il sindacato. Questo porterà inevitabilmente acqua al mulino di quanti vogliono il sindacato dei militari, considerando il Cocer inadeguato, alla prova dei fatti e viste le esibizioni sindacali degli stessi magistrati: l’illusione del sindacato dalla delusione dello stato. (ItaliaOggi) ico_commenti Commenta

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