Mafia: processo Mori; ex ufficiale dei ROS da teste a indagato

mario-moriPalermo, 10 nov – Dichiara, in aula, davanti al tribunale, di avere scritto il falso in una relazione di servizio e da testimone rischia di diventare indagato. Un colpo di scena accaduto oggi, durante l’udienza del processo per favoreggiamento alla mafia al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, che ha avuto come protagonista il colonnello Antonio Damiano, ex comandante del Ros di Palermo. Damiano doveva deporre su un momento centrale della vicenda processuale: quello relativo ai servizi di osservazione che, secondo l’accusa, avrebbero potuto portare alla cattura del boss Bernardo Provenzano gia’ ad ottobre del 1995. Si tratta del cosiddetto mancato blitz di Mezzojuso. Mentre ripercorreva alcune tappe del fatto il teste, che nel 1995 guidava il Ros di Caltanissetta, ha ammesso di avere attestato in una relazione che al servizio di osservazione del 31 ottobre del ’95 era presente il colonnello Michele Riccio nonostante questi non ci fosse. Un falso che, a dire del militare, era finalizzato a tributare a un superiore un ruolo in un’indagine che proprio dal colonnello aveva avuto input. La confessione in aula ha indotto il pm Nino Di Matteo a chiedere la sospensione dell’udienza per dare il modo al teste, che ammettendo la circostanza avrebbe potuto assumere la qualita’ di indiziato di reato connesso, di nominare un avvocato. Alla richiesta si e’ duramente opposta la difesa di Mori che ha sostenuto che il pm sapeva della falsita’ nella relazione fin dal 2002, perche’ il militare l’aveva gia’ ammessa. ”Nonostante fossero dati noti – ha detto l’avvocato Piero Milio – la Procura non ha mai iscritto Damiano nel registro degli indagati, quindi resta un teste”. Tesi accolta dal tribunale che ha ordinato la prosecuzione dell’esame a cui, pero’, il pm a quel punto ha rinunciato.

Damiano ha ripercorso in aula le fasi del servizio di osservazione svolto a Mezzojuso ricordando di avere ricevuto una telefonata di Obinu, il 30 ottobre del 1995. Il colonnello, che all’epoca coordinava le attivita’ investigative sulla criminalita’ organizzata, gli disse che avrebbe dovuto incontrare Michele Riccio senza specificare il motivo dell’appuntamento. Fu solo da Riccio, in servizio alla Dia, che Damiano seppe che il giorno successivo avrebbe dovuto sorvegliare, con una squadra, il bivio per Mezzojuso (Palermo) ”per vedere se alcune persone si sarebbero incontrate”. Il teste ha riferito che, al momento del colloquio, non sapeva che Riccio stava raccogliendo le dichiarazioni del confidente Luigi Ilardo e che il servizio di osservazione fosse finalizzato a indagini sull’allora latitante Bernardo Provenzano. Damiano ha raccontato ai giudici di avere predisposto un sopralluogo finalizzato a capire che tipo di servizio organizzare il giorno successivo. Una versione che non collima con quella dei militari che il teste sostiene di avere portato con se’, che hanno raccontato di aver saputo dell’attivita’ di indagine solo il giorno successivo. Il 31 ottobre Damiano fece appostare due uomini su una collinetta da cui potere tenere d’cocchio la strada: i militari realizzarono una serie di foto in cui vennero immortalate le auto di Ilardo, del boss Lorenzo Caccaro e di Giovanni Napoli. Quest’ultimo (poi si sarebbe scoperto che era uno degli autisti di Provenzano n.d.r.) incontro’ i due al bivio e si allontano’ con loro. Ilardo racconto’ successivamente che insieme a Vaccaro e Napoli ando’ a incontrare Provenzano in un casolare poco distante. Damiano non fece pedinamenti in quanto – ha detto – gli era stato ordinato di svolgere un mero servizio di osservazione. L’ufficiale ha riferito che solo mesi dopo seppe da Riccio che le attivita’ erano dirette alla cattura di Provenzano. Una versione che contrasta con quella della Procura secondo la quale i carabinieri del Ros non sarebbero intervenuti, pur potendo, per catturare il padrino di Corleone. La relazione di servizio sulla vicenda, con la falsa attestazione della presenza di Riccio, che non partecipo’ al servizio, venne pero’ fatta solo dopo la morte di Ilardo, assassinato a Catania a maggio del 2006. Il processo e’ stato rinviato al 14 dicembre per l’esame dell’ex procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra.(ANSA)

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