Mafia, Ingroia: la maggioranza degli italiani è vittima della disinformazione

ingroia-libroIl magistrato presenta il suo libro “Nel labirinto degli dèi” di Leonardo Merlini. Milano, 17 nov – «La mafia oggi è soprattutto mafia finanziaria, mafia degli affari, che ha moltiplicato la sua presenza nell’economia legale». Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, da anni in prima linea per combattere i fenomeni mafiosi, sostiene che «purtroppo la maggioranza degli italiani è vittima di una disinformazione massiccia e pensa che la mafia sia ancora la mafia militare, del pizzo, delle coppole e delle lupare, senza più presente e senza futuro. La realtà purtroppo è diversa». A Milano per presentare il suo nuovo libro “Nel labirinto degli dèi”, pubblicato da Il Saggiatore, Ingroia ha spiegato ad Apcom come sta cambiando il modello criminale mafioso.

«E’ una mafia che a volte definisco “più civile” – ha spiegato – meno sanguinaria, che ha abbandonato la contrapposizione frontale con lo Stato, che si fa accettare più facilmente nei Salotti buoni dell’economia e della politica. Ormai ha invaso tutto il nostro Paese, non esistono zone del territorio totalmente immuni dalla presenza delle mafie». Si tratta, insomma, nelle parole di Ingroia di «una mafia sempre più globale, mentre la maggior parte degli italiani crede di avere di fronte una mafia quasi in ginocchio, perché c’è anche una certa propaganda molto diffusa che tende a rimuovere il problema dicendo che la mafia è quasi sconfitta». Ingroia ha parlato anche dei “pentiti” e di una situazione “non positiva” in questo senso. Il procuratore cita Giovanni Falcone, che diceva che “i pentiti erano materiale da maneggiare con cura, trattandosi pur sempre di ex criminali, ma di cui non si poteva fare a meno, perché un’organizzazione segreta può essere affrontata solo avendo informazioni dall’interno. Avremmo bisogno sempre più di riflessioni lucide, razionalità e confronto civile su queste tema”.

Il procuratore cita poi espressamente il caso di Gaspare Spatuzza, che definisce “una storia con qualche originalità” perché nel momento in cui lui si pone come uno dei pochi “collaboratori di primo livello”, contestualmente gli viene negata la protezione che invece è accordata a pentiti molto meno importanti. «Sembra – ha aggiunto Ingroia dopo aver ricordato le rivelazioni di Spatuzza su Berlusconi e Dell’Utri – un provvedimento punitivo per un collaboratore che ha fatto nomi che non doveva fare». A proposito del suo libro, che si presenta come una raccolta di “storie di mafia e antimafia”, Ingroia spiega che «raccontare le storie serve a conoscere e noi abbiamo bisogno di conoscere meglio la mafia, e questo lo si può fare meglio con le storie piuttosto che con le analisi. Io ho cominciato a capire la mafia attraverso i romanzi di Leonardo Sciascia». (Apcom)

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