L’Iran in prima linea nel contrasto al narcotraffico. 3.300 agenti caduti in trent’anni

iran-oppioRoma, 18 gen – (di Luca de Fusco) Pochi giorni fa, l’ennesimo scontro con i contrabbandieri di droga provenienti dall’Afganistan è costato alla guardia di frontiera iraniana ben 11 morti che portano il totale dei caduti dal 1979, anno di fondazione della Repubblica, oltre i 3.300 uomini inclusi numerosi ufficiali e due generali.

Si tratta di una guerra vera e propria guerra senza tregua che l’Iran conduce con grande impegno in termini di uomini e di mezzi nelle regioni dell’Est confinanti con l’Afganistan.
Questo fa sì che ogni anno vengano catturate centinaia di tonnellate di oppio, circa il 20% del traffico, che rappresentano oltre l’80% delle confische a livello mondiale di questo tipo di droga. I successi procurano alla repubblica islamica gli encomi di governi e organizzazioni e, coerentemente, dallo scorso Dicembre un esperto iraniano ha assunto la direzione della commissione anti droga delle Nazioni Unite. Ma il flusso aumenta ogni anno in linea con l’aumento esponenziale della produzione afgana di cui attualmente almeno 3500 tonnellate vengono esportate.
Negli ultimi otto anni, successivi all’intervento Usa la produzione di oppio, concentrata prevalentemente nelle zone abitate dai Pashtun, è aumentata di 40 volte.
I talebani tassano chi coltiva oppio per finanziarsi e sono inoltre coinvolti nell’esportazione verso Iran, Pakistan e Asia Centrale da cui traggono profitti ingenti.

Decenni orsono, anche in Iran veniva coltivato il papavero da oppio ma con la rivoluzione del 1979 tutte le droghe vennero bandite e i campi di papavero eradicati in soli 18 mesi con un programma accelerato. Attualmente, in seguito all’afflusso di ppio afgano la tossicodipendenza è di nuovo un problema nonostante il fatto che vengano comminate pene draconiane. Oltre la metà dei 170.000 detenuti sono stati giudicati per reati di droga e rappresentano solo un effetto collaterale del traffico diretto ad Ovest.
Di tutti questi problemi sono ben consci i governi europei, Russia inclusa, perché l’oppio afgano finisce, trasformato in eroina, soprattutto in Europa. Il paese più colpito è proprio la Russia in cui le vittime della droga nell’ultimo anno sono giunte a 30.000.

Sia la UE che singoli governi hanno erogato aiuti mirati all’Iran per la lotta al narcotraffico ma già nel 2008, sotto pressioni dagli Usa, essi sono stati in gran parte subordinati all’assicurazione iraniana di sospendere l’arricchimento dell’uranio.
Gli aiuti arrivati tramite  l’UNDCP, l’ente della Nazioni Unite per la lotta alla droga  sono poca cosa paragonate alle centinaia di milioni spese dagli iraniani per costruire opere di interdizione lungo il confine di 1950 km. Queste consistono in un complesso di muri sui passi montani, larghe trincee parallele al confine e recinzioni in filo spinato nelle zone pianeggianti, con oltre 200 punti osservazione, per la cui manutenzione il governo iraniano stanzia ogni anno 25 milioni di dollari.
Ma il traffico è talmente redditizio da giustificare mezzi sempre più sofisticati e costosi da parte dei contrabbandieri che oltre ai migliori 4×4 disponibili possono permettersi telefoni satellitari, visori notturni e missili antiaerei. Gli aiuti europei giungono spesso sotto forma di equipaggiamenti specialistici diretti a controbilanciare lo svantaggio tecnologico in cui si trovano ad operare gli agenti iraniani. La Francia ho fornito cani antidroga, la Gran Bretagna giubbotti antiproiettile e in quest’ultimo caso si è reso necessario il voto favorevole del parlamento dal momento che l’Iran è soggetto a sanzioni. Per non menzionare il caso dei vaccini per i cani che contengono una sostanza chimica compresa nella lista nera dei prodotti  soggetti a embargo.
Per quanto riguarda gli Usa, l’oppio afgano non è una fonte di preoccupazioni poiché non è esportato verso quel paese. Questo spiega molte cose, passate e presenti, della politica americana nei confronti dell’Afganistan.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.