L’ira delle forze dell’ordine: “Non toccate gli stipendi”

carabiniere-scudoRoma, 3 lug – Un colpo allo stomaco da togliere il fiato. Non ha altro modo di spiegarsi, il sindacalista della polizia quando deve commentare il possibile taglio alle tredicesime per agenti, militari, carabinieri, magistrati, personale prefettizio e vigili del fuoco. Proprio la tredicesima. Per lo statale è il tabù dei tabù; colpirla significa che si è entrati in una fase di guerra finale e che non si faranno prigionieri. Dice il segretario del Siulp, Felice Romano: «Noi avevamo fatto le nostre proposte. Avevamo indicato dove era possibile colpire gli sprechi e questa è la risposta? A questo punto si mobilita tutto il ministero dell’Interno, dai poliziotti ai vigili del fuoco al personale civile e pretendiamo una risposta dal ministro Maroni: era informato? E’ una proposta che procede a sua insaputa oppure è disinteressato? Qualcuno forse non si rende conto che a forza di tagli sta pregiudicando in maniera irreversibile la sicurezza dei cittadini». Gli fa eco il presidente dell’assemblea dei delegati Sinpref, in rappresentanza del personale che manda avanti le prefetture, Claudio Palomba: «Il ministro ci deve dire che ne pensa. E mo’ basta. Persino le mani sulle tredicesime? Qualcuno si deve esprimere e in modo chiaro, l’indifferenza non è più accettabile». Di taglio in taglio, una volta sugli scatti di stipendio, un’altra sulle diarie per i servizi all’estero, un’altra ancora sulle spese di funzionamento, il complesso delle forze armate e di polizia è davvero sul piede di guerra. Racconta Alessandro Rumore, un delegato del Cocer dei carabinieri, in questi giorni in Sicilia a incontrare i delegati di base: «A Catania ieri i carabinieri volevano disertare una cerimonia per l’inaugurazione di una stazione, presenti il ministro della Difesa, il capogruppo Pdl al Senato e il comandante generale dell’ Arma. Alla fine la protesta è rientrata, ma gli animi non sono affatto sereni. Qui si parla di scendere in piazza sul serio e con questa storia della tredicesima ci prendono in giro una volta di troppo». E pensare che La Russa, Gasparri e il generale Gallitelli hanno incontrato i «sindacalisti» dell’ Arma e confermato che il comparto si salvaguardava. «Forse – conclude Rumore – non ci si rende conto che un carabiniere attende la tredicesima con ansia perché ci paga le rate del mutuo. Sono due gli appuntamenti fissi: il premio di produzione di 500 euro a luglio e poi la tredicesima a dicembre. Senza, non avremmo più i soldi per le rate. Ma che pensano, che i soldi li andiamo a prendere in strada?». «Secondo me è tutto clamorosamente illegittimo e incostituzionale», si arrabbia Claudio Giardullo, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil. «Noi abbiamo ratificato degli accordi con il datore di lavoro che è lo Stato, il quale non può unilateralmente rimangiarsi la parola. Al limite, possono dire che per il prossimo quadriennio non aumenteranno di un euro. Va bene, rientra nelle trattative sindacali. Ma tagliare gli stipendi, o anche prevedere che un poliziotto abbia lo scatto di carriera ma poi lo stipendio rimane ancorato alla funzione precedente, sono assurdità che non passeranno di fronte al primo giudice cui ci rivolgeremo». «E’ una strategia talmente incomprensibile che non ci capisco più niente – conclude sconsolato Nicola Tanzi, segretario del sindacato autonomo Sap – quando abbiamo incontrato Gasparri e Cicchitto ci sembrava di averli convinti che esiste una specificità delle forze di polizia. Tra l’altro è fissata per legge. Ci hanno rassicurati. E questa è la conclusione? Se davvero tagliassero le tredicesime renderebbero ancora più iniqua una manovra che su noi è già sproporzionata» (La Stampa). ico_commenti Commenta

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