Libia, Tornado italiani attaccano Tripoli. Contraerea in azione sui caccia

libia-esplosioneRoma, 21 mar –  (di Vincenzo Sinapi e Giovanni Franco) – L’ora X è scattata alle 20, quando dall’aeroporto di Trapani Birgi è decollata la prima coppia di Tornado ECR italiani. Poi un terzo, un quarto. E infine gli ultimi due, una coppia di Tornado Ids che non fa parte del pacchetto di otto aeroplani messo a disposizione dell’Italia, ma il cui impiego, in questo caso, è stato solo quello del rifornimento in volo degli altri velivoli. Sono cominciati così i raid italiani sulla Libia per quella che in gergo si chiama Sead, vale a dire la ”soppressione delle difese aeree nemiche”.

La missione si è conclusa poco prima delle 22.40, poco più di due ore e mezza: ”tutto bene, tutto come previsto. I target sono stati colpiti”. Non è ancora nota la destinazione dei quattro Tornado ECR, anche se è presumibile che l’obiettivo siano stati i radar e i sistemi missilistici di Gheddafi. Del resto, come spiega l’ex capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, esperto pilota, il Tornado Ecr è fatto per quello: si tratta del ”mezzo più adatto per la neutralizzazione delle difese antiaeree nemiche. Nè la Francia, nè la Gran Bretagna hanno sistemi d’arma comparabili”.

libia-contraereaE l’artiglieria libica non è rimasta impassibile di fronte al raid dei Tornado italiani: proprio durante la missione dei caccia decollati da Trapani si è avuta notizie di esplosioni e forti colpi di contraerea sia a Bengasi che a Tripoli, nella zona in cui si trova il palazzo di Muammar Gheddafi da dove si è innalzata una colonna di fumo. Intorno alle 21.20 sono rientrati alla base, subito dopo aver effettuato il rifornimento, i due Tornado Ids, che non sono entrati in teatro di operazioni. Poco più di un’ora dopo, anche i quattro ECR sono atterrati. Missione compiuta. L’annuncio degli imminenti raid italiani lo aveva dato nel pomeriggio il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: da oggi 4 Tornado Ecr e 4 F-16, tutti schierati nella base dell’Aeronautica di Trapani, sono pronti ad esseri impiegati ”in ogni momento” sui cieli della Libia. Gli otto aerei ”si aggiungono agli altri assetti forniti da tutte le altre nazioni e da oggi compiranno le loro azioni sotto un unico comando, che è a Napoli” e che è retto dall’ammiraglio Usa Samuel J. Locklear, che ”resterebbe lo stesso qualora il comando passasse dalla coalizione alla Nato”.

Il ministro della Difesa ha spiegato che ”ieri sera intorno alle ore 23 abbiamo ricevuto richiesta formale di assetti aerei da parte di altri Paesi e dalle 23:59 abbiamo dato la disponibilità di 8 velivoli: 4 caccia che hanno il compito di contrastare eventuali aerei che fossero contro la coalizione (gli intercettori F-16 – ndr), e 4 Tornado Ecr in grado di neutralizzare i radar nemici”. Ed il contributo dell’Italia, che già mette a disposizione degli altri Paesi sette basi aeree in Puglia, Sicilia e Sardegna, potrebbe non fermarsi qui. ”E’ possibile – ha proseguito infatti il ministro – che si aggiungano altri assetti se sarà necessario, ma per il momento sono solo questi otto aerei. Non si è ravvisata la necessità, ancora, dei Tornado di altro genere, come quelli armati di missili a lunga gittata fino a 300 chilometri”. Il riferimento è appunto ai Tornado Ids, anch’essi rischierati nella base di Trapani ma non ancora messi a disposizione della coalizione ed utilizzati, almeno fino ad oggi, unicamente per rifornire in volo i quattro ECR. Sono stati i primi, stasera, a tornare alla base.

libia_tornadoI caccia italiani sono destinati a volare nei prossimi giorni in ”pacchetti” multinazionali eterogenei, insieme ai velivoli di vario tipo di altri Paesi. Finora, come hanno ricordato in serata dal Pentagono, oltre a Francia, Gran Bretagna e Usa, altri quattro Paesi sono coinvolti nelle operazioni: Italia, Canada, Belgio e Qatar. Hanno già aderito alla coalizione, poi, ha ricordato La Russa, Spagna e Danimarca, mentre stanno per farlo Norvegia, Emirati Arabi, e Australia”, ha spiegato La Russa. ”Credo che anche la Giordania sia in procinto di farlo e comunque – ha aggiunto – se ne vanno aggiungendo anche altri”. (ANSA)

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