Libia, ribelli: da 8.000 a 10.000 morti

Libya-No-Fly-Zone

A Lampedusa l’esercito completa il contingente, 150 soldati. Roma, 25 mar. – Al di là dell’accordo formale raggiunto ieri – che affiderebbe alla Nato la gestione della sola “no fly zone” – l’alleanza atlantica potrebbe avere entro domenica il comando di tutte le operazioni in Libia. Sul terreno si continua a combattere a Misurata e Ayadibiya mentre i ribelli forniscono un bilancio delle vittime di queste settimane di guerra (tra 8.000 e 10.000 persone). I 28 paesi membri della Nato hanno raggiunto ieri un “accordo politico” per affidare all’Alleanza atlantica, entro un paio di giorni, il comando di tutte le operazioni militari in Libia e non soltanto della no fly zone, come emerso ufficialmente ieri sera: lo ha detto un importante diplomatico americano a condizione di anonimato.

“La Nato ha raggiunto un accordo politico per includere nella sua missione e nel suo comando tutti gli altri aspetti” della risoluzione 1973 dell’Onu, ha assicurato questa fonte. Queste dichiarazioni contraddicono quanto detto dal segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, che aveva evocato in precedenza le “due operazioni” in corso in questa fase: l’attuazione della no fly zone che passerà sotto comando dell’Alleanza, e le incursioni aeree contro obiettivi al suolo che resteranno nelle mani della coalizione, aveva sottolineato. Sul terreno continua la battaglia di Misurata, la terza città del paese. Le forze del colonnello Gheddafi stanno bersagliando la città col fuoco dei tanks e avanzano cercando di entrare nel centro abitato in modo da evitare i raid della coalizione alleata. Negli scontri, dice una fonte medica citata dal Telegraph, sono rimaste uccise almeno 109 persone e i feriti sono oltre 1300. Bombardamenti degli uomini di Gheddafi si segnalano anche ad Ajdabiya dove a difesa dei civili sarebbero entrati in azione tornado britannici. Fonti dei ribelli da bengasi danno un bilancio di queste settimane di conflitto e parlano di una cifra oscillante tra 8.000 e 10.000 persone rimaste uccise. In serata di ieri, infine, il segretario generale delle Nazioni Unite ban Ki Moon ha lanciato un nuovo allarme profughi, parlando di possibili 250.000 rifugiati.

L’esercito a Lampedusa

Nel frattempo è stato completato questa mattina a Lampedusa lo spiegamento del contingente dell’esercito inviato dal ministero della Difesa con compiti di vigilanza e sorveglianza degli immigrati ammassati nel centro di accoglienza e nel porto dell’isola. Stamani sono giunti gli ultimi militari del quarto reggimento Genio Guastatori. Sono così arrivati tutti i 150 soldati previsti. La loro attività consentirà di liberare dalle operazioni di sorveglianza gli uomini delle forze dell’ordine, che potranno procedere più celermente all’identificazione degli immigrati. Tutto questo mentre è stato segnalato ad una trentina di miglia a nord di Tripoli un barcone con a brodo 330 eritrei partito dalla Libia. L’imbarcazione, secondo quanto si apprende da fonti a Lampedusa, sarebbe stato intercettato da una nave militare, di cui, però, ancora non è stata resa nota la nazionalità.

No Fly Zone prevista per 90 giorni

La missione della Nato per il rispetto della No Fly Zone in Libia è prevista per un periodo di 90 giorni. Un piano che comunque – ha spiegato una fonte militare dell’Allenza – può essere prolungato o ridotto a seconda delle esigenze. La missione sarà pienamente operativa entro 48 ore, ha aggiunto la stessa fonte spiegando che il comando della No Fly Zone sarà nella base Joint Force Comande di Napoli, che si avvale del centro operativo Caoc, il Combined Air Operations Center di Poggiorenatico (Ferrara).

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