Libia, pressing sull’Italia: ora bombardi

Due-caccia-TornadoRoma, 13 apr – Un maggior impegno militare dell’Italia nelle operazioni in Libia, a cominciare dalla possibilità che i nostri aerei bombardino obiettivi durante le missioni della Nato, come sin ora pare non abbiano mai fatto, – scrive Antonella Rampino su LA STAMPA – è stato chiesto a Silvio Berlusconi, in due diverse telefonate che il premier ha ricevuto da David Cameron e da Nicolas Sarkozy sei giorni fa. Ma come, ha risposto il presidente del Consiglio italiano, “col nostro passato in Libia dobbiamo bombardare?”.

Un’analoga richiesta era stata avanzata anche da Hillary Clinton a Franco Frattini, nella sua ultima visita a Washington. E da Robert Gates ieri al telefono col ministro della Difesa Ignazio La Russa. “Siamo riluttanti, e non per motivi etici”, ha risposto la Russa all’americano, che vedrà poi lunedì prossimo negli Usa. Ma intanto, la Difesa ha annullato la cena con Ge’rard Longuet e Liam Fox, omologhi di Francia e Inghilterra, ed è l’unica pausa del vertiginoso pressing politico-diplomatico che ha avuto Roma come oggetto. Ma quando La Russa arriverà al Pentagono, la Nato che sino a ieri non aveva ancora inoltrato richiesta agli americani di tornare in prima linea nelle operazioni in Libia, avrà già preso le proprie decisioni. Per ridefinire la strategia, date anche le pressanti richieste del governo provvisorio della Cirenaica, c’è oggi la riunione a Doha della guida “politica” delle operazioni, e da domani fino a venerdì un vertice straordinario dell’Alleanza transatlantica a Berlino. Non a caso Frattini, alle parole di La Russa, precisa che “sulle operazioni in Libia deciderà il governo”, ma aggiunge, significativamente, “e anche la Nato”. Perche’ poi, per quanto Berlusconi possa aver preso tempo con Sarkozy e Cameron, e per quanto La Russa ne rifletta simmetricamente le titubanze, se la Nato dovesse decidere un maggior coinvolgimento dei Paesi di “Unified Protector”, impegnati a far applicare la risoluzione 1973 dell’Onu, noi di certo non potremmo sottrarci: si tratta del rispetto di un Trattato internazionale – e di che Trattato – cui l’Italia è legata sin dalla sua fondazione.
E al Quirinale, nel Consiglio Supremo di Difesa sulla Libia, Napolitano vincolò il governo al rispetto operativo di ogni decisione multilaterale. Frattini, dal proprio canto, – prosegue Rampino su LA STAMPA – tende ad escludere che l’Italia possa partecipare alle operazioni di terra fosse pure solo per difendere Ong e corridoi umanitari, se la Nato dovesse mettere in campo anche la “ground option”, e lo fa usando lo stesso argomento che il collega La Russa mette in campo per dribblare i bombardamenti: “Non possiamo, dato il nostro passato coloniale in Libia”. Argomenti che il ministro degli Esteri ha usato anche con William Hague a Londra, trovando comprensione, secondo fonti diplomatiche: di fatto, l’Italia ha compiuto negli ultimi giorni un vero e proprio road show nel tentativo di evitare un maggior impegno militare. Che ieri però chiedevano anche due esponenti di primo piano del Consiglio di Bengasi, il premier Jabril e il capo delle forze armate Younnis, e che venerdì il presidente Jalil ripeterà a tutti gli interlocutori italiani: Napolitano e Berlusconi, oltre allo stesso Frattini. E prima ancora il Cnt avrà fatto sentire la propria voce a Doha: via dalla scena Gheddafi, un punto sul quale il governo di Bengasi ha polemizzato ieri con l’Unione africana rea di non aver trattato questo punto nella recente visita al Colonnello, e poi una Costituente con l’Italia impegnata proprio sull’institution building. L’Italia, dice Frattini, “darà al Cnt tutto l’appoggio per ottenere nuovi riconoscimenti politici”, e punta a mettere in contatto gli uomini di Bengasi direttamente con la Nato. Sperando così – conclude Rampino su LA STAMPA – di riuscire ad evitare un maggior impegno militare. (Il Velino) {nicedonate:https://www.paypalobjects.com/WEBSCR-640-20110401-1/it_IT/IT/i/btn/btn_donate_SM.gif||Aiuta GrNet.it}

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