Libia: navi Mimbelli e San Giorgio in rada a Misurata per l’evacuazione. Martino, la Nato intervenga subito

san_giorgioLa grande fuga degli stranieri. Roma, 25 feb. – Il cacciatorpediniere Mimbelli e la nave da trasporto San Giorgio della Marina militare sono in rada davanti al porto di Misurata per dare il via alle operazioni di evacuazione degli italiani dalla Libia. Le condizioni del mare, particolarmente difficili, hanno impedito finora l’inizio delle manovre, che comunque sono previste al più presto, appena la situazione lo permetterà. Un’altra nave da trasporto della Marina, il San Marco, si trova ora nel porto di Augusta e si tiene pronta ad intervenire per contribuire alle operazioni.

Martino, la NATO intervenga subito come in Kosovo per fermare il massacro: “se fossi il ministro avrei già chiamato Rasmussen”

«E’ la classica situazione nella quale bisognerebbe richiedere l’intervento della Nato. Forse anche quello della Nazioni Unite. Quello che sta accadendo in Libia è una tragedia umana. E non possiamo restare troppo a lungo a guardare». Lo dice l’ex ministro della Difesa, Antonio Martino, in un’intervista a “il Tempo”, in cui spiega che l’Alleanza Atlantica dovrebbe intervenire «sulle stesse identiche basi sulle quali intervenne in Kosovo nel 1999. Era in corso – ricorda l’esponente del Pdl – un’operazione militare dell’allora governo contro i kossovari. Si venne a creare una pericolosa situazione di emergenza, con un esodo di massa». «La Nato – rimarca Martino – intervenne bombardando la zona per fermare quello che stava assumendo le dimensioni del genocidio. Il centrodestra allora fu a favore dell’intervento deciso dal governo D’Alema». Oggi in Libia, sottolinea l’ex titolare della Difesa, «ci sono migliaia di morti ogni giorno, le fosse comuni. E’ terribile. Bisogna fermare subito quello che sta accadendo. Subito. Se fossi ministro avrei già chiamato Rasmussen, il segretario della Nato». «Qui non c’è tempo da perdere – ribadisce – Gheddafi sta facendo bombardare il suo popolo, ha assoldato mercenari che vanno a sparare ai civili nelle case». Quanto al ruolo degli Usa nella vicenda della crisi libica, per Martino la posizione americana «è imbarazzante. Mi sembra che in politica estera l’attuale amministrazione sia inadeguata. Stiamo finalmente riscoprendo l’inteligenza superiore di Bush».

La grande fuga degli stranieri, migliaia i rimpatri. Gli italiani evacuati sono 1.100, meno di 400 ancora in attesa

Nel decimo giorno di rivolta popolare contro il regime di Muammar Gheddafi, numerosi paesi hanno accelerato le procedure di rimpatrio dei propri connazionali rimasti bloccati in Libia. Secondo quanto reso noto dalla Farnesina, fino a ieri sera, erano 1.100 gli italiani che sono stati riportati in Italia con voli operati in collaborazione con Alitalia e il ministero della Difesa. Poco meno di 400 connazionali sono ancora da rimpatriare, ha fatto sapere il capo dell’Unità di crisi, Fabrizio Romano. In serata sono arrivati a Pratica di Mare, due C-130 dell’Aeronautica militare: il primo aveva a bordo 47 passeggeri, circa la metà italiani; il secondo è atterrato con 97 persone a bordo, tra cui 54 italiani, 9 inglesi, 3 francesi, 10 tedeschi, 9 austriaci e 10 sloveni. Migliaia di cinesi, oltre 4.400, che lavorano in Libia hanno raggiunto invece il porto di Heraklion, nell’isola greca di Creta, grazie a una grande operazione marittima lanciata dalla Cina. A bordo di due navi organizzate da Pechino sono giunti sull’isola anche alcuni cittadini tailandesi, cingalesi, italiani, rumeni e greci. I circa 1.400 sudcoreani ancora presenti in Libia sono in attesa di due velivoli che dovrebbero arrivare oggi: un Boeing 747 della Korean Air con una capacità di 330 passeggeri, e un Boeing 777 della Egypt Air che può imbarcare 260 persone. Verso le coste libiche si sta dirigendo, inoltre, una nave da guerra sudcoreana fino ad oggi impegnata in una missione anti-pirateria al largo della Somalia.

L’Unione europea ha chiesto ai paesi membri un appoggio navale per l’evacuazione di circa 6.000 cittadini. La Grecia si è detta disposta ad intervenire, la Cina si è offerta di evacuare circa 500 europei, mentre la Gran Bretagna ha preferito inviare un C-130 Hercules della Royal Air Force a Tripoli, che è poi arrivato a Malta dopo avere caricato 51 britannici. Ma in totale, nella giornata di ieri, sono stati 250 i britannici evacuati dalla Libia per via aerea e 200 quelli imbarcati su una fregata partita da Bengasi. La Germania ha inviato due fregate e una nave d’appoggio tattico per evacuare i suoi cittadini. La compagnia aerea Lufthansa, che ha sospeso i suoi voli regolari verso Tripoli, ha annunciato di avere trasportato negli ultimi giorni “da 600 a 700 persone” dalla Libia verso la Germania. Un aereo militare francese con 165 turisti, di cui 152 francesi, è atterrato a Parigi ieri sera dopo essere partito dal sud-est del paese nordafricano. In totale, la Francia in due giorni ha evacuato 556 persone, di cui 487 francesi. Un aereo militare inviato a Tripoli dai Paesi Bassi ha evacuato ieri 42 cittadini stranieri, di cui nove olandesi, secondo il ministero olandese degli Affari esteri. La Turchia ha annunciato invece di avere rimpatriato più di 7.000 persone fra cui cittadini di paesi terzi che hanno richiesto il suo aiuto. In Libia, prima della crisi, erano presenti 25.000 turchi. La Russia ha rimpatriato 339 dei suoi cittadini di Tripoli, arrivati a Mosca a bordo di tre aerei. Circa 20.000 persone sono fuggite dalle violenze in Libia attraverso la Tunisia dal 20 febbraio, principalmente tunisini, egiziani, cinesi e libici, secondo un responsabile della protezione civile tunisina. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni ritiene che in totale più di 30.000 persone sono fuggite dalla Libia da lunedì scorso. Una nave inviata dagli Stati Uniti per evacuare i cittadini americani (ce ne sarebbero circa 650 attualmente in Libia) è ferma a Tripoli da oltre 24 ore a causa del maltempo che le impedisce di salpare per Malta, secondo il dipartimento di Stato. Un po’ meno di 300 persone, di cui 118 non americani si trovano a bordo. Quasi 200 canadesi, invece, sono stati rimpatriati giovedì sera della Libia, grazie agli aiuti di paesi terzi (Regno Unito, Spagna e Stati Uniti) e dopo un’operazione di sgombero del governo di Ottawa. La società edile brasiliana Odebrecht ha iniziato ad evacuare più di 3.000 dipendenti di diverse nazionalità, di cui quasi 200 brasiliani, ha annunciato ieri la direzione a Brasilia. Circa 440 dipendenti e con le loro famiglie sono già arrivati a Malta con un aereo. Nelle prossime ore saranno operati altri due voli per l’evacuazione di altre 900 persone, mentre una nave è attesa a Tripoli per lo sgombero di altri 2.000 cittadini.

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