Libia: nave Mimbelli a 30 miglia dalla costa in attesa di attraccare. Atterrato nostro C-130J

MimbelliRoma, 24 feb. – Il cacciatorpediniere “Mimbelli” della Marina militare è ormai giunto in prossimità delle coste libiche. La nave si trova ora a circa 30 miglia da Misurata, in attesa dell’autorizzazione all’attracco. Il “Mimbelli” era salpato l’altroieri insieme alle navi da trasporto San Marco e San Giusto. Le unità della Marina saranno utilizzate per il rimpatrio degli italiani in Libia.

Intanto è atterrato in nottata a Tripoli l’aereo da trasporto C-130J dell’Aeronautica militare da giorni in pre-allarme per le operazioni di evacuazione di connazionali in Libia. Appena possibile il velivolo italiano raggiungerà la località di Sebha, dove imbarcherà 36 italiani e una decina di cittadini stranieri.

Frattini: Ritorsioni militari? Da escludere ma siamo pronti


«Il nostro Paese è in condizioni di prevenire assolutamente ipotesi apocalittiche ma è comunque una possibilità che noi escludiamo». Lo afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ad Affaritaliani.it in merito all’ipotesi che il regime libico possa mettere in atto ritorsioni belliche e militari contro l’Italia. «Francamente non lo crediamo affatto e non lo abbiamo mai creduto. Evidentemente (i libici, ndr) hanno dei problemi ben più seri al loro interno e ovviamente questo sarebbe uno scenario assolutamente apocalittico e lo escludo nettamente. E’ chiaro però – precisa Frattini – che i sistemi di prevenzione e di allerta sono comunque sempre attivi. Questo è evidente». Quanto alle richieste che il governo avanzerà durante il vertice europeo sull’emergenza migranti, Frattini afferma che riguarderanno innanzitutto «l’accoglimento delle nostre otto richieste, che sono innanzitutto quelle di una “burden sharing”», ovvero «che si estenda evidentemente al peso anche della redistribuzione degli immigrati che dovessero arrivare. Noi siamo pronti al primo impatto del flusso migratorio – conclude Frattini – ma poi, successivamente, la gestione deve essere a livello europeo».

Gheddafi ammassa le truppe, massacro a al Zawiyah

In Libia il regime di Gheddafi ha ormai perso il controllo della Cirenaica e di tutte le città delle costa eccetto Tripoli mentre prime rivolte si segnalano al sud e per domani l’opposizione si preparerebbe a una resa dei conti a Tripoli. Il rais libico starebbe per questo ammassando le truppe dei suoi fedeli a Tripoli mentre secondo l’emittente al Arabiya un massacro è in corso ad al Zawiyah, a una trentina di chilometri ovest da Tripoli. E verso Tripoli, dice il New York Times, migliaia di mercenari africani sarebbero in marcia per sostenere il regime. Nella notte il presidente americano Obama è tornato a condannare le violenze inaccettabili nel paese mentre la Francia esclude per il momento un intervento militare in Libia. Quanto al bilancio delle vittime, nuove testimonianze fanno salire il bilancio. Solo a Bengasi, potrebbero esserci stati più di 2.000 morti, ma la rete satellitare araba Al Arabiyah parla di 10mila vittime. nei dintorni di Tripoli si scavano fosse comuni. Al Qaida, secondo fonti libiche, avrebbe addirittura creato un emirato islamico a Derna (e in nottata al Qaida nel Maghreb ha dato tutto il suo “appoggio” alla “rivoluzione”). A ovest, invece, si gonfia il fiume umano diretto verso la Tunisia: negli ultimi due giorni, più di 5.700 persone avrebbero attraversato il confine.

MASSACRO AD AL ZAEAIYAH – Un vero e proprio “massacro” sarebbe in corso ad al-Zawiyah, appena 50 chilometri a ovest di Tripoli, nella Libia nordoccidentale: qui le milizie fedeli a Gheddafi stanno sparando da ore contro gli insorti secondo l’emittente Al Arabiya, che cita un ex agente della polizia locale che ha disertato per unirsi alla rivolta. La stessa fonte ha denunciato, da parte delle milizie, “crimini contro l’umanità” anche se per il momento, ha aggiunto, è “difficile dare una stima delle vittime”.

GHEDDAFI AMMASSA LE TRUPPE A TRIPOLI – il leader libico Muammar Gheddafi sta ammassando le truppe per difendere Tripoli. Stando alle testimonianze raccolte dal New York Times, nella capitale stanno arrivando migliaia di mercenari e di agenti delle “brigate speciali” guidate dai figli del colonnello, che non rispondono all’esercito, ma ai Comitati rivoluzionari. Per alcuni abitanti di Tripoli, l’arrivo delle forze leali Gheddafi sta a indicare che la rivolta sarebbe ormai a un punto di svolta, con Gheddafi pronto a difendere il suo bastione e i rivoltosi che si preparano alla loro prima dimostrazione nella capitale. “Abbiamo ricevuto tutti un messaggio sul cellulare sulla protesta di venerdì a Tripoli”, ha detto un abitante.

USA PREOCCUPATI PER ARMI CHIMICHE DI GHEDDAFI – Il Pentagono e l’intelligence americana sarebbero preoccupati per gli arsenali di armi chimiche (come gas mostarda e varie) del regime libico. Secondo gli esperti, scrive oggi il Washington Times, la Libia dispone di circa 14 tonnellate di gas mostarda che non sarebbero ancora state distrutte nonostante l’annuncio del 2003 della rinuncia da parte della Libia al suo arsenale di armi di distruzione di massa.

PARIGI ESCLUDE INTERVENTO MILITARE STRANIERO – Il ministro della Difesa francese, Alain Juppé, ha escluso oggi l’ipotesi di un intervento militare in Libia contro il regime di Muammar Gheddafi. Ieri, il Segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, ha dichiarato che Francia e Italia sono i paesi che hanno più risorse per imporre una zona di interdizione del volo sopra la Libia.

OBAMA: VIOLENZE INACCETTABILI, DEVONO FINIRE – Ferma condanna degli Stati Uniti alla sanguinosa repressione scatenata in Libia dal regime di Muammar Gheddafi. Barack Obama ha detto che “le violenze devono finire” e che “violano le norme internazionali e qualsiasi standard di decenza umana”. L’America, ha detto il suo presidente, sta dalla parte della libertà: “Questo spargimento di sangue è oltraggioso e inaccettabile. L’intero mondo sta guardando”. Obama, come già era successo durante la rivoluzione in Egitto, ha spiegato che la rivolta in corso in Medio Oriente nasce dalle aspirazioni del popolo che “sta chiedendo il rispetto dei più basilari diritti umani. Il cambiamento non rappresenta necessariamente il lavoro degli Stati Uniti e di qualche altra potenza estera”.

MIGLIAIA DI MERCENARI AFRICANI DIRETTI A TRIPOLI – Migliaia di mercenari e miliziani africani si stanno dirigendo verso Tripoli per portare rinforzi al leader libico Muammar Gheddafi. “Su ogni cellulare arriva un messaggio relativo a una grande manifestazione di protesta per venerdì a Tripoli” dice un testimone locale, aggiungendo che il discorso minaccioso rivolto al Paese l’altro ieri dal colonnello Gheddafi ha portato la determinazione dei rivoltosi “al 100 percento”. Violenti scontri si sono verificati nelle ultime notti anche nella città di Sabratha, 80 chilometri a ovest di Tripoli, dove si trova un importante sito archeologico romano. In questa località, riferiscono testimoni locali, ci sarebbe un massiccio dispiegamento di mercenari stranieri. “I comitati rivoluzionari (pilastro del regime libico, ndr.) stanno cercando di uccidere tutti coloro che si oppongono a Gheddafi”.
DUEMILA MORTI A BENGASI, AL ARABIYA: 10MILA VITTIME – Più di 2.000 persone sono state uccise solo a Bengasi, durante le manifestazioni anti-regime. A dirlo è stato Gerard Buffet, un dottore francese tornato in patria lunedì dopo aver lavorato nella città libica, intervistato da ‘Le Point magazine’. Per Al Arabiya, che cita il membro libico della Corte Penale Internazionale Sayed al Shanuka, il totale delle vittime avrebbe superato i 10.000 morti. La Federazione internazionale dei diritti dell’uomo (Fidh), parla invece di almeno 640 vittime.

CIRENAICA IN MANO AGLI OPPOSITORI – L’opposizione libica controlla ormai la parte orientale del Paese, con molti militari che si sono uniti ai manifestanti contro il regime di Muammar Gheddafi. Secondo fonti locali, l’opposizione controlla ormai tutta la zona costiera che va dalla frontiera egiziana fino ad Adjabiya, passando per Tobruk e Bengasi; ad al Baida, teatro di alcuni degli scontri più violenti degli ultimi giorni, numerosi miliziani fedeli a Gheddafi sarebbero stati giustiziati. La parte orientale del paese coincide con la Cirenaica, zona storicamente ribelle al potere del Colonnello. Da qui veniva anche l’ultimo re della Libia, Idris Al Senussi, deposto dal rais libico nel 1969.

EMIRATO ISLAMICO A DERNA – Nel frattempo, secondo il regime, Al Qaida avrebbe instaurato un emirato islamico a Derna, nell’est della Libia, diretto da un ex detenuto di Guantanamo: lo ha dichiarato il vice-ministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, durante una riunione con gli ambasciatori dei Paesi dell’Unione Europea. Lo stesso Kaim ha avvertito che i giornalisti entrati illegalmente in Libia saranno considerati “come collaboratori di al Qaida” e “come fuorilegge”.

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