Libia: la Bbc ricorda il pilota italiano che 100 anni fa “inventò” i raid aerei

GiulioGavottiFu Giulio Gavotti nel 1911 a lanciare per la prima volta una bomba da un aeroplano. Londra, 10 mag. – Fu un pilota italiano, il tenente Giulio Gavotti, ad “inventare” i bombardamenti aerei. Accadde quasi un secolo fa, in Libia, nel novembre del 1911, nel conflitto tra l’Italia e le forze fedeli all’Impero Ottomano. Lo ricorda la Bbc, che trae spunto dalla recente decisione del governo italiano di partecipare attivamente ai raid aerei della Nato contro le forze del colonnello Gheddafi per commentare come a volte “la storia ripete se stessa” e raccontare dell’impresa di Gavotti, che aprì la strada all’impiego dell’aviazione per colpire il nemico dall’alto. “Oggi ho deciso di provare a lanciare delle bombe dall’aereo. E’ la prima volta che facciamo questo tentativo e se avrò successo, sarò veramente lieto di essere la prima persona ad averlo fatto”, scrisse all’epoca Gavotti in una lettera al padre, riportata dalla Bbc. Effettivamente, il pilota italiano riuscì nell’impresa di sporgersi dal suo aereo e lanciare una bomba contro truppe nemiche che si trovavano in un’oasi sottostante. In quell’istante, Gavotti rese evidente al mondo la possibilità che la guerra poteva essere combattuta anche dal cielo, con gli orrori che ne seguirono. Del resto, con l’invio di aerei al fronte, una cosa nuova per l’epoca, visto che solamente otto anni prima i fratelli Wright in America avevano compiuto il loro primo, pionieristico volo, gli italiani avevano già mostrato una grande inventiva.

Gavotti si spinse ancora più in là e non si limitò a impiegare il proprio velivolo per i compiti di ricognizione. “Oggi sono arrivate due casse di bombe a mano – scriveva Gavotti al padre – ci si aspetta da noi che vengano lanciate dai nostri aeroplani”. Ma un ordine preciso non sembrava arrivare e Gavotti scrisse ancora: “E’ strano che nessuno ce ne abbia parlato e che nessuno di noi abbia ricevuto istruzioni dai nostri superiori. Porteremo le bombe a bordo con estrema cautela. Sarà interessante provarle contro i turchi”. Il pilota italiano, in un’altra lettera, descrive la preparazione e i momenti in cui realizzò il primo bombardamento aereo della storia. “Vicino al sedile ho fissato una piccola scatola di pelle con delle tasche. Vi ho messo dentro le bombe con grande attenzione. Sono bombe piccole, pesano circa un chilo e mezzo l’una. Ne ho messe tre nella borsa e una nella tasca frontale della giacca”. Il 1 novembre del 1911 Gavotti, a bordo del suo Etrich, decollò alla volta di Ain Zara, che oggi è una città a est di Tripoli, ma all’epoca egli stesso descrisse come una piccola oasi. Lì era prevista la presenza di combattenti arabi e di militari turchi, alleati contro l’invasione italiana.

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Il tenente Giulio Gavotti

“Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola – scrive Gavotti – estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto”. “Circa un chilometro mi separa dall’oasi -prosegue nel suo racconto- già vedo perfettamente le tende arabe. Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura”. “Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto – si rallegra l’aviatore italiano, che per questa azione ed un’altra a Gargaresc, verrà ricompensato con la medaglia d’Argento al valor militare – ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore generale Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti”. (Adnkronos)

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