Libia: il regime senza carburanti arranca. E la campagna rivela divergenze interne alla NATO

libia-carburanteRoma, 22 giu – (di Luca De Fusco) In Libia la storia si ripete a distanza a distanza di 70 anni ma questa volta Rommel non c’entra. Infatti quello che sta sfiancando le forze armate libiche non sono i missili della Nato ma la carenza gravissima di carburanti. Con il blocco navale NATO dei rifornimenti via mare, soluzione tentata senza successo dal regime e che ha portato, tra Maggio e Giugno, all’intercettazione di due petroliere con oltre 50.000 tonnellate di raffinati, e il crollo concomitante della capacità di raffinazione, le quantità disponibili sono sempre più esigue.
Nella capitale Tripoli, il prezzo del carburante ha già superato i 5,50 Euro/litro che equivalgono a 50 volte il prezzo corrente nell’ Est in mano ai ribelli (Bengasi). Code lunghe chilometri ai distributori e giorni di attesa sono attualmente fatto normale e tutte le auto con qualcosa nei serbatoi sono a rischio di furto o confisca .

Per il regime le prospettive di rifornimento sono pessime ed è sempre più probabile che la mancanza di rifornimenti si rivelerà fatale. Se è certo che esso mantiene il controllo del potenziale petrolifero del Sud-Ovest è anche vero che l’oleodotto passa nelle regione montagnosa del Jebel Nafusa abitata da berberi musulmani di rito ibadita che, perseguitati da Gheddafi per decenni, sono in aperta rivolta da mesi e usano efficacemente le armi ricevute in aiuto dal piccolo emirato del Qatar.
Nella lotta senza quartiere che hanno ingaggiato, i montanari ribelli del Nafusa sono incoraggiati dal fatto che i loro sostenitori in Tunisia riescono a bloccare quasi tutte le autocisterne dirette in Libia ma lamentano che lo stesso non si verifica con quelle provenienti dell’ Algeria e chiedono che la NATO provveda.

Quanto alla raffineria di Zawiya, prossima alla capitale, che viene rifornita dall’oleodotto Ovest, essa funziona a un terzo della capacità e la cittadina stessa è sotto attacco da parte di forze ribelli. Altre raffinerie esistono a Sidra , Brega e Ras Lanuf verso l’Est del paese ed esposte ad attacchi dei ribelli. Se venissero conquistate il nuovo governo si troverebbe nella posizione di potere iniziare le esportazioni di greggio assestando il colpo di grazia al recalcitrante Gheddafi.

A parte il successo delle misure di interdizione che stanno avendo successo perchè coordinate con il governo di transizione insediato a Bengasi, la NATO sta attraversando una fase critica che fa presagire una profonda ridefinizione dell’alleanza.
Il segretario USA alla difesa Robert Gates ha usato termini molto pesanti per definire le prestazioni NATO nella campagna di Libia: «La più possente alleanza militare esistita nella storia è impegnata da solo 11 settimane in una operazione contro un regime militarmente inadeguato in un paese scarsamente popolato eppure molti paesi alleati sono già a corto di munizionamento e pretendono che gli USA provvedano a compensare il loro deficit materiale». Egli aggiunge che la presente campagna è da considerarsi meno impegnativa di quanto fu quella del Kossovo.
Diversi altri esponenti USA sono critici o persino polemici e sottolineano che anche i paesi militarmente più forti come Francia e Gran Bretagna stanno rivelando capacità offensive inferiori al previsto e, soprattutto, al necessario. E giù critiche agli alleati europei che non raggiungono il 2% del PIL di stanziamenti militari come raccomandato dai vertici NATO, cioè tutti tranne GB, Francia e Grecia.

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Ovest-Libia: ribelli sul Jabal Nafusa

In tutto questo l’Italia, nonostante le polemiche strumentali e sconclusionate sollevate da esponenti leghisti (“Ritiriamoci dalla Libia”) è uscita con un progetto, esposto da Frattini, di “conferenza di riconciliazione nazionale della Libia” che a tempi brevi dovrebbe permettere di riunire a Roma centinaia di esponenti tribali da tutto il paese per discutere il dopo-Gheddafi.
Tradotto in termini comprensibili al pubblico italiano, si tratterebbe di riunire tutti i sindaci della Libia a discutere del futuro del loro paese. Iniziativa, questa, originale ed encomiabile per chi l’ha proposta che pone il nostro Paese in una luce positiva in tutto il Nord Africa. Dal successo della conferenza, probabile ma non garantito, dipende il nostro futuro rapporto con tutta la regione e potrebbe significare molti punti di vantaggio nei confronti di paesi “pretendenti”, dalla Francia alla Cina.
Esemplare la sintesi del Presidente Napolitano in risposta alle farneticanti richieste della Lega :«L’Italia – dice il Capo dello Stato durante la celebrazione dei 60 anni della firma della Convenzione di Ginevra sui rifugiati – non poteva guardare con indifferenza o distacco gli avvenimenti in Libia, un paese a noi così vicino e col quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così intensi». «(L’Italia) non poteva rimanere inerte dinanzi all’appello del Consiglio di sicurezza perché si proteggesse una popolazione che chiede libertà, autonomia, giustizia, perché la si proteggesse dalla feroce repressione del regime del colonnello Gheddafi e le si aprisse la prospettiva di una pacifica evoluzione politica e civile verso forme di reggimento democratico», aggiunge Napolitano parlando davanti all’Alto commissario per i rifugiati, Antonio Guterres.

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