Libia, i ribelli avanzano verso il feudo di Gheddafi

gheddafi1Roma, 28 mar. – Prosegue l’avanzata verso ovest dei ribelli libici che puntano su Sirte, città natale di Muammar Gheddafi e baluardo del regime sulla strada fra Bengasi a Tripoli. In mattinata un portavoce dei ribelli ha annunciato la conquista della città, ma poco dopo un gruppo di giornalisti arrivati a Sirte su invito del governo ha fatto sapere che in città non si combatte e non c’e’ ancora traccia degli insorti. Questi ultimi sarebbero stati respinti all’uscita da Ben Jawad, 140 chilometri a est di Sirte. Protetti dagli attacchi aerei occidentali, i ribelli hanno comunque già riconquistato molte città, tra cui i principali terminal petroliferi nell’est: Es Sider, Ras Lanuf, Brega, Zueitina e Tobruk. Secondo Al Jazira, i ribelli hanno preso il controllo anche della città di Nawfaliyah, circa 120 chilometri dall’aeroporto di Sirte. Luogo di nascita di Gheddafi e sede di un’importante base militare, Sirte ha un grande valore simbolico e strategico. Un portavoce dei ribelli a Zintan ha riferito che la città della Tripolitania è stata colpita da missili sparati dalle forze di Gheddafi. Mentre voci discordanti riguardano la città di Misurata: se il ministro degli Esteri ha infatti fatto sapere che le forze pro-Gheddafi avrebbero cessato il fuoco, testimoni di Al Jazira hanno subito smentito. Sul piano diplomatico, la Russia, che si è astenuta nella votazione del 17 marzo all’Onu, ha sottolineato che gli attacchi occidentali alle forze di Gheddafi equivalgono a schierarsi con i ribelli. Ma il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, si è limitato a rispondere: “Siamo lì per proteggere i civili, nè più nè meno”.

Intanto il Qatar, che contribuisce con due aerei alla coalizione, ha riconosciuto il Consiglio Nazionale Libico come unico rappresentante del popolo libico, in linea con quanto già deciso da Mosca. Il premier turco, Recep Tayyp Erdogan, si è offerto di mediare un cessate-il-fuoco per evitare che il Paese si trasformi in “un secondo Iraq” o “in un nuovo Afghanistan”. L’attesa è per il discorso di Barack Obama, che nella notte italiana parlerà alla nazione per “vendere” la partecipazione degli Usa all’operazione in Libia spiegando che in questo modo l’America ha evitato una catastrofe umanitaria. Gli occhi sono puntati anche sulla conferenza di domani a Londra, a cui parteciperanno i capi delle diplomazie di 35 Paesi. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che il “dovere istituzionale è eliminare le distanze e trovare una soluzione condivisa”, “non solo tra Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, ma con tutti”. E di sicuro, ha aggiunto, l’ipotesi di una Libia divisa in due, con la Cirenaica in mano agli insorti e Muammar Gheddafi “asserragliato” in Tripolitania sarebbe “molto grave”, equivarrebbe al “fallimento” dell’attuale missione. (AGI)

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