Libia: Frattini, difficile il coinvolgimento di aerei italiani. La Russa: non sarà un nuovo Afghanistan

frattiniRoma, 7 mar. – “E’ assai difficile pensare ad aerei militari italiani coinvolti sul terreno libico, ma evidentemente la nostra lealtà euro-atlantica ci fa dire che le nostre basi militari e il supporto logistico non potremmo negarli”. E’ quanto ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, rispondendo, intervistato a Uno Mattina, ad una domanda relativa all’ipotesi dell’istituzione di una no fly zone sulla Libia, dicendosi d’accordo con quanto dichiarato dal ministro francese Alan Juppè. Il capo della diplomazia italiana ha del resto ricordato come l’Italia “la disponibilità della basi l’abbia già confermata”, a condizione che “vi sia un quadro di legittimita’ internazionale, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a cui i paesi membri stanno gia’ lavorando ed una risoluzione Nato”. A proposito della Nato, Frattini sottolinea che “abbiamo già dato il via libera a quello che si chiama il contingency plan, cioè un piano della Nato che esamina tutte le opzioni”.

La Russa, non sarà un nuovo Afghanistan e “non darei eccessiva valenza di pericolosità a quanto ha detto il leader libico”

larussa_studia“La Libia non sarà un nuovo Afghanistan. Capisco che cosa intende dire Roberto Maroni ma le due situazioni non sono comparabili”. E’ quanto afferma il ministro della Difesa Ignazio La Russa, in un’intervista al “Mattino”, riferendosi alle parole del ministro dell’Interno Roberto Maroni sul rischio di infiltrazioni terroristiche e sulla necessità di evitare che la Libia si trasformi in nuovo Afghanistan. “La situazione afghana è molto complessa – prosegue La Russa – è un’area difficilmente penetrabile anche per la sua conformazione geografica”. Riguardo allo stato di allerta delle basi militari italiane, La Russa sottolinea che “ai nostri confini è sempre operante un sistema di difesa”. “Ma – prosegue il ministro della Difesa – non darei una eccessiva valenza di pericolosità a quanto ha detto il leader libico. La mia preoccupazione principale sono le missioni umanitarie. Con una operazione velocissima, efficiente e meritoria siamo riusciti a rimpatriare 1500 persone. Non abbiamo avuto bisogno di usare la forza”.

“Stiamo dando a tutti ampia disponibilità all’utilizzo delle basi per le missioni umanitarie – spiega il ministro della Difesa – Dopo l’Egitto, anche in Mali abbiamo inviato aerei. Escludo assolutamente che l’Italia abbia l’intenzione di usare le sue basi per motivi militari”. “E non dimentichiamo che tutte le iniziative in cui è previsto l’uso della forza sono state frutto di una decisione degli organismi internazionali”, aggiunge. “Secondo La Russa, la parola spetta “agli organismi internazionali. Si possono mettere in campo tutte le operazioni diplomatiche che si vogliono, ma non tocca solo a un Paese intervenire e men che meno all’Italia. Noi possiamo svolgere un’azione di moral suasion per cercare di imporre il rispetto dei diritti umani”. Riguardo alle diverse posizioni degli Stati Uniti e dell’Europa su un possibile intervento militare in Libia, La Russa conclude: “al momento sono solo illazioni. Se nel Mediterraneo ci sono forze presenti, non dimentichiamo che hanno anche un effetto di deterrenza”. (Adnkronos)

Gheddafi contrattacca, arriva la nave italiana Libra. Stampa inglese: c’è piano segreto Usa per armare i ribelli

pattugliatore_libraIl regime libico sta cercando di riprendere il controllo del Paese con raid aerei contro i ribelli e manifestazioni di “vittoria” a Tripoli, affermando di aver riconquistato molte città, circostanza che la guerriglia smentisce malgrado abbia perso terreno(e la stampa britannica parla oggi di un piano segreto americano per armare gli insorti). A Ben Jawad un ultimo bilancio registra almeno 7 morti mentre nel porto di Bengasi è arrivata la nave italiana Libra, con gli aiuti e le Nazioni Unite nominano un nuovo inviato speciale per il paese. Gli scontri di Ben jawad sembrano fotografare sintomaticamente la situazione sul campo. A Ben Jawad, infatti (siamo a 30 chilometri a ovest di Ras Lanouf), i ribelli sarebbero stati costretti a indietreggiare e quindi a rinunciare almeno momentaneamente alla loro avanzata verso Sirte, città natale di Muammar Gheddafi. Rispetto a qualche giorno fa, quando l’avanza degli insorti sembrava inarrestabile, è un’inversione di tendenza significativa.

Ma in diverse città, siamo ormai alla guerra civile. La televisione di stato libica ha annunciato che le forze fedeli al colonnello Gheddafi sono dirette a Bengasi, roccaforte dell’opposizione quasi mille chilometri a est di Tripoli. A Misurata, terza città della Libia 150 chilometri a est di Tripoli, un residente e un ribelle hanno detto per telefono che la città era controllata dalla guerriglia, malgrado un’offensiva del governo con armi pesanti. A cambiare gli equilibri, al momento a favore del regime, potrebbe essere un “piano segreto” americano di cui parla oggi la stampa britannica. Nel tentativo di far cadere Muammar Gheddafi senza un coinvolgimento militare diretto nella crisi in Libia, gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Arabia Saudita di rifornire armi ai ribelli di Bengasi. Riad, che sta già facendo fronte “al giorno della collera” della sua comunità sciita (pari al 10% della popolazione), ha però mancato, fino ad ora, di rispondere alle richieste di Washington, nonostante il re Abdullah odi personalmente il leader libico che tentò di farlo assassinare circa un anno fa.

Nel paese africano intanto arrivano i primi aiuti italiani con l’attracco a Bengasi della nave Libra mentre le Nazioni Unite hanno deciso la nomina di un nuovo invitato speciale. partita l’altro ieri da Catania, La nave Libra della Marina Militare italiana è entrata questa mattina nel porto libico di Bengasi, dove sta procedendo alle operazioni di attracco. Lo riferiscono fonti della Marina militare. La nave ha a bordo circa 25 tonnellate di aiuti e materiale fornito dalla Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri, destinato alla popolazione di Bengasi, la città diventata il simbolo della rivolta contro il regime di Muammar Gheddafi. Le Nazioni Unite hanno nominato un nuovo inviato in Libia: si tratta dell’ex ministro degli Affari esteri giordano, Abdelilah al Khatib che, secondo quanto riferisce la Bbc, avrebbe già ricevuto il gradimento del colonnello Muammar Gheddafi. Al Khatib sarà l’inviato speciale del segretario generale dell’Onu ban Ki-moon nel paese nordafricano e dovrà “avviare consultazioni urgenti con le autorità di Tripoli e della regione sull’attuale situazione umanitaria”, si legge in un comunicato del Palazzo di vetro. Ieri nel ventesimo giorno di rivolta, il colonnello Muammar Gheddafi si è detto favorevole a una commissione d’inchiesta “delle Nazioni Unite o dell’Unione africana” per valutare la situazione. Ha inoltre brandito lo spettro di al Qaida e di una massiccia immigrazione in Europa. (TMNews)

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