Libia, F-16, Tornado e commandos: identikit delle forze attualmente in campo

gheddafi_muammar1_NRoma, 18 apr – Sono targati Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Gran Bretagna e Norvegia i raid aerei che, lanciati contro le forze di Gheddafi, continuano a proteggere i ribelli in Libia. Bruxelles schiera sei F-16 Falcon, Ottawa sei F-18 Hornet, Copenaghen quattro F-16, Parigi 33 apparecchi di cui alcuni caccia Mirage 2000 e Rafale, Londra una ventina di Tornado ed Eurofighter Typhoon. Oslo, infine, schiera sei F-16Am. Altri paesi, tra cui l’Italia con i Tornado Ecr, utilizzano apparecchi per compiti di monitoraggio, rifornimento e azioni mirate. Tutti i membri della missione hanno anche messo a disposizione della forza Nato unità navali per il pattugliamento delle coste, il supporto alle forze aeree e – in alcuni casi – per lanciare attacchi contro obiettivi strategici. A loro si aggiungono unità di forze speciali, prevalentemente incursori britannici (Sas e Sbs), francesi (commando de Penfentenyo e de Montfort), statunitensi (Seal, Delta, Berretti Verdi e forze paramilitari della Cia), italiani (nono reggimento Col Moschin e Comsubin della Marina militare) e, infine, spagnole.

I commandos, a parte quelli di Madrid e i Green Berets Usa che si occupano di addestrare i ribelli, hanno il compito di individuare a terra le coordinate esatte dei bersagli che verranno poi colpiti dagli aerei (targeting). A questi paesi si aggiungono anche alcuni emirati arabi, come il Qatar, che stanno distribuendo ai ribelli non solo armi, ma anche sistemi di difesa passivi e attivi. Doha, ha per esempio fornito alcuni missili anti-carro Milan, estremamente utili per neutralizzare i tank di Gheddafi. Sia nella zona di Bengasi sia a Misurata. L’operazione della Nato, nonostante l’ampia partecipazione internazionale e l’elevato numero di aerei messi a disposizione, con questo assetto però può ottenere risultati limitati. Il numero dei caccia operativi, infatti, è di circa 40 e non è sufficiente per garantire sostegno ai ribelli 24 ore al giorno. Sia perchè le missioni vengono svolte almeno da una coppia di velivoli (ma spesso sono tre coppie) sia in quanto gli aerei periodicamente devono rimanere a terra per la messa a punto e di conseguenza non sono disponibili.

A ciò si aggiunge il fatto che il munizionamento di precisione dei caccia si sta esaurendo, a seguito degli alti costi (circa 30 mila euro per un missile a guida laser fino a 300 mila per un cruise Storm shadow) e dell’elevato numero dei raid quotidiani. L’ipotesi che viene fatta è che si comincino a utilizzare ordigni più economici. Ma questi presentano due svantaggi: innanzitutto sono meno precisi e quindi aumentano i rischi di danni collaterali (vittime civili); poi, per essere precisi ed efficaci, devono essere lanciati a bassa quota dagli aerei, che si esporrebbero così alla contraerea di Gheddafi. Soprattutto ai missili sovietici SA-6 Gainful, la versione portatile Strela-2 (SA-7) e SA-8 Gecko. Senza contare i Crotale francesi, comprati dai libici negli anni’80. (Il Velino)

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