Libia: esperto russo, possibili kamikaze di Gheddafi in Italia. Pilota di Tornado: “nessun missile lanciato”

muammar-gheddafi-01Roma, 21 mar – Uno degli esperti militari russi più noti ha avvertito che il leader libico Muammar Gheddafi potrebbe inviare kamikaze contro basi Nato in Italia. Lo riferisce l’agenzia Interfax rilanciata dall’Ansa. ”Gheddafi – ha detto il generale in pensione Leonid Ivashov – potrebbe usare altri metodi, come sabotaggi contro basi Nato in Italia e basi statunitensi e britanniche in paesi arabi. In queste azioni potrebbe coinvolgere forze anti-americane e anti-europee, giovani e attentatori suicidi”. L’esperto ha detto che ”Gheddafi ha sistemi in grado di abbattere aerei della Nato, ma l’aggressore ha una generale superiorità”.

Pilota di “Tornado” italiano: “ieri non abbiamo lanciato missili”

“Nell’operazione di ieri sera abbiamo solo pattugliato nei cieli della Libia e non abbiamo ritenuto di lanciare missili antiradar”: Lo ha detto il maggiore Nicola Scolari, uno dei piloti dei sei Tornado che ieri sera sono decollati dalla base militare di Trapani Birgi per raggiungere la zona di Bengasi. “E’ stata una missione di pattugliamento in cui eravamo pronti a reagire per sopprimere radar -ha aggiunto- ma ieri non abbiamo verificato presenza di radar nemici e così non abbiamo ritenuto di lanciare missili”.

Per il maggiore Scolari, del 155° gruppo del 50° stormo di Piacenza, è stato il primo volo in una missione di guerra. “Essendo la prima volta qui – ha ammesso conversando con i giornalisti- è ovvio che ci sia una certa apprensione, ma siamo consapevoli delle nostre capacità e del nostro armamento. Essendo la zona già bonificata in parte noi possiamo contribuire a bonificarla ulteriormente. Certo non posso dire che è stata come una missione addestrativa, perchè non è così, tuttavia siamo professionisti e quindi facciamo le missioni senza problemi come siamo abituati a farle ogni giorno”. Dieci anni fa il maggiore Scolari, 38 anni, era stato in Kosovo per un sorvolo. Parlando ancora della missione compiuta ieri sera con i sei Tornado decollati da Trapani Birgi, 4 Ecr e due di rifornimento, il pilota dell’Ecr ha sottolineato “nella nostra missione di supporto siamo andati in aria nei pressi di Bengasi e abbiamo verificato la presenza o meno di radar nemici, non abbiamo rilevato emissioni di radar tali per cui un nostro impiego fosse necessario. Abbiamo insomma pattugliato ma non abbiamo ritenuto che ci fossero le condizioni per lanciare missili”.

Alla domanda se sono previsti altri raid di Tornado italiani in partenza da Trapani verso la Libia, il maggiore Scolari allarga le braccia: “Non lo sappiamo, noi siamo pronti in qualunque momento ad operare. I nostri equipaggi sono sempre pronti ad andare in volo”. Poi parlando ancora del tipo di velivolo pilotato, il maggiore Scolari ha sottolineato: “Difficilmente ci spingiamo sopra alla terra perchè noi abbiamo una discreta capacità stand off ossia riusciamo a stare abbastanza distanti dalla costa, quindi riusciamo a triangolare e a verificare le emissioni su terra e a lanciare il nostro missile in modo reattivo senza dovere andare su terra”.

Le reazioni politiche e religiose

dipietroDi Pietro, si rischia un intervento di colonizzazione. ”Dall’intervento umanitario e di interdizione si sta rischiando di passare a un intervento di colonizzazione, e questo è pericoloso”. Così Antonio Di Pietro, intervenuto a “24 Mattino” su Radio 24 parla dell’intervento militare in Libia. ”Vogliamo che siano rispettati i limiti di mandato dell’Onu – ha aggiunto Di Pietro – e chiediamo che il governo riferisca in Parlamento per sapere in base a quale assunzione di responsabilità di governo sono stati mandati anche i nostri aerei, posto che la Lega dice che l’autorizzazione non era stata data”.

bersani1Bersani, missione eseguita nel rispetto della Costituzione. Segua operazione politica. La missione in Libia rientra entro i limiti della nostra Costituzione, e ”andava fatta”, avendo cura però di rispettare ”i limiti posti dalla risoluzione Onu” e facendo seguire alle operazioni militari anche un’adeguata ”operazione politica”. E’ questo il punto di vista del segretario Pd, Pier Luigi Bersani, intervenuto oggi a Radio Anch’io. ”La nostra Costituzione ripudia la guerra come soluzione delle controversie internazionali, ma non certamente l’uso della forza per ragioni di giustizia. Se lasciamo correre anche i massacri veniamo meno a un compito basico che dà la nostra Costituzione. Voglio credere che non si stiano bombardando i civili, credo che l’operazione militare sia riferita a fermare le basi logistiche, le basi di partenza delle offensive del governo di Gheddafi” spiega Bersani, che aggiunge: ”Abbiamo fatto la cosa che andava fatta, ora dobbiamo farla bene”.

”La comunità internazionale ha fatto bene a dire ‘fermiamo Gheddafi’ – continua il segretario Pd -. Questo è il mandato Onu e noi dobbiamo parteciparvi entro i limiti Onu, con il profilo giusto e una posizione politica chiara”. Per Bersani poi ”non dobbiamo avere paura di ritorsioni, non credo che Gheddafi sia in condizione di nuocerci. Dobbiamo però avere paura che a questa operazione militare non si accompagni un’operazione politica, che va fatta nelle forme giuste”. Circa al ruolo dell’Italia, ”noi siamo in una condizione di debolezza, anche per il pregresso – rammenta Bersani – anche altri Paesi hanno avuto rapporti con la Libia, ma i nostri sono stato perfino servili”. La nostra posizione inoltre, per il segretario Pd, è aggravata dalle ”divisioni della maggioranza” che ”spero non ci indebolisca”.

giudiciPax Christi, l’operazione militare porterà altro dolore. “Gheddafi era in guerra con il suo popolo quando era nostro amico…”. “Mentre parlano solo le armi, si resta senza parole, ammutoliti, sconcertati”. E’ quanto sottolinea monsignor Giovanni Giudici, presidente di Pax Christi Italia. “Il regime di Gheddafi ha sempre mostrato il suo volto tirannico – premette il movimento religioso – e Pax Christi, con altri, ha denunciando le connivenze di chi Italia in testa gli forniva una quantità enormi di armi senza dire nulla, anche dopo la sua visita in Italia, sui diritti umani violati in Libia, sulla tragica sorte delle vittime dei respingimenti, su chi muore nel deserto o nelle prigioni libiche. Il Colonnello era già in guerra con la sua gente anche quando era nostro alleato e amico”.

Prosegue il vescovo: “Non possiamo tacere la triste verità di un’operazione militare che, per quanto legittimata dal voto di una incerta e divisa comunità internazionale, porterà ulteriore dolore in un’area così delicata ed esplosiva, piena di incognite ma anche di speranze. Le operazioni militari contro la Libia non ci avvicinano all’alba, come si dice, ma costituiscono un’uscita dalla razionalità, una ‘odissea’ perche’ viaggio dalla meta incerta e dalle tappe contraddittorie a causa di una debolezza della politica”.

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