Libia, continuano i raid della coalizione, si cerca un’uscita politica

tornado-2L’operazione militare rischia di prolungarsi e degenerare. Tripoli, 26 mar. – La coalizione internazionale non allenta la pressione militare sul regime libico del colonnello Muammar Gheddafi, pur iniziando a cercare un’uscita politica a un’operazione che rischia di prolungarsi e degenerare. Nella notte le forze alleate hanno sferrato raid sulla città di Zliten, 160 chilometri a est di Tripoli, sulla regione occidentale di al Watia e hanno bombardato un sito militare a Tajura, periferia est della capitale. Lo hanno raccontato la tv libica e un testimone. “La zona è stata scossa da tre esplosioni in successione. I vetri delle finestre sono andati in frantumi. L’incursione ha preso di mira un sito militare di radar che è in fiamme”, ha indicato un abitante di Tajura, la cui abitazione dista circa 300 metri dall’obiettivo raggiunto. Molti siti militari sono situati in questo sobborgo orientale della capitale, preso di mira ogni giorno dai raid della coalizione dall’inizio, il 19 marzo, delle sue operazioni in Libia. La televisione nazionale aveva in precedenza indicato che “zone civili e militari a Zliten erano state bersaglio di bombardamenti dell’aggressore crociato colonialista”.

La regione di al Watia, che ospita una base militare, è stata obiettivo inoltre di “missili di lunga gittata”, ha aggiunto la televisione. Ieri il regime libico si è detto pronto ad accettare un piano dell’Unione africana (Ua) che propone la cessazione dei combattimenti e l’apertura di un dialogo tra libici, come strada preliminare a una “transizione” democratica. “Siamo pronti ad attuare la roadmap” prevista dall’Ua, compresa “l’attuazione di una politica che risponda alle aspirazioni del popolo libico in modo pacifico e democratico”, hanno affermato i membri di una forte delegazione governativa durante un’importante riunione dell’Unione africana ad Addis Abeba, dove nessun rappresentante della guerriglia era presente.

Con l’avvicinarsi del vertice previsto martedì a Londra, il presidente francese Nicolas Sarkozy da parte sua ha annunciato “un’iniziativa franco-britannica” in vista di una soluzione politica al conflitto “per dimostrare che la soluzione non può essere soltanto militare”. Alcune ore prima, il capo di stato maggiore francese, Edouard Guillaud, aveva dichiarato che le operazioni militari si sarebbero probabilmente prolungate delle “settimane”. Nel corso delle ultime ore, i caccia-bombardieri della coalizione hanno condotto raid a Adjabiya, dove sono asserragliati i soldati filo-Gheddafi. I ribelli ne hanno approfittato per riprendere l’offensiva e penetrare in questo grande centro strategico 160 chilometri a sud di Bengasi, roccaforte dell’opposizione. Decine di abitanti hanno continuato a fuggire dai combattimenti. “I soldati del rais hanno continuato ieri da parte loro a bombardare Misurata, 200 chilometri a est di Tripoli, secondo un testimone, che ha precisato che una madre e i suoi quattro bambini sono stati uccisi nel blitz. Giovedì, un medico dell’ospedale di Misurata aveva riferito di 109 vittime e 1.300 feriti in una settimana in questa città.

Gli Stati Uniti hanno annunciato di avere sganciato 16 Tomahawks contro obiettivi libici nel corso delle ultime 24 ore. Gli aerei della coalizione hanno effettuato 153 missioni: 67 gli aerei americani e 86 quelle dei Paesi partecipanti alla coalizione (Francia, Regno Unito, Canada, Italia, Spagna, Belgio, Danimarca e Qatar). Secondo il viceammiraglio americano Bill Gortney, “Gheddafi non dispone quasi più di difesa antiaerea (…). La sua aviazione non può volare più, le sue navi restano in porto, le sue polveriere continuano a essere distrutte, i canali di comunicazione smantellati, i suoi bunker resi inutilizzabili”. Un responsabile del ministero della Sanità libico ha fatto sapere che i raid internazionali hanno provocato almeno 114 morti, principalmente a Tripoli e periferia, e 445 feriti da domenica a mercoledì. A Bengasi, migliaia di persone si sono radunate per la preghiera del venerdì, difendendo con fervore i raid aerei. L’imam Wanis al-Mabruk al-Fisay ha ringraziato i Paesi della coalizione ed assicurato che non si tratta di una “guerra cristiana”. “Gli aerei proteggono le nostre mogli e i nostri bambini su nostra richiesta”, ha insistito.

Il generale canadese Charles Bouchard è stato nominato intanto alla guida delle operazioni dell’alleanza in Libia. Il presidente americano Barack Obama ha tenuto una conference call per consultare i principali responsabili del Congresso. Il colonnello Gheddafi, al potere da quasi 42 anni, deve fronteggiare dal 15 febbraio una rivolta che ha provocato centinaia di vittime e ha indotto più di 300.000 persone alla fuga. (TMNews)

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