Libia: Amm. Di Paola, l’azione militare non basta per risolvere la crisi

dipaola“Servono anche sanzioni economiche e strumenti diplomatici”. Roma, 19 apr. – “La crisi in Libia non è ancora risolta” e per giungere ad una felice conclusione “il solo strumento militare non basta”. E’ quanto sottolinea il presidente del comitato militare della Nato, ammiraglio Giampaolo Di Paola, durante la conferenza al Palazzo Salviati di Roma sede del Casd, il Centro alti studi Difesa. Avverte Di Paola: “Solo l’insieme dello strumento militare, dello strumento finanziario tramite le sanzioni economiche e dello strumento politico con l’azione della diplomazia internazionale, potrà portare un futuro per la Libia che sia scelto dai libici; un futuro di maggiore democratizia e libertà per il popolo libico”.

“Forze pro Gheddafi utilizzano in maniera brutale i loro strumenti contro popolazione civile”

Per l’ammiraglio, “il bilancio per l’azione della Nato in Libia è da considerarsi positivo, se si pensa che l’azione dell’Alleanza ha consentito al momento attuale di mettere quanto meno in stallo le forze militari pro-Gheddafi, che stanno utilizzando in maniera brutale i loro strumenti contro la popolazione civile. La nostra capacità – osserva Di Paola – è di prevenire da parte di Gheddafi l’uso indiscriminato della sua potenza di fuoco, soprattutto quella delle artiglierie pesanti, dei carri armati e dei mezzi meccanizzati: questo siamo in grado di farlo”. Aggiunge però il presidente del Comitato militare della Nato: “Purtroppo, non siamo ancora riusciti a neutralizzare l’altra capacità di fuoco di Gheddafi, che deriva dall’uso dei mezzi militari di minor potenza ma ugualmente distruttivi e letali, come i mortai e i razzi. Gheddafi è in grado di muoverli all’interno delle città, dove è molto più difficile localizzarli e neutralizzarli, senza creare danni. Questa – sottolinea Di Paola- è in Libia la difficoltà davanti alla quale la comunità internazionale in questo momento si dibatte”.

Ruolo dell’Alleanza solo in ottemperanza alla risoluzione ONU, per cambiarlo servono scelte politiche

Quanto alla richiesta delle forze ribelli anti-Gheddafi di un maggior sostegno della Nato alle loro azioni militari, l’ammiraglio Di Paola ricorda che “in questo momento, la Nato ha un ruolo che le deriva dall’ottemperanza alla risoluzione Onu ed è in questa dimensione che noi ci muoviamo. Se un domani la comunità internazionale ritenesse che debbano esser prese altre misure, spetterà alla classe politica governativa dei paesi dell’Alleanza, fare le scelte appropriate”. Di Paola preferisce “non commentare le posizioni dei governi dei singoli paesi, dunque nemmeno quelle del governo italiano” a proposito del rifiuto di implementare il ricorso ai cacciabombardieri in sostituzione ai velivoli Usa. “Ogni paese alleato – si limita a ribadire – è libero di fare le sue scelte”. In ogni caso, Di Paola ricorda che “quella in Libia non è una guerra convenzionale, un conflitto classico come quelli conosciuti fino al secolo scorso con le dichiarazioni di guerra fra Stati. Ma è certamente un’azione militare, con utilizzo di mezzi e di strumenti militari, a sostegno di una strategia complessiva che però non è solo militare ma anche politico-diplomatica ed economico-finanziaria e che sostanzialmente vuole trovare una soluzione della crisi in Libia sulla base del diritto del popolo libico a decidere del proprio futuro”. (Adnkronos)

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