Lavori edili in strutture militari: carabinieri arrestano imprenditore, moglie, figli e un giudice

tribunale1Perugia, 26 lug – Aveva svolto lavori edili in strutture militari della Sardegna, negli anni ’80 e ’90, e una quindicina di anni dopo un imprenditore edile sardo, residente a Roma, ha presentato decine di ricorsi per crediti in realtà inesistenti nei confronti del ministero della Difesa, relativi a presunte opere aggiuntive, con la complicità di sua moglie, dei suoi due figli avvocati e di un giudice di Roma. Tutti sono finiti in carcere nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Perugia. Sono stati quantificati in almeno un milione di euro i pagamenti ottenuti dalla presunta associazione a delinquere solo dal gennaio scorso ad oggi, ma l’attività è andata avanti per alcuni anni. Gli arrestati sono l’ex imprenditore in pensione Giampaolo Mascia, nato a Domusnovas (Cagliari), e residente a Roma, di 72 anni; i figli Vittorio e Giammarco, di 40 e 36 anni, nati a Cagliari e residenti a Roma; la moglie Piera Balconi (65) e Giovanni Dionesalvi (63), giudice onorario della IV sezione bis civile del tribunale di Roma. Le accuse, a diverso titolo, sono di falso materiale in atto pubblico, falso ideologico in atto pubblico, corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio. L’indagine, chiamata ”Mattone d’oro”, che si è avvalsa di intercettazioni, pedinamenti e riprese video, era stata avviata dalla procura di Roma ed è poi passata a quella di Perugia, competente per i magistrati romani, per la presenza, fra gli indagati, del giudice onorario. Gli arresti sono stati eseguiti giovedì scorso dai carabinieri, tra la Sardegna e Roma, e ieri, al termine degli interrogatori di garanzia, è stata confermata la custodia in carcere per tutti. L’inchiesta aveva preso le mosse da un esposto dell’Avvocatura generale dello Stato in cui venivano evidenziate una serie di anomalie relative al contenzioso che da anni vedeva contrapposta la ditta di Giampaolo Mascia al ministero della Difesa. A partire dagli anni ’90 Mascia ha infatti presentato 135 ricorsi attraverso la contraffazione di copie di documenti, però spesso smentite dalla documentazione originale, facendo risultare l’esistenza di riserve legate a lavori svolti dalla ditta (cioè emolumenti superiori a quanto previsto in appalto, per lavori aggiuntivi o modifiche). Le indagini sono ancora in corso. Gli inquirenti sono alle prese con migliaia di documenti da analizzare (per trasportare una parte di questo materiale da Roma a Perugia è stato necessario l’utilizzo di un furgone). In molti casi i ricorsi erano stati trattati dallo stesso giudice arrestato, che aveva emesso i relativi decreti ingiuntivi alla Banca d’Italia, dando la possibilità all’imprenditore di riscuotere il denaro. In altri casi – sempre secondo la ricostruzione degli investigatori – il giudice avrebbe tentato di agevolare le pratiche con i suoi colleghi. In cambio, Dionesalvi avrebbe ottenuto l’esecuzione di lavori edili gratuiti nella sua villetta a Porto Cervo. (ANSA)

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